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Pinerolo Indialogo

Novembre 2012

Dialogo tra generazioni

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  Teatro


"Fùtbol" inaugura la stagione teatrale del Sociale

Trio jazz di Peppe Servillo

di Federico Gennaro

Pinerolo Indialogo - Anno 3 - N.11 - Novembre 2012

 "Maradona e’ meglio ‘e Pele’,
ci hanno fatto ‘o mazz’ tant pe ‘ll ave’!
Maradona facce sunna’,
nu scudetto puortancill’ ‘a parte ‘e cca’...
Maradona ‘o ttene e t’ ‘o dda’,
te scamazza te mbriaca e va a signa’
Maradona si’Napulegia’,
tu si’ ‘a chiave ‘e ll’acqua pe ce fa campa’."

   Non esiste napoletano che non ne abbia mai cantato almeno una strofa, o anche solo il ritornello, e questo potrebbe essere già un motivo sufficiente perché un bravo cantante come Peppe Servillo, originario di Caserta e appassionato di calcio, dedichi un intero album a Dieguito. E se due musicisti argentini, Javier Girotto e Natalio Luis Mangalavite, originari di Cordoba, si offrono di accompagnarlo col sax e il pianoforte, il risultato non poteva non essere un lavoro in grado di coniugare Napoli e Maradona, storie di vita e di pallone. "Fùtbol" è il titolo scelto dal trio non solo per lo spettacolo messo in scena sabato 13 ottobre al Teatro Sociale di Pinerolo, ma anche per il loro personalissimo album, rimando esplicito ad uno dei più grandi maestri di sempredella narrativa calcistica, Osvaldo Soriano. Lo stesso scrittore argentino, calciatore di buon livello fino a quando per sfortuna sua (e fortuna nostra) non si infortunò gravemente al ginocchio, non si è limitato solamente ad ispirare il titolo del lavoro del trio, ma anche buona parte delle canzoni. "I testi sono tutti originali - racconta Servillo - ispirati a Soriano e al suo modo di scrivere storie di calcio che raccontano la vita e altre cose". Punto più alto della serata, il brano Final do mundo, dedicato alla storica finale di Coppa del Mondo del 1950 tra Brasile ed Uruguay, seguito da una magistrale interpretazione del racconto "Obdulio - Il riposo del re del centrocampo". "Quella finale è raccontata in una novella significativa che ha ispirato ben tre brani - prosegue l’artista - Volevamo ricreare una atmosfera da radiodramma, e la lettura integrale del racconto accompagnata dalla chitarra era il modo migliore per farlo, ispirandoci ancora una volta alla stessa novella e al periodo in cui era ambientata".

   Il risultato nel complesso è davvero positivo, nessun testo e melodia è scontata, ogni singola parola è attraversata da quell’ imprevedibilità che solo il jazz (e i bravi jazzisti) riescono a creare. La chiave di interpretazione dei racconti scelta dal trio risulta oltretutto particolarmente azzeccata, niente nell’intero arco dello spettacolo ha il sapore di qualcosa di già visto o sentito. Curiosa anche la scelta di mescolare italiano, napoletano e spagnolo nei testi, creando una combinazione molto suggestiva, come suggerito dallo stesso Servillo: "È venuta spontanea ma è stata voluta anche per richiamare l’atmosfera di quel mondo, guardando quel calcio degli anni 50 quasi con nostalgia, senza per questo criticare il calcio dei nostri giorni".

   I meriti di Peppe Servillo, Javier Girotto e Natalio Luis Mangalavite tuttavia non si limitano solamente all’ aver creato un album originale e tecnicamente di alto livello, ma anche (e soprattutto) all’ aver restituito al pubblico quel senso di arte e sacralità profondamente radicato nel calcio, e questo vale tanto per chi del calcio non può farne a meno, ma anche per chi pensa di esserne totalmente indifferente. D’ altra parte, se per Pier Paolo Pasolini "il capocannoniere di un campionato è sempre il miglior poeta dell’anno", un motivo ci sarà.