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Pinerolo Indialogo

Dicembre 2012


Dialogo tra generazioni

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 Riflessioni politiche young 



Intervista al sindaco Giustino Bello

"Il successo di Cantalupa è legato a idee vincenti e al pragmatismo"

di Emanuele Sacchetto

Pinerolo Indialogo - Anno 3 - N.12 - Dicembre 2012

 Mentre a Pinerolo si continuano a celebrare farse per parlare dello sviluppo del territorio, non molto lontano ci sono comuni ben più piccoli ma con un dinamismo e un’efficienza da far invidia alla città capofila. Alla nostra Pinerolo senza identità abbiamo provato a rapportare una Cantalupa decisa, con progetti definiti e potenziali notevoli. Giustino Bello, amministratore e sindaco di questo piccolo paesino di circa 2600 abitanti da ormai più di 40 anni, risponde ad alcune nostre domande.

Sappiamo del grande dinamismo culturale e turistico di Cantalupa e della presenza di centri di eccellenza nel settore sportivo. A cosa dobbiamo questi grandi risultati?
Certamente a idee vincenti che abbiamo avuto in questi anni e ai finanziamenti che ci sono stati accordati da più parti. Quando sono diventato sindaco per la prima volta, mi sono reso conto che Cantalupa non era certo paese di agricoltura, né tantomeno di industria e vantava per di più un modestissimo settore artigianale. Per questo ci siamo dovuti inventare una nuova identità per il paese, puntando sul trinomio cultura-sport-salute. Da qui nasce il progetto per la Pro Senectute, casa di riposo a sostegno degli anziani, per la stagione teatrale e le iniziative culturali ed infine per il grandioso centro sportivo, che solo quest’anno ha portato a Cantalupa circa 22000 presenze tra turisti e sportivi. La nostra forza insomma sono le idee concrete e una grande pragmatica determinazione, oltre che un’ottima gestione economica delle risorse, che la mia esperienza da Amministratore Delegato di azienda mi ha dato. E non in ultimo la fortuna di ospitare una cittadinanza di ceto medio alto.

Quanto pensa che la presenza di grandi personaggi di alto rilievo culturale abbia influito e possa influire sullo sviluppo dinamico di una città?
Certamente noi a Cantalupa abbiamo la fortuna di ospitare cittadini illustri (l’Avv. Grande Stevens per esempio) che hanno dato grande impulso ed elevato carattere alle attività del nostro paese. Ma questa non è stata solo fortuna, bensì è stato nostro continuo interesse creare un’atmosfera ideale per il coinvolgimento di queste grandi persone, capaci di dare un incredibile contributo per la cittadinanza, grazie in primo luogo al loro collegamento alla grande città, Torino. Bisogna sventare il pericolo del nostro provincialismo, coinvolgendo persone di più ampio titolo e respiro, collegate a realtà più ampie.

Quali sono i suoi progetti per il futuro di Cantalupa?
Io ormai sono alla fine della mia carriera politica, e infatti non mi ricandiderò nel 2014. Tuttavia credo fermamente che si dovrà puntare al potenziamento del turismo e dello sport, valorizzando al meglio il grande impianto, che attualmente ospita alcune eccellenze come la scuola nazionale di tiro con l’arco, la quale ci ha regalato anche alcune medaglie olimpiche. Per quanto riguarda me, mi dedicherò alla Pro Senectute, che sento come mia creatura e che è senz’altro un’eccellente casa di riposo, messa in piedi senza alcun finanziamento regionale (a differenza di altre di paesi vicini che però tuttora non sono in funzione).

Veniamo all’ingombrante vicino, Pinerolo: quali sono i rapporti tra i due comuni?
In questi anni devo ammettere che non abbiamo avuto alcun tipo di rapporto con Pinerolo, fatta eccezione per alcuni servizi necessari (Acea, Ciss,..). Attribuisco questa mancanza di contatti anche alla carenza di persone di spicco a Pinerolo che abbiano voluto realmente impegnarsi per il territorio e creare dinamismo. Sono mancati in questi anni pure amministratori pragmatici all’altezza della città.

Un suo giudizio sul territorio del pinerolese: può ancora trovare alcune sue specificità o è destinato a un degrado lento e inesorabile?
Il mio giudizio sul pinerolese è piuttosto pessimista. Credo che questo territorio sia destinato a un declino continuo, a meno che ci sia un forte colpo di reni, una scossa di idee concrete e di progettualità. E questo impulso può arrivare solo da un personaggio di grande spirito e di iniziativa concreta. Niente ideologia e azione diretta. E in questo posso dire, certo con somma immodestia, che Cantalupa ha raggiunto una forte identità anche grazie al mio pragmatismo. Vorrei poi aggiungere che la situazione del nostro territorio si riassume purtroppo molto bene con la seconda strofa dell’inno di Mameli: "Calpestati e derisi perché non siam popolo, perché siam divisi".

Tuttavia possiamo trovare delle eccellenze nel territorio del pinerolese? Quali?
Senz’altro la natura del pinerolese può diventare la sua forza. Nella parte bassa l’agricoltura e nella parte alta il turismo. Ma questi sono elementi da valorizzare e per far ciò ci vuole pragmatismo. L’errore più grosso in questi anni è stato l’assistenzialismo con cui si sono organizzate e mantenute in vita strutture come gli ospedali. L’assistenzialismo, retaggio cattolico, buona cosa in tempi felici, diventa una follia in tempi di crisi. Bisogna gestire le attività trovando fondi dalle stesse attività e non contando sempre sui fondi di Regione e Stato.

Un consiglio per il comune capofila, Pinerolo?
Pinerolo deve trovare grinta, coraggio e determinazione. E naturalmente ripeto ancora una volta, molto pragmatismo. Non servono tante riunioni e consultazioni di parti sociali. Bisogna avere un personaggio forte e capace, che prenda scelte determinate. I riti della democrazia sono un lusso che non si può permettere un paese in crisi di sviluppo.

Lei fa l’amministratore da più di 40 anni. Non crede sarebbe meglio per il paese una rottamazione del vecchio in favore del giovane?
Io credo che ci sia bisogno di amministratori onesti e capaci. E io lo sono sempre stato. Ci sono invece amministratori giovani ma non onesti né capaci o amministratori vecchi disonesti e incapaci. Dunque il criterio di misura non può essere l’età, ma l’onestà e la capacità.

Considerazioni giovani young - Mi fermo a riflettere su alcuni punti col Sindaco G. Bello.
Certamente l’esperienza di Cantalupa è un vanto e un modello di risultato da imitare. Pinerolo per quanto attiene i risultati può solo prendere esempio. Certo però solo sui risultati. Per quanto attiene ai mezzi un po’ di brividi li fa venire pensare alla prassi democratica come a un lusso. Specialmente se si pensa che in momenti di crisi la prima cosa che si fa è proprio tagliare sul lusso. La vostra concezione aziendalista dell’amministrazione, signor Sindaco, mi permetta di dire che non si addice ad una società composta da persone, il cui obiettivo non è esclusivamente massimizzare il profitto, ma creare benessere. E questo benessere non è dato dalla realizzazione di un nuovo prodotto per il mercato come vuole la logica industriale, bensì dalla creazione di un ambiente partecipato. E’ inutile parlare di ‘cosa comune’ se poi non si crede alla democrazia, il primo inderogabile e oserei dire irrinunciabile ‘bene comune’. Inutile dire che mi trovo d’accordo con la sua riflessione sulla rottamazione. Non basta certo il requisito dell’età per essere un buon amministratore. Tuttavia mi permetta, non sarebbe forse più sensato che a prendere decisioni per i tempi futuri fossero persone che vivranno in prima persona quei tempi? Anche questa mentalità per l’indiscussa saggezza delle decisioni del ‘vecchio del villaggio’ credo sia un retaggio insensato, forse più dannoso dell’assistenzialismo. Ed è inutile rifugiarsi nel dire che i giovani non hanno voglia di impegnarsi. Perché i giovani non hanno semplicemente voglia di impegnarsi con la vecchiaia della politica, egocentrista e superba nel volere insegnare loro ‘i trucchi del mestiere’.              Emanuele Sacchetto