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Pinerolo Indialogo

Ottobre 2012


Dialogo tra generazioni


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 Riflessioni politiche "young" 

 

Intervista ad Aurelio Bernardi, sindaco di Pinerolo dal '65 al '75


Un pezzo della storia politica di Pinerolo

 

di Emanuele Sacchetto

 

Pinerolo Indialogo - Anno 3 - N.10 -Ottobre 2012

  Siamo andati a chiedere a un democristiano di lungo corso, il prof. Aurelio Bernardi, classe 1927, sindaco di Pinerolo dal 1965 al 1975, come va la politica in città. Un po’ per fare un confronto con il passato e un po’ per capire l’oggi che sembra non vada per il meglio un po’ in tutte le parti d’Italia. Con il prof. Bernardi, che, nonostante non faccia politica attiva da anni (ora si cura dell’archivio della diocesi di Pinerolo e della Società di studi cattolici), è bene informato sui fatti della città, facciamo una lettura storica della vita politica pinerolese di questi anni.

Cosa significava fare politica ai suoi tempi? Cosa è cambiato rispetto ad oggi?
Ai miei tempi, sul farsi della I Repubblica, nascevano i primi partiti politici, simboli della democrazia conquistata. Questi erano fatti da persone che vedevano nella politica una cosa estremamente seria, alla quale dedicarsi con pathos, impegno fisico e mentale. Oggi invece la politica è vista come un ascensore sociale e reddituale, un mezzo per arricchirsi insomma. Inoltre, i partiti di allora erano più ideologizzati, avevano ben in mente un disegno di società, con nette differenze certo non sempre facili da conciliare. Oggi invece si fa prevalere il fare sull’essere, e questo eccessivo pragmatismo, a mio avviso, fà mancare una visione dell’uomo e della società.     
    

In merito alla sua esperienza amministrativa, ci riassume brevemente i punti su cui ha incentrato il suo lavoro da sindaco?
Sono tre i punti di forza per cui ci siamo battuti. Primo, dare importanza all’istruzione in città, attraverso la nascita di nuovi asili nido comunali e scuole per l’infanzia e il sistema della scuola secondaria. Secondo, la trasformazione dell’assessorato all’assistenza in assessorato alla sicurezza sociale, promuovendo ad esempio la mammografia gratuita per le donne e l’assistenza a domicilio per gli anziani. Terzo, sviluppo urbanistico della città, salvaguardando la collina e creando un’area industriale.

Cosa ne pensa dell’amministrazione Buttiero e delle scelte che sta compiendo ed ha compiuto?
Il mio giudizio sarà sempre positivo per i sindaci, comprendendo io quale sforzo si debba compiere nel gestire una città. Certo alcune scelte (forse obbligate) attuate da questa amministrazione vanno in direzione opposta alla linea politica messa in atto nei miei mandati. Penso ad esempio alla difesa della collina dai costruttori (punto di forza della mia giunta!), venuta meno con i permessi accordati per edificare nella zona sottostante Monte Oliveto. Penso anche alla grande importanza accordata da me ai servizi sociali, specialmente dell’educazione e dell’infanzia, che sta traballando di fronte a prospettive di affidare a cooperative la gestione di asili nido e materne.

Il problema più grande di questa città? Un consiglio per il sindaco?
Il problema più grande per Pinerolo è difendersi dal divenire la seconda periferia di Torino. Pinerolo ha una storia e un’identità che vanno mantenute, restando indipendente dal capoluogo. Nei miei sogni c’era quello che Pinerolo diventasse provincia, centro propulsore essa stessa di attività economiche e sociali. Un consiglio per il sindaco è certamente quello di cercare più collaborazione con la Giunta, non essere autoreferenziale.

Con gli scandali che ogni giorno vediamo è oggi ancora possibile rilanciare la politica? Come?
Bisogna innanzitutto che i partiti vivano con i propri mezzi e che vengano ridotte le spese della politica. La politica deve essere mossa da passione e non diventare un mestiere. Per questo sarebbe opportuno mettere un numero massimo di mandati effettuabili. Bisogna poi ridare vita ai Parlamenti, perché questi sono nati in tempi lenti, agricoli, e non si adattano alla velocità del tempo presente. Infine la politica è mediazione, e allora bisogna tornare alla discussione, al dibattito, ridando forza ai Consigli Comunali per esempio.

Un giudizio e un consiglio ad un giovane che voglia fare politica.
Un giovane deve farsi innanzitutto una cultura politica, in qualsiasi partito voglia militare. Deve poi fare del volontariato sociale, essere a contatto con la gente per capire e condividere appieno i problemi della società. Infine deve metterci passione, perché in fondo deve gestire una cosa che è di tutti, e quindi anche un po’ sua.

Riflessioni young. Che ci sia bisogno oggi di interloquire con la "politica vecchia" (non per età certo, ma per idee e modus operandi) è dura da accettare. Non è certamente guardando ai tristi episodi del nostro passato che potremo sperare di trovare una soluzione alla nostra crisi politica. E non sarà certo prendendo a modello esempi autorevoli di quei tempi, che capiremo che indennità così alte ai politici si trasformano in tangenti, e che le tangenti le hanno proprio inventate la politica del compromesso e della mediazione dei partiti passati. Il rinnovamento non ha in sé la marcia indietro. La politica, se si vuole rinnovarla davvero, è ora di smettere di paragonarla, rimpiangerla per i tempi che furono. Guardando allo sfacelo della II Repubblica non desideriamo nemmeno per un momento di tornare alla prima. La politica è la gestione attuale della società, e la società è cambiata. Se si vuole cambiare è allora ora di lasciare partiti e vecchie categorie in cui troveremo sempre stupende idee ma supportate da enormi tangenti. La politica venga lasciata all’attivismo giovanile, alle persone che pensano e vogliono pensare, con un po’ di modestia, anche per chi si rifugia nel dire "tanto è una cosa che non mi riguarda". Proviamo a non parlare più di Onorevoli e convenevoli. Facciamo tornare la politica a un piano basso della classe sociale. Proviamo a far sentire un Deputato un semplice funzionario dello Stato, proviamo a fargli fare un orario lavorativo come qualsiasi altro funzionario statale e con stipendio dimezzato. Iniziamo a pretendere che facciano bene il loro lavoro così come lo pretendiamo da un funzionario comunale. Buttiamo via quella reverenziale ‘lecchineria’ e aria di divina essenza che ci fa quasi inchinare di fronte alla vista di un Uomo Politico. Questo non vuol dire screditare la politica, ma solo far tornare coi piedi per terra i tanti boriosi che credono che il loro essere politici significhi solo potersi mettere una maschera da maiale in testa e firmarsi Onorevole! Emanuele Sacchetto