Pinerolo Indialogo

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Pinerolo Indialogo

Aprile 2012

Dialogo tra generazioni

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  Arte&Architettura


La storia urbanistica della città di Pinerolo/ 3

Le radici del nuovo assetto militare

di Michele F. Barale

Pinerolo Indialogo - Anno 3 - N.4 - Aprile 2012

 Entrando nel vivo del regno degli Acaja, dopo la morte del primo principe Filippo sale sul trono pinerolese il figlio Giacomo, che assume il titolo di governo tra il 1334 e il 1367. A lui si deve la plasmazione del profilo perimetrale del Borgo inferiore, quello stesso perimetro che verrà rifortificato sotto Richelieu con i prototipi delle fortificazioni moderne. Si tratta di un segno urbano molto forte, ancora perfettamente leggibile anche oggi percorrendo le vie che delimitano il centro storico medievale: via Trieste, piazza Cavour, via Lequio per poi salire, passando dalla piazza prospiciente la chiesa di Santa Croce, lungo la via Ortensia di Piossasco.

La città che si presenta agli occhi del giovane conte Giacomo è ancora divisa nettamente in due parti: il borgo superiore cinto di mura, con il castello dei Bersatore, la piazza principale con la fontana e, all’estremo angolo Est, la chiesa di San Maurizio, contrapposto al borgo inferiore cinto di clausurae, alte siepi e fossati intervallati da porte al termine delle strade. Due sono le porte attraverso le quali vi si può accedere con i carri: la porta Comba, rivolta verso la val Pinariasca e poi la Francia, e la porta Canavaceria a Sud.

L’intervento di Giacomo mira all’indipendenza degli Acaja rispetto ai cugini Savoia, ma per fare questo la capitale del regno dev’essere resa sicura e invulnerabile: il primo passo è cingere di mura, ancora di tipo medievale (una cortina muraria alta e sottile intervallata da torri), il borgo inferiore. Si sostituiscono così i portoni che serravano le vie rivolte all’esterno con vere e proprie porte e postierle (quest’ultime fruibili solo dal passaggio pedonale) munite di torri di guardia e difesa. Verso la Valle si apre così la porta Nagrisa, all’imbocco dell’attuale via Trento a quel tempo percorsa dal canale merdarello scavato nel 1288 per convogliare fuori dalla città gli scarichi fognari a cielo aperto: il canale passava a fianco della chiesa di San Donato per poi scendere lungo la via Malanetto (attuale via Savoia) e fuoriuscire dalla città vicino alla porta di Malanetto, situata nell’attuale piazza Facta. La nuova cinta muraria viene dotata di altre porte: una nei pressi dell’attuale piazza Marconi, e un’altra all’imbocco della Via Nova aperta da Filippo, detta appunto porta Nova. Salendo lungo questa via, Giacomo fa dotare anche la cinta del borgo superiore di una nuova porta, la porta Dorerii, per permettere il transito dei carri tra i due borghi.

Gli interventi difensivi non si limitano tuttavia alla costruzione della nuova cinta muraria: Giacomo fa sostituire tutti i tetti cittadini realizzati in paglia con tetti in materiale ignifugo, come laterizio e pietra. Sotto il suo regno viene realizzato inoltre il forte di Perosa, a difesa del confine con i Delfini di Vienne.