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Pinerolo Indialogo

Gennaio 2012

Dialogo tra generazioni


 Personaggi 

Alberto Carignano

Un pinerolese a Cambridge

di Michele Barbero

Pinerolo Indialogo - Anno 3 - N.1 Gennaio 2012

   Alberto Carignano, laureato in matematica, attualmente al secondo anno di dottorato in una delle università più prestigiose al mondo.

Innanzitutto, di cosa ti occupi esattamente?
   Il mio lavoro di ricerca consiste nell'applicazione della matematica alla biologia, con l'utilizzo di modelli matematici per descrivere il ritmo circadiano nei vegetali. Le piante possiedono infatti un orologio interno che permette loro di distinguere il giorno dalla notte indipendentemente (almeno in certa misura) dalla quantità di luce che ricevono: un meccanismo evolutivamente vincente, attraverso cui ad esempio specifici processi metabolici possono essere avviati in previsione dell'arrivo del giorno o della notte. Questa, molto in generale, è l'area di studi di cui mi occupo. In concreto, la mia attività si articola in un continuo susseguirsi di ipotesi ed esperimenti per testarle, con l'obiettivo di circoscrivere le possibilità ed individuare le specifiche interazioni di geni e proteine responsabili di determinati fenomeni. È però importante sottolineare che nemmeno la matematica fornisce verità assolute: non ti dà la risposta vera, piuttosto serve ad escludere progressivamente le risposte false.

Come si fa a venire ammessi in un ateneo come Cambridge?
  
Mi sono state richieste tre lettere di referenze, una delle quali ho fatto scrivere a uno dei docenti che avevo avuto in Canada (dove avevo precedentemente trascorso un periodo di studio). Questi conosceva personalmente il mio futuro supervisore a Cambridge, il quale aveva un grande peso nella scelta dei candidati. Ovviamente, questo "aggancio" si è rivelato molto utile. Anche se un tale sistema di selezione, così formulato, può apparire un po’ "clientelistico", esso è anche meritocratico: il mio professore canadese credeva profondamente in me, altrimenti non mi avrebbe mai supportato. Inoltre, ho anche dovuto sostenere un paio di colloqui e presentare un progetto di ricerca.

A Cambridge vivi in campus?
   No, anche perché i campus all’americana in genere non esistono in Inghilterra. Faccio però parte, come tutti, di uno dei college dell’università, congregazioni esattamente paragonabili (per capirci) ai "Grifondoro", "Serpeverde", ecc. di Harry Potter! A Cambridge, il senso di appartenenza degli studenti al proprio college è fortissimo: gli undergraduate tendenzialmente mangiano e vivono insieme, ma anche per noi post-grad una parte importante della vita sociale ruota intorno al college: dalle cene formali con tanto di toga alla "beer hour" del venerdì sera!

Ti senti in qualche modo un "cervello in fuga"? Come valuti il mondo britannico, in confronto al nostro, sul piano della qualità dell’istruzione, del mercato del lavoro e dello spazio per i giovani?
  
Sinceramente non mi reputo "in fuga". Mi è sempre piaciuto viaggiare e passare periodi anche lunghi all’estero, ma non mi sono mai sentito costretto ad abbandonare l’Italia. Mi è stato offerto un posto con disponibilità di borse di studio in un’ottima università ed ho colto l’occasione, tutto qui. Dal punto di vista della formazione universitaria, l’Italia continua comunque ad essere tenuta in grande considerazione: durante i colloqui di ammissione per Cambridge, mi è stato fatto capire che la mia laurea italiana costituiva una sorta di garanzia di un livello di preparazione piuttosto alto. Per quanto riguarda il mondo del lavoro, faccio fatica a valutare il Regno Unito nel suo insieme, perché conosco da vicino solo la cerchia privilegiata in cui mi trovo attualmente. I laureati di Oxbridge trovano impiego senza alcuna difficoltà. È comunque interessante notare che i giovani in UK sembrano disposti a modificare i propri progetti professionali con molta più flessibilità che in Italia, supportati in questo da un mercato del lavoro in cui la valorizzazione delle competenze è molto diversa da quella cui siamo abituati noi: è perfettamente possibile, per lo meno se si esce da un’università d’elite, trovare occupazione in ambiti totalmente diversi da quello in cui si è studiato; ad esempio, conosco laureati in lettere classiche che ora lavorano in banca! In ogni caso, i laureati di queste università sono chiaramente un’esigua minoranza. Inoltre, l’accesso a queste ultime si basa non solo su criteri meritocratici, ma anche economici: almeno ai livelli undergrad, gli studenti di Cambridge sono in media ricchissimi. Per di più, la società inglese ha al proprio interno divisioni molto rigide, quasi delle caste da cui è difficilissimo uscire. Insomma, sarei cauto ad indicare la Gran Bretagna come un modello perfetto verso cui tendere.