Pinerolo Indialogo

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Pinerolo Indialogo

Ottobre 2012


Dialogo tra generazioni

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 Eventi 



Dibattito sul centro storico / 1

"Non ho intenzione di rassegnarmi alla movida"

di Claudio Villiot

Pinerolo Indialogo - Anno 3 - N.10 - Ottobre 2012

 
  Sono uno di quegli "abitanti insofferenti" che nello scorso numero di "PineroloIndialogo" venivano invitati a rassegnarsi alla nuova movida pinerolese e ai suoi schiamazzi notturni in nome del potere, evidentemente indiscutibile, del Dio denaro (v. l’istruttiva citazione del Chiamparino-pensiero sull’aumento di valore degli alloggi in Piazza Vittorio). Ebbene, nonostante l’invito, non ho alcuna intenzione di rassegnarmi e vorrei spiegarne i motivi, augurandomi di contribuire in questo modo a sollevare un dibattito il più ampio possibile sulla questione. Innanzi tutto penso possa essere utile qualche riflessione sul concetto di "casa", o "abitazione privata". Mi sembra che la "casa" dovrebbe essere un luogo protetto dal mondo esterno in cui qualsiasi cittadino ha il diritto di dedicarsi alle sue attività private, come e quando meglio crede: quando si "entra in casa" si deve poter provare una sensazione di sollievo e di libertà perché si entra in uno spazio personale. Ormai chi come me vive in Piazza Facta e dintorni questo piacere lo sta perdendo, assediato com’è, soprattutto la sera e la notte, da ogni sorta di rumore, schiamazzo, pseudo-sonorità martellanti stile discoteca, ecc. – non solo, sta perdendo anche la possibilità di riposare, in quanto alcuni di questi locali che rappresenterebbero le punte di innovazione imprenditoriale del pinerolese hanno orari di apertura prolungati sino alle 4 del mattino. Come si possono conciliare orari del genere con le esigenze di chi lavora, studia (esistono anche giovani che studiano e lavorano!), è anziano, o semplicemente pensa di avere diritto a un certo numero di ore di riposo notturno? Queste domande le rivolgo a chi ha scritto l’articolo, ma soprattutto mi piacerebbe avere una risposta dagli amministratori comunali che certe licenze le hanno concesse. E’ troppo quello che sto chiedendo? In che modo il sindaco e gli assessori competenti tutelano i diritti e la salute di "tutti i cittadini" in certe zone del centro storico? Qual è il senso di tutto ciò? Soltanto, ancora una volta, il Dio denaro? Ci si rende conto che in questo modo diventa impossibile la vita in alcune zone della città e anziché verso la rivitalizzazione si corre il rischio di andare incontro a una devitalizzazione, come già avvenuto in molti altri casi: l’abbandono del centro da parte dei residenti e la sua trasformazione in una zona di servizi e locali, dove appunto la vita rimasta è soltanto più quella luccicante e rumorosa della "movida".

E’ questo che si vuole?

Un’ultima considerazione sulle potenzialità economiche che queste tipologie di locali avrebbero per lo sviluppo della nostra città; mi sembra un’affermazione piuttosto curiosa data la situazione di crisi che stiamo vivendo: la disoccupazione, soprattutto giovanile, aumenta, così come il costo di carburanti, beni e servizi, i redditi delle famiglie diminuiscono…e noi come pensiamo di uscirne? Bevendo, cantando e ballando fino all’alba. Che la festa continui!