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Pinerolo Indialogo

Febbraio 2012


Dialogo tra generazioni

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 Primo piano 


Intervista a Sergio Enrietto, Dirigente del settore 
Promozione della Città di Torino

"Pinerolo per fare turismo deve pensare in un'ottica di sistema"

di Maria Anna Bertolino e Francesca Costarelli

Pinerolo Indialogo - Anno 3 - N.2 - Febbraio 2012

 In questi mesi tutti noi della redazione di Pinerolo Indialogo ci siamo confrontati sul tema della nostra città dal "di dentro", proponendo interviste agli amministratori locali e cogliendo i pareri dei giovani e non più giovani su come vedono Pinerolo.
Ma come è percepita la nostra città dagli outsiders?
Proponiamo, per incominciare l’anno nuovo, un’intervista a Sergio Enrietto, dirigente del settore Promozione della Città di Torino, che ha alle spalle l’esperienza organizzativa di Torino2006, conosce bene Pinerolo in quanto residente in Val Pellice dal 1994 e da cinque anni è anche membro del CdA dell’ACEA.

Speriamo, in tal modo, di risvegliare le coscienze un po’ sopite dei tanti che si crogiolano nei loro, troppi, "abbiamo fatto ma…", nella convinzione che trovare una nuova linfa per la città possa darle un futuro migliore.

"Pur lavorando a Torino, sappiamo che conosce bene Pinerolo. Per questo vorremmo parlare con lei del binomio turismo-territorio in quanto, a nostro parere, una delle potenzialità di Pinerolo è proprio quella di poter essere competitiva turisticamente. A tal proposito, quanto è importante e come valuta il collegamento con Torino?
Sì, conosco bene Pinerolo e posso dire che è ben collegata: ha una ferrovia, due statali, un’autostrada… È ovvio che se ci fosse il raddoppio della linea ferroviaria si accorcerebbero i tempi di percorrenza, ma, forse, è più un problema per i pendolari che non per i turisti. In fondo anche con l’attuale linea ferroviaria si impiegano 50 minuti di treno. Pinerolo è già decisamente meglio servita della cintura di Torino, come Piossasco o Volvera, o della collina come nel caso di Chieri.

Dal punto di vista invece del turismo, Pinerolo è una città appetibile?
Lo potrebbe diventare, ma manca qualcosa perché lo sia davvero. Per essere una meta turistica occorrono tante cose, ovviamente al primo posto vi è il prodotto turistico, ovvero, avere delle attrattive e delle alternative che consentano al turista di rimanere più giorni sul territorio e in città. Maggiore è la permanenza del turista, più elevato è il reddito che lascerà. Tant’è che da un punto di vista del calcolo dei flussi si considerano, più che gli arrivi, le presenze, che sono gli arrivi per le notti di permanenza. In ogni caso conta il valore, il reddito che un turista lascia in città. Attualmente vi è una concorrenza altissima fra località turistiche dotate tra l’altro di un fortissimo prodotto.
Riguardo agli investimenti che hanno fatto a Pinerolo, è abbastanza velleitario dire che si tratta di una città turistica. Pinerolo potrebbe diventarlo nella misura in cui si dotasse di un prodotto, ma avere un prodotto significa avere alcune filiere che lo sviluppino, e per questo occorre si dedichino anni e si impieghino molte risorse umane e finanziarie. Queste sono operazioni a lungo termine e data la situazione degli enti locali, a mio parere, in questo momento, è difficilmente realizzabile.

Ma stiamo almeno andando nella direzione giusta? Per esempio, Pinerolo è molto conosciuta per la Cavalleria e il concorso ippico. È giusto continuare a puntare su questi aspetti?
Non so cosa muova, in termini di turismo, il concorso ippico. Mi pare sia più un evento per addetti ai lavori che per i pinerolesi. Detto questo credo che occorrerebbe pensare non solo agli eventi ma anche, nel caso dei musei, in un’ottica di sistema. Per esempio occorrerebbe concepire il Museo della Cavalleria all’interno di un percorso dedicato alla guerra con il Museo di Artiglieria appena risistemato a Torino, con l’Armeria Reale e con il sistema di forti della Val Chisone e della Val Susa. Questo ha un senso perché "vende" un pacchetto che parte da Torino fino alla montagna. Implica l’entrare in un circuito. L ’errore più grande che si fa, infatti, è quello di pensare che un comune sia ormai autosufficiente rispetto alla promozione turistica. Soprattutto per un comune delle dimensioni e con i prodotti di Pinerolo non è più pensabile.

Le manifestazioni servono come richiamo per il territorio?
Gli eventi possono avere due anime: o una rilevanza solo per il territorio e la cittadinanza o uno specchietto per attrarre flussi turistici. Ovviamente si devono considerare quei territori accessibili dalla grande città in un’ora, un’ora e mezzo di auto.
Parlando da un punto di vista del reddito che una manifestazione dà al territorio, la differenza la fa una iniziativa che porta persone da altre zone che vengono a Pinerolo, comprano, si fermano a mangiare, fanno shopping. Tutto ciò, però, presuppone che si faccia una manifestazione un po’ innovativa. Occorre trovare un tema forte, legato al territorio, collocare la manifestazione in un calendario plausibile rispetto ad altri eventi che ci sono sul territorio, fare un’azione di promozione e di comunicazione. L’ottica che io vedo per gli eventi è che coinvolgano tutto il sistema-città: l’evento sì, purché corredato da un pacchetto che proponga alberghi, ristoranti, negozi, prodotti.

Perchè Pinerolo non gode del post olimpiadi?
Pinerolo è il case history di tutto quello che non si deve fare. Io mi sono occupato dell’animazione e concertazione territoriale per tutto il periodo pre e post olimpico. L‘idea di creare una stazione artificiale fuori Pinerolo con un grande piazzale da cui partissero tutte le navette che andavano in montagna, quindi evitando scientificamente di far attraversare la città alle decine di migliaia di turisti mi è sembrata davvero una cosa bizzarra. L’idea giusta, che abbiamo fatto a Torino con la Medal Plaza, è stata quella di far arrivare la gente in città, organizzando loro delle cose da fare, da vedere, da assaggiare, da comprare. Quindi a Pinerolo sarebbe stato furbo far arrivare gli spettatori in centro, organizzando le navette da piazza Cavour, mettendo un punto informativo con tutta l’offerta della città in termini culturali, enogastronomici, storici, museali, cioè "vendere" un territorio permettendo che il luogo diventasse attrattivo e interessante. Quindi in quel caso, purtroppo, come per il Tour de France, è stata una occasione mancata.

Come si fa turismo?
Ormai il turismo lo fai se vendi un territorio e se entri nell’ottica di fare sistema. Quindi si tratta di agganciare Pinerolo a Torino sfruttando i 50 minuti che le separano e promuovendo un pacchetto di cose da vedere. Per esempio, si potrebbe puntare su un circuito militare, o un circuito religioso. C’è la più grande comunità protestante d’Italia nelle valli Pellice, Germanasca e Chisone, ci sono grandissime realizzazioni architettoniche religiose e non.
Unico punto certo è che il prodotto turistico non lo puoi creare artificialmente. Devi partire dal territorio, dalle filiere presenti in loco, da mettere in rete e venderle attraverso una comunicazione e una promozione. Ovvio che questi sono processi, come dicevo prima, che richiedono anni in termini di investimenti. Per esempio Torino nel 2011 ha registrato un ottimo risultato in termini di flussi turistici. Qualcosa è successo, perché in un periodo di congiuntura negativa, come sono stati gli ultimi quattro anni, confermare un trend di crescita vuol dire fare veramente un grande risultato, anche perché in controtendenza. Di fatto Torino oggi è la quarta meta turistica italiana dopo Roma, Firenze e Venezia e ha un grande prodotto ormai in grado di reggere un soggiorno turistico di 5-7 giorni.