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Pinerolo Indialogo

Gennaio 2012


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 Eventi 

Una squadra attrezzata fin dalle origini 
ad accogliere i ragazzi provenienti dal Sud

La squadra di calcio Gabetto

di Andrea Obiso

Pinerolo Indialogo - Anno 3 - N.1 - Gennaio 2012

   L’immigrazione dal meridione di ragazzi, uomini, donne e famiglie intere è un fenomeno datato e giornalisticamente sorpassato, anzi, vecchio.
Ciononostante tutt’oggi, nella zona del Pinerolese e del Torinese continuano a manifestarsi questi fenomeni migratori, soprattutto di stranieri, e noi, questo vecchio argomento, abbiamo voluto raccontarlo da un punto di vista differente.

  Lo sport, questo è il mezzo con cui comunicano milioni di persone che non si conoscevano prima di una partita o un allenamento, e siccome in Italia lo sport di riferimento è il calcio è normale che esso sia utilizzato come veicolo comunicativo dai ragazzi in un nuovo ambiente.
Per avere notizie di prima mano però, abbiamo sentito telefonicamente un ex dirigente del Pinerolo, trasferitosi qui quando il suo primogenito aveva appena un anno; purtroppo però non ha saputo fornirci quel tipo di storie che cercavamo. La sua testimonianza, ciononostante ci ha fornito i contatti per arrivare ad informazioni interessanti.
La persona che cercavamo è Franco Barbero, da due anni Presidente del Pinerolo Calcio.

Presidente Barbero, la prima cosa che ci interessa sapere è se la società Pinerolo Football Club, riferimento del calcio in zona, è attrezzata in qualche modo per questo tipo di evenienze.
  
Nella nostra squadra, ovviamente, non abbiamo nessun limite o pregiudizio, i ragazzi che desiderano giocare nel Pinerolo sono bene accetti, purtroppo però non possiamo spingerci oltre, non abbiamo strutture per ospitare ragazzi che abitino lontano dai nostri campi.

Abbiamo sentito parlare della scuola calcio Gabetto, che invece ha questa possibilità.
  
Sì certamente, all’inizio nacque come Atletico Gabetto Orbassano, oggi è stata ribattezzata Atletico Gabetto e ha sede a Mirafiori.
Il Gabetto opera dalla fine degli anni ‘90, permetteva ai ragazzi di trasferirsi dal Mezzogiorno e offriva loro un alloggio, se non ricordo male erano a None gli appartamenti in questione.
Oltre ad ospitarli, il Gabetto permetteva ai ragazzi di allenarsi, in genere gli allenamenti avevano luogo a Torino o a San Giorgio, in quest’ultima località in particolare venivano organizzati anche dei raduni.
Questo non era tutto però, il Gabetto non occupava tutto il loro tempo con il calcio, quindi questi ragazzi la mattina andavano a scuola, cosa molto importante nella vita di una persona.

Un’iniziativa senz’altro lodevole. Come ci ha detto questa società opera dagli inizi degli anni ‘90, ma prima di essa c’era qualche altra organizzazione simile?
Non che io sappia.
Nonostante il Pinerolo non abbia la possibilità di operare come il Gabetto per i problemi da lei citati, all’interno di esso ci sono diversi ragazzi che hanno genitori immigrati dal Sud.

Lei nota che l’integrazione sia avvenuta con successo?
Sembra di si, a Pinerolo ci sono molti ragazzi con origini meridionali e ciò non sembra creare problemi a nessuno.

Nel Gabetto chi seguiva i ragazzi dal punto di vista tecnico?
Li seguiva Catera, penso sia ancora lui a ricoprire quel ruolo ma non ho contatti con lui da qualche tempo purtroppo.

Che tipo di attività agonistica affrontavano i ragazzi?
Di solito in Torino diverse squadre si accordavano con il Gabetto per fare dei tornei, questo accadeva anche a San Giorgio.

Capitava che alcune squadre, diciamo così, "regolari" chiedessero giocatori al Gabetto?
Sì certo, io stesso ho chiesto loro almeno un paio di giocatori.

Di che età erano in genere i ragazzi che arrivavano tramite il Gabetto?
Per lo più intorno ai diciotto anni, dal momento che è anche legalmente più facile trattare con persone maggiorenni.
Ciononostante l’età minima era intorno ai sedici anni.

Si venivano a creare particolari problemi fra i ragazzi all’interno o all’esterno della squadra?
Assolutamente no, molti dei miei ragazzi di allora sono ancora in contatto con i loro compagni, anche io sono rimasto in contatto con diversi ragazzi, in particolare con un ragazzo che nel 2002 è venuto ad Airasca da Paternò presso dei suoi famigliari.
Anni fa con il Castagnole siamo inoltre andati a Fossalto, in provincia di Campobasso, per uno scambio con un’altra squadra e poco dopo loro sono venuti da noi.
Il calcio è un grande aiuto per conoscersi e conoscere altre realtà. Durante le trasferte - in genere si faceva un torneo di mezza giornata al massimo - per il resto del tempo si stava tutti insieme e si visitavano i posti.

Vent’anni fa abbiamo anche iniziato a portare i nostri ragazzi in Spagna, con lo stesso spirito.