Pinerolo Indialogo

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Pinerolo Indialogo

Novembre 2012


Dialogo tra generazioni


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 Riflessioni politiche "young" 

 

 


Grande successo la 
manifestazione in difesa del tribunale

Ma i problemi di una grande visione del territorio rimangono

 

di Emanuele Sacchetto e Antonio Denanni

 

Pinerolo Indialogo - Anno 3 - N.11 -Novembre 2012

  Certamente l’evento che ha visto la mobilitazione dei cittadini, in primis della cittadella giudiziaria, per la permanenza in città del Tribunale è stato di grande impatto. Forse è la prima volta che si vedono in città tanti magistrati, avvocati e sindaci in tricolore a manifestare insieme.

Ben vengano queste manifestazioni, ma purtroppo siamo alle solite, all’inseguimento degli eventi, che non siamo in grado di anticipare e questo è indice di mancanza di analisi, di connessione con la realtà metropolitana e con gli eventi globali, di cui si parla da mesi. La politica cittadina è barricata nella propria torre d’avorio e non ha l’umiltà di farsi mettere in discussione dalle riflessioni di associazioni, gruppi e movimenti di cittadini, compresi quei trenta e più docenti universitari che vivono in città e nel territorio e nessuno sa nemmeno che esistono..

Se non si attivano queste energie per capire dove stiamo andando e per capire anche quali possono essere le strategie per cavalcare l’onda, altri giorni bui arriveranno e non ci resterà che piangere. È da anni che si parla di rischio di chiusura del tribunale, così della ferrovia Pinerolo-Torre Pellice, dell’ospedale, della caserma dei carabinieri, del reggimento di cavalleria, ecc. Di fronte al pericolo ci si mette una toppa e sembra che il pericolo sia cancellato, invece dopo un po’ si ripresenta. Mancano grandi visioni.

Occorre una svolta copernicana e questa consiste innanzitutto nel pensare Pinerolo non più centro di un territorio, ma parte di un territorio più ampio all’interno del quale trovare una propria storia e identità.

È ammirevole la reazione dei cittadini, in particolare dell’intellighenzia giudiziaria, per la prima volta mobilitata così compatta. È ammirevole per certi versi anche il sindaco per la sua tenacia nello scrivere a Napolitano e nel rispondere a muso duro alla Severino. Ma non basta più ragionare in termini di lesa maestà, di impoverimento dl territorio, di giustizia efficiente, ecc.

Bisogna parlare in termini di sviluppo futuro e di riassetto di un territorio, che ha perso l’autoreferenzialità. Se ci si limita al discorso di efficienza e di funzionalità ha ragione la Severino per il tribunale o Trenitalia per la ferrovia. Se il discorso invece si sposta sul mantenimento di un territorio attivo, con potenzialità di rigenerazione e di sviluppo future, il discorso cambia. Il costo di mantenimento di un Tribunale o di una ferrovia risulta pagante in termini di moltiplicazione di energie sociali e di sviluppo che sicuramente verrebbero a mancare con la mancanza di queste importanti strutture.

Ma per fare questo occorrono visioni più ampie del particolare e del contingente, bisogna affrontare i problemi nella loro complessità e globalità a incominciare dal fatto che oggi le persone vivono in una società molto mobile, dinamica e andare a Torino a fare una pratica in tribunale o un esame in ospedale non è una cosa traumatizzante come 50-60 anni fa. Il problema non è solo che si impoverisce il territorio di un luogo di giustizia vicino, ma lo si impoverisce di un ‘intellighenzia giuridica, di un presidio morale e culturale contro il crimine, che non può che portare ad un forte arretramento socio-culturale oltre che economico.

Occorre che in città ci si dia una mossa altrimenti altri tempi grami arriveranno.