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Gennaio 2012

Dialogo tra generazioni

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 Sociale & Volontariato 

 

Il Sermig

Impegno contro gli sprechi alimentari

di Valentina Voglino

Pinerolo Indialogo - Anno 3 - N.1 - Gennaio 2012

 Tempo di cene, cenoni , grandi abbuffate e sostanziosi sprechi.

Da Torino, alla vigilia di questo capodanno 2011 è però partito il primo progetto di lotta agli sprechi alimentari.
A luglio, Slow Food Piemonte, in collaborazione con l’Università di Bologna, più precisamente con la società Last Minute Market, ha firmato un accordo contro gli sprechi alimentari, con il consenso del sindaco Fassino.

A distanza di qualche mese, il progetto è andato prendendo forma grazie all’intervento di alcuni supermercati della zona torinese e del Sermig.

Un noto ipermercato consegnerà al Sermig alimenti non più commercializzabili, perché vicini alla scadenza o con confezione danneggiata, ma ancora commestibili. Il Sermig li trasformerà parte in pasti presso le proprie strutture, parte in sacchetti-spesa da distribuire a chi ne ha bisogno.

Il calcolo è impressionante se si pensa che nei supermercati ogni giorno si butta lo 0,2-0,5% degli alimenti; si stima dunque che in un anno al Sermig arriveranno dalle 25 alle 35 tonnellate di cibo.

I dati ricordati da Ernesto Olivero, fondatore del Sermig e raccolti dalla Caritas riportano cifre allarmanti: 8,3 milioni di poveri in Italia, 100 mila persone che muoiono ogni giorno nel mondo per fame. "E il Sermig – dice – è nato proprio per combattere la fame".

Torino è la prima grande città d’Italia a firmare questo patto, che presto però sarà replicato anche in altre regioni. E i cinque pasti al giorno consegnati , dimostrano che il progetto sta funzionando.

In più, se si pensa che i paesi industrializzati buttano nella spazzatura 22 milioni di tonnellate di cibo l’anno, è naturale pensare a quali siano le disastrose ripercussioni sull’ambiente, sull’economia e sulla salute. Lo spreco, dunque, può diventare una risorsa e, riducendo gli scarti, vi potrebbe essere una drastica diminuzione dell’inquinamento.

La città di Torino punta alla riduzione del 50% degli sprechi alimentari entro il 2025, sconfiggendo così, attraverso la riduzione degli scarti, la fame in Italia.

È interessante notare come la crisi in atto abbia prodotto un cambiamento nelle consuetudini degli italiani, modificando le abitudini delle persone in fatto di consumi, gli sprechi si sono ridotti del 20-25%.

Per quanto riguarda Slow Food, la lotta agli sprechi è una delle otto azioni fondamentali,poiché, come il presidente di Slow Food Italia Roberto Burdese lamenta, "gli sprechi non sono errori del sistema, ma pilastro su cui il sistema è fondato, produrre cioè più del necessario". E poi fa una disamina di una tendenza preoccupante: "I paesi ricchi sprecano e accaparrano terre nel terzo mondo per mantenere questa sovraproduzione. Salvo poi ricompensare gli espropriati con prodotti di bassa qualità, che portano là dove non ci sono le malattie dei paesi ricchi, come il diabete".

Per Ernesto Olivero, però, non è ancora abbastanza: "La strada buona l’abbiamo trovata – conclude – ma bisogna fare di più. La lotta agli sprechi deve diventare una materia a scuola".

Per chi volesse saperne di più: www.sermig.org