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Pinerolo Indialogo

Marzo 2012

Dialogo tra generazioni

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Serate di Laurea 

 

Serate di Laurea

con Micol Long ed Elisa Gosso

Storia Medievale e Antropologia Culturale

di Maria Anna Bertolino

Pinerolo Indialogo - Anno 3 - N.3 - Marzo 2012

 Serate di Laurea di Febbraio, ripensando le pratiche della scrittura e di comunità. Hanno presentato le loro tesi in Storia Medievale e Antropologia Culturale Micol Long ed Elisa Gosso.

Micol Long, la cui tesi si intitola "Bernardo di Chiaravalle epistolografo: pratiche e concezioni della scrittura", ha presentato il suo lavoro trasportandolo nella contemporaneità e rendendolo di agevole lettura per la platea, analizzando inizialmente le pratiche della lettura attraverso le grandi rivoluzioni del libro, sottolineando che ai giorni nostri se ne sta verificando una riguardante il testo digitale, che implica la rottura del vincolo con il supporto materiale. Successivamente, entrando nel vivo della tesi, la studiosa si è posta la questione di capire quali fossero nel Medioevo le concezioni e il ruolo della scrittura e quindi le pratiche ad essa legate. In particolare si sono evidenziati due punti: scrivere non era affatto semplice dati i supporti e i materiali - dalla penna d’animale alla pergamena - per cui vi erano segretari preposti alla scrittura e la lettera era il rimedio all’impossibilità di comunicare oralmente tanto da essere stata definita "colloquium absentis".

 

Tutto ciò si lega all’analisi condotta sull’epistolario del monaco cistercense Bernardo di Chiaravalle, composto di cinquecento lettere scritte in quarant’anni. Ricostruendo la genesi del documento si possono trarre delle informazioni implicite che riguardano la scrittura; inoltre si può trarre un profilo dello scrivente dal quale far emergere il carattere e la personalità: veniamo così a scoprire che si trattava di un uomo colto ma rude e poco incline alla transigenza, senza remore nel mentire riguardo ai propri sentimenti.

La tesi di Elisa Gosso, dal titolo "valdesi e le loro Valli: luoghi e "confini nascosti" di una comunità protestante del Piemonte" ha ricostruito quel bagaglio culturale alpino della comunità valdese attraverso una ricerca condotta sul campo mediante interviste in profondità e osservazione partecipante, seguendo la metodologia della ricerca propria dell’antropologia culturale.

Dallo studio condotto si evince che il concetto di confine socio-culturale è particolarmente pregnante nelle Valli Valdesi, idealizzate come il centro della comunità. Le pratiche e i meccanismi per segnare simbolicamente un confine sono state individuate nella patrimonializzazione di alcuni luoghi storici, come la Ghieisa d’la tana di Angrogna o il Coulège del barba di Prà del Torno ma anche nell’endogamia e nella nascita di alcuni stereotipi. Attualmente i confini non si rintracciano più nelle pratiche bensì nella mentalità e nel pensiero delle persone: spirito critico, scolarizzazione e individualismo "positivo" sono alcuni dei demarcatori sociali utilizzati oggi. Il concetto di tradizione, poi, è visto nella sua dinamicità come qualcosa da ricomporre in momenti particolari quali i falò del 16 febbraio e la festa del giorno seguente, commemorazione delle Lettere Patenti emanate da Carlo Alberto nel 1848, o la Confermazione, con la quale i giovani tra i 16 e i 17 anni diventano membri effettivi della comunità, mentre le componenti identitarie sono riconfermate durante le rappresentazioni teatrali e il canto, come nel caso della complainte - che rievoca eventi epici della chiesa protestante in genere - la fede, la storia, i simboli quali il costume e la scrittura.

Efficace l’immagine che l’antropologa dà dell’identità valdese: una tela multicolore, rappresentazione della sua sfaccettatura, ancora collocata sul telaio in attesa che la generazione successiva continui ad intessere i fili.

Appuntamento per il 30 Marzo alle ore 18 presso Alzani Editore in via Grandi 7 a Pinerolo.