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Pinerolo Indialogo

Gennaio 2012


Dialogo tra generazioni

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 Primo piano 


Il
ruolo che il calcio e l'oratorio San Domenico 
hanno avuto nell’integrazione dei meridionali a Pinerolo

Quando il calcio è scuola di vita

di Pino di Leone

Pinerolo Indialogo - Anno 3 - N.1 - Gennaio 2012

 
Vengo convocato dal mio ex insegnante di religione dell’allora scuola media Silvio Pellico.
Mentre mi appresto a varcare la porta del Liceo "Porporato" di Pinerolo, che, tra parentesi, quando ero piccolo, era la mia scuola elementare, penso che è proprio vero che gli esami non finiscono mai.
Quindi un doppio salto nel cuore.

"Dovresti scrivere un articolo sull’influenza che il calcio ha avuto nell’integrazione dei meridionali a Pinerolo" mi dice a bruciapelo. Io ero ancora con il mio flashback di ricordi di quando scorrazzavo in quello stesso corridoio circa 35 anni prima.

Ok, ho fatto una tesi sullo sport come veicolo educativo, sono di origini meridionali, ho giocato a calcio. Ma caro Prof., non sono così convinto di uscirne fuori solo per queste caratteristiche. Voglio dire, il tema è affascinante, ma ci vorrebbe, che so, un sociologo, un antropologo.
Ma non posso tirarmi indietro. E poi, voglio dire, il calcio, per me, è stato, è, una parte importante della mia vita. Non il calcio che vediamo in televisione, non il calcio degli scandali, dei contratti milionari che spesso non educa, diseduca, non forma, deforma, non migliora, peggiora...

Mi piace il calcio come momento di crescita " Il gioco non è tra vincere e perdere. Il gioco è non perdersi", Gianni Mura docet. Ok, ogni tanto uso frasi FATTE, ma è giusto che chi, come me, in passato ha lavorato in progetti sulla tossicodipendenza, faccia uso di frasi FATTE.

Vabbè sto prendendo una strada tortuosa, è meglio tornare al tema.

Calcio come integrazione quindi. Certo, il calcio, lo sport, ha una comunicazione diretta, è uno strumento che "azzera" i contesti sociali ("...il calcio per definizione è interclassista: un povero che gioca bene vale di più di una ricca pippa. E anche se le magliette possono essere più o meno sgargianti e le scarpette di marca, è la classe che conta", Stefano Benni, "Pane e tempesta"), ti permette di superare i preconcetti che si farebbero in altri contesti.
Parliamo di calcio perché è lo sport che attira più persone, è uno sport di massa, è, era, facilmente praticabile in strada, nei campetti di periferia, e, soprattutto, quando erano molto più presenti, negli oratori.

E per non essere troppo filosofi, mi piace ricordare un luogo, una struttura che ha accolto i ragazzi della fascia 6-18 anni che arrivavano dal Sud: l’Oratorio San Domenico di Pinerolo.
"...dopo don Giraudo, è stato don Lisa a rendere l’Oratorio una struttura polivalente. Tra le altre attività si svolgeva anche il carnevale di Pinerolo (stiamo parlando degli anni che vanno dal 1956 al 1968). Negli anni della contestazione, all’Oratorio a don Lisa subentra don Mercol. L’oratorio inizia a diventare un luogo di aggregazione sempre più importante, nasce pure la scuola materna". A essere interrogato dal sottoscritto è don Luigi, che diventa responsabile dell’oratorio dal 1972: "rivendico, non io, ma chi ha operato con me, un merito storico, quello di aver spalancato le porte all’arrivo di una grande massa di ragazzi provenienti dal Sud che hanno trovato nella nostra struttura, un luogo dove poter andare a giocare, ma non solo, visto che iniziavano ad esserci dei laboratori, delle gite, dei campeggi estivi. E’ bene ricordare che esisteva sia il campo da calcio, che era frequentato quotidianamente da circa 70 ragazzi, sia una parte dove venivano fatte le attività (laboratori, tra cui il teatro) che era quella definita femminile e che riusciva a coinvolgere 100 ragazze ogni giorno". Certo mi ricordo anch’io: oratorio femminile e maschile, quella distinzione è esistita, solo per definizione, anche quando il sottoscritto ha iniziato a frequentare quel luogo magico intorno agli anni 80.

Ma torniamo alla grande immigrazione, moltissimi ragazzi abitano nel centro storico. Le case popolari di via Podgora non erano ancora state costruite. Un numero impressionante di adolescenti. Don Gigi racconta di alcuni "personaggi" che sono diventate leggende, non sempre facilmente gestibili. L’oratorio come Ellis Island. Senza esagerare nei paragoni, ed è un peccato che questa bellissima esperienza non abbia una fonte scritta.

Ma i "nativi" come hanno preso questa ondata di ragazzi meridionali, chiedo a don Gigi: " una gran parte si è rifugiata negli scout, è inutile negare che qualche famiglia del posto non era contenta della nuova situazione, ma devo dire che il calcio ha avuto un’importanza straordinaria nell’avvicinare i diversi contesti, le diverse radici."

Gli anni che citava il don sono quelli della nascita di una società calcistica che per anni a Pinerolo è stata connotata come una squadra prevalentemente "sudista", la Caffarelli. La dirigenza era formata soprattutto da dirigenti di Piazza Armerina, paese siciliano che anche attualmente ha una forte rappresentanza a Pinerolo, il Presidente era Pippo La Spina che aveva anche tre fratelli che giocavano nella prima squadra. «La Caffarelli, afferma La Spina, nasce nel 1968-69 dopo che per anni avevamo fatto il torneo di San Luigi. Nasce per la volontà di alcuni amici, soprattutto di Piazza Armerina, di trasformare l’esperienza del torneo in una vera società di calcio. Il nome Caffarelli ha una connotazione economica, in quanto era il mobilificio Caffarelli a pagarci le tute e le maglie". Quando entro in casa del Presidente in bella mostra ci sono le foto di quegli anni, le vittorie della squadra, che dalla terza categoria arriva in prima. "...in squadra la grande maggioranza era composta da ragazzi di famiglie immigrate. Qualche "straniero" c’era, ma pochi". La Caffarelli è stata per anni la seconda squadra di Pinerolo

A succedere a don Gigi all’oratorio, la "cantera" (nome della scuola calcio del Barcellona, che mi piace usare come paragone un po irriverente ma è pur giusto ricordare il gran numero di ragazzi usciti da quel campetto e approdati anche in squadre di calcio professionistico) è l’attuale responsabile don Bruno Marabotto, che, dopo qualche anno di "buio", ha restituito alla struttura la sua mansione di luogo di aggregazione per tutti i ragazzi della città. Non sarà un caso che ragazzi che hanno frequentato in passato l’oratorio, oggi siano educatori professionali, insegnanti, allenatori, o comunque ragazzi che da quella esperienza sono stati influenzati in maniera importante.

Vabbè Prof, questa è la mia "storia". Permettimi di ricordare un amico che non c’è più e che ha fatto il servizio civile con me all’oratorio San Domenico: Marco Brugiafreddo, é a lui che voglio dedicare (se mai si può fare una dedica in un articolo, ma passamela, siamo tra amici) queste pagine.

Pino Di Leone, educatore professionale, allenatore, pibaca@katamail.com