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Pinerolo Indialogo

Ottobre 2012


Dialogo tra generazioni
 
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 Lettere al giornale 

La legge n.81/93 e il sistema elettorale dei sindaci


In città è stata ammazzata la politica?

 

di Elvio Fassone

 

Pinerolo Indialogo - Anno 3 - N.10 - Ottobre 2012

 
"A livello nazionale si dice che c’è troppa invadenza della politica. A livello di amministrazione comunale, ci si lamenta invece che il nuovo sistema di elezione dei sindaci ha ammazzato la politica. Che cosa ne pensi?" (A.D.)

Penso che le due cose non sono in contraddizione. A noi sembra che manchi la politica, quando di essa abbiamo in mente l’accezione alta, l’arte o la scienza di sapere che cosa è bene per la comunità, e come perseguirlo: e questa attitudine, purtroppo non abbonda. A rovescio, vediamo che c’è troppa politica, là dove vorremmo una buona e sana amministrazione, e invece della politica ci tocca subire l’aspetto opaco, i giochi di alleanze e di potere, lo slalom inconcludente tra i paletti degli interessi contrapposti.

Questa disfunzione, purtroppo, affligge anche le amministrazioni comunali. Come si è giunti a questo stato di cose? Esso è stato in gran parte favorito dalla legge n. 81 del 1993, che ha regolato il sistema elettorale dei sindaci. Prima di allora il sindaco e le giunte erano eletti dai gruppi consiliari, e perciò erano in gran parte condizionati dai partiti. Essi erano costretti a mercanteggiare ogni giorno la propria sopravvivenza a prezzo di mediazioni estenuanti, le amministrazioni cadevano e si ricostituivano per una questione di mera redistribuzione del potere, i programmi di ampio respiro erano impensabili.

Sulla spinta dei referendum del 1991 e 1993 e del clamore delle inchieste di "Mani pulite", nel giro di poche settimane vennero varate la nuova legge per le elezioni al Parlamento e l’anzidetta legge n. 81 sulle elezioni comunali. Premio di maggioranza alle liste collegate con il sindaco vincente, sua facoltà di scegliersi gli assessori, ridimensionamento del ruolo dei partiti, scioglimento del consiglio comunale qualora il sindaco volesse o dovesse dimettersi (e quindi simbiosi forzata dei due organi e forte freno alla sfiducia). Un irrobustimento così forte del primo cittadino, che la legge ritenne necessario introdurre il limite del doppio mandato, per evitare il pericolo di piccole monarchie a tempo indefinito.

Fu la stagione dei sindaci protagonisti, incarnati anche da personalità spiccate ed autorevoli: la stagione dei Cacciari, Rutelli, Castellani, Bassolino, Cofferati e tanti altri, che qualche politico preoccupato definì ingiustamente "cacicchi".

Ma poiché ogni corpo ha la sua ombra, anche questa stagione ha presto mostrato i suoi risvolti negativi. Il più evidente è la quasi universale esautorazione del Consiglio comunale, declassato a organo che prende atto delle decisioni dell’esecutivo, molte delle quali, anzi, neppure lo interpellano. Il secondo effetto è la sovraesposizione del sindaco, che lo porta talvolta ad un solipsismo accentratore, o ad arroccarsi nel perimetro ristretto della sua giunta o di parte di essa. E poiché nessuno è dotato di poteri sovrumani, il sindaco che vuole seguire tutto personalmente finisce con l’impantanarsi in mille questioni di limitato respiro, privando se stesso e la città di quella funzione essenziale e feconda che è il pensare, il confrontarsi, il progettare ad ampio orizzonte.

Molti rimedi sono stati invocati da chi ha a cuore una democrazia partecipata: le "giurie dei cittadini", cioè organismi regolamentati da utilizzarsi in funzione consultiva non vincolante, previa dovuta istruttoria sui problemi; oppure le deleghe accordate a cittadini qualificati in merito a specifici singoli problemi, utilizzando (gratuitamente, a scanso di abusi) soggetti portatori di competenze che sindaco e giunta non possono avere, e sottoponendo i delegati a rigoroso rapporto periodico; oppure ancora l’affidamento dell’istruttoria di un progetto, o della ricerca e della raccolta delle "migliori pratiche" (non solo in Italia, ma anche all’estero) in merito a determinate politiche; e tanti altri supporti di vera democrazia.

La legge 81 aveva ottime intenzioni, e all’inizio ha funzionato bene. Ma ora rischia di trasformare la città in una cittadella, e così non va più bene.