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Pinerolo Indialogo

Febbraio 2012


Dialogo tra generazioni


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 Riflessioni politiche "young" 

Intervista all'Assessore al Lavoro e al Commercio

"Oggi la formazione è un momento irrinunciabile per accedere al mondo del lavoro"

 

 

di Emanuele Sacchetto

 

Pinerolo Indialogo - Anno 3 - N.2 - Febbraio 2012

  
In un momento di crisi come questo parlare di lavoro per i giovani fa discutere ma forse bisogna partire dalla loro formazione e «da quanto poco i nostri ragazzi (e non solo) sono disposti a studiare duro per una professione». È attorno a questa riflessione di fondo che si svolge la nostra intervista a Franco Agliodo, assessore al Lavoro, al Commercio e alle Politiche Agricole.

Qual è la situazione occupazionale attuale di Pinerolo?
La situazione attuale è di ‘crisi nera’, più accentuata rispetto ad altri luoghi, perché il nostro è un territorio vecchio, che ha vissuto intorno ad un modello (prevalentemente quello tessile) ormai giunto alla fine e dunque necessita di una riconversione. Attualmente abbiamo 10 000 disoccupati iscritti sul territorio, di cui il 50% in possesso del solo diploma di scuola media, il 40% di altro diploma o qualifica superiore e il 10% con lauree brevi o altro titolo.

Qual è la situazione di PMT, Galup e Euroball? Vogliono realmente lasciare il nostro territorio?
La PMT ha dichiarato di voler rimanere sul territorio, chiedendo alla città di valorizzare le sue proprietà, in particolare l’area d’epoca e garantendo 190 dipendenti circa; si è rivelata per questo un’impresa credibile su cui puntare per il rilancio del territorio. La Galup ha investito notevolmente in management e ci dicono che la stagione produttiva di quest’anno è andata bene; motivo in più per rimanere in Pinerolo. Per quanto riguarda Euroball, l’amministrazione incontrerà in questi giorni l’industria per discutere della loro situazione. In linea generale l’azione del Comune in questo campo è naturalmente volta a mantenere sul territorio le imprese, dando regole certe, che garantiscano il più possibile uno sviluppo legato alle necessità del luogo.

Quanto può essere strategico un aggancio con Torino a livello occupazionale?
Io credo che un aggancio sia indispensabile, consapevoli che ormai il lavoro non lo si può più trovare per forza sotto casa. Inoltre bisogna capire che ogni ragionamento in tema occupazionale deve essere legato a Torino, perché noi da soli non abbiamo la forza trainante per essere indipendenti. Tuttavia ritengo che, specie in alcuni ambiti, Pinerolo debba avere una più forte iniziativa propria. Mi riferisco in particolare al settore agricolo, da cui Torino in parte dipende. E’ necessario un nuovo modello basato sul territorio, che lo valorizzi, che avvicini ad esempio la realtà bucolica del Pinerolese ai cittadini torinesi cui manca. Non bisogna insomma perdere la nostra identità, ma valorizzarla.

Si dice spesso che è necessario rilanciare il nostro centro storico. Lei è d’accordo? Come fare?
Io penso che il centro storico si rilancia non solo riaprendolo al traffico. E’ necessaria una riorganizzazione e soprattutto è indispensabile riportarvi le famiglie a viverci. Soltanto se qualcuno lo abita, i negozi di vicinato (il nome non è appunto casuale!) potranno riavere fiato. Bisogna portare iniziative, che stimolino le famiglie a passare le loro domeniche nel centro storico. Perché riviva servono le persone e perché ci siano queste servono i parcheggi.

E ora il dibattuto tema dei commercianti: qual è il rapporto con il Comune e le reazioni alle nuove manovre del governo?
Una premessa: che i supermercati mandino in sofferenza i piccoli commercianti è ormai un dato di fatto. Ma proprio perché avviene in tutto il mondo è impensabile che i commercianti credano di potervisi opporre. E’ inutile barricarsi sulle proprie posizioni, quanto piuttosto è necessario "fare sistema", collaborare insieme per un modello di sviluppo comune. E’ finita l’era dell’autoreferenzialismo. Ora c’è bisogno di cooperazione. In merito ai nuovi orari di apertura dei negozi io credo che ci sia bisogno di regole più precise e ritengo che si possa avere sviluppo anche senza tenere aperti i negozi fino a mezzanotte. In Germania le attività commerciali chiudono tutte alle 18, eppure lo sviluppo c’è più che da noi.

Un’ultima domanda sull’occupazione giovanile: qual è la situazione e qual è il consiglio che dà ai giovani.
La questione del lavoro dei giovani è strettamente legata alla loro formazione. Dobbiamo riflettere sulla scarsa qualità e spesso inutilità di scuole professionali e liceali, che non preparano ad elevati livelli tecnici, impedendo ai giovani di entrare direttamente nel mondo del lavoro sapendo fare qualcosa. Né danno quella forma mentis con la quale il giovane sia aperto al continuo apprendimento. Mi sento poi di criticare la condotta di quelle che io chiamo "le scuole degli sconti", che non abituano gli studenti ad un impegno costante e duro. La formazione è un momento irrinunciabile per poter accedere al mondo del lavoro e bisogna dire ai ragazzi che è da farsi, prima o dopo. E io credo meglio prima, per evitare di trovarsi a 50 anni senza un lavoro perché privi di competenze.
Il Comune promuove per i giovani diplomati stage all’estero per specializzazioni professionali, utili a confrontarsi con nuove e magari migliori realtà, per apprendere e riportare il sapere nel nostro territorio. L’Amministrazione si impegna inoltre per ricollocare i giovani che lasciano la scuola, proponendo nuovi percorsi per acquisire competenze.