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Pinerolo Indialogo

Maggio 2012


Dialogo tra generazioni

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 Primo piano 



Intervista a Roberto Pizzato, Regional Manager Fideuram

"Pinerolo ha una ricchezza discreta"

di Marianna Bertolino

Pinerolo Indialogo - Anno 3 - N.5 - Maggio 2012

   Intervistiamo Roberto Pizzato, regional manager della filiale di Banca Fideuram di Pinerolo, tra visioni macro-economiche della situazione odierna mondiale e visioni micro sulla realtà socio-economica del pinerolese.

Come vede Pinerolo una persona come lei, che non vi risiede ma vi lavora?
Per limitarmi al settore giovanile, in un confronto con realtà come Saluzzo, Orbassano, dove sono pure presente per lavoro, e Cuneo dove risiedo vedo a Pinerolo meno movimento dei giovani sia nell’attività lavorativa sia nello svago. Non vedo grosse politiche per loro. Occorrerebbe creare punti di aggregazione: i giovani vogliono cultura, ma anche uno spazio per trovarsi la sera e andare il giorno dopo al lavoro più spensierati.

Non vedo neanche un dialogo tra giovani e adulti. Anche dall’osservatorio del mio lavoro noto diffidenza verso i giovani, invece occorre credere in loro e dar fiducia, specie a quelli bravi e onesti.

Qual è la situazione economica del Pinerolese?
Si sta, purtroppo, agganciando alla situazione italiana. Il sistema bancario europeo ha da poco ripreso liquidità perché dalla BCE sono giunti 500 miliardi di euro, ma il problema è che non sono stati reinvestiti nell’economia bensì in titoli di stato. Una parte di quella cifra dovrebbe essere ridistribuita e non sta avvenendo. È chiaro che così l’economia non si riprende.

A questo si somma la paura che si diffonde attraverso i media, per cui la gente non consuma e rimane bloccata.

Pinerolo è una città ricca?
La ricchezza di Pinerolo è discreta, sia per un tessuto industriale fatto di medie e piccole imprese sia per un tessuto familiare fatto di patrimoni ereditati che altrove non si vedono.

La nostra realtà, come dice lei, è fatta di piccole e medie imprese nonché piccoli commercianti, quali sono i servizi che vengono richiesti?
Quello del credito. L’attività di una banca, in tempi normali, è di dare prestiti a fronte di attività da intraprendere. Oggi però con la crisi non si crede più ai progetti e non ci si fida a dare i soldi senza solide garanzie. I crediti sono quindi negati e così si blocca tutto.

In merito alla tematica economica c’è un gran parlare, ma ho notato che non si conoscono i dati e non si riportano mai le cifre. La spesa pubblica è pari a 700 miliardi di euro, il PIL ammonta a 1600 miliardi. E’ evidente che spendiamo troppo, occorre creare avanzo se si vuole ridurre il debito pubblico che ammonta a 1900 miliardi di euro.

Tutto questo ha ripercussioni anche sulla mentalità delle persone. Si perdono risorse intellettuali, in quanto viene meno quel tessuto micro fatto di idee progettuali e imprenditoriali. Si perde anche l’indipendenza lavorativa, perché il lavoro dipendente (ad oggi l’80%) viene visto come via d’uscita. Occorre invece coltivare l’estro e l’intraprendenza, che sono una peculiarità degli italiani.

Dal suo osservatorio, in questo periodo di crisi, come si muovono i risparmiatori?
La sua è già una domanda ottimista perché in realtà non si muovono affatto. Gli italiani avevano due pilastri: i titoli di stato e l’INPS. Con la manovra del sistema pensionistico e quel che è successo sui titoli del debito pubblico sono venuti a mancare entrambi. Oggi i risparmiatori non sono solo più disorientati ma frastornati, è subentrata la paura, infatti si è sempre più alla ricerca di un interlocutore che dia fiducia e tranquillità. Un tempo la domanda che si faceva alla propria banca era "quanto rende?" Ora si chiede solo la garanzia che il capitale resti invariato.

In un periodo di perdita di credibilità della politica, qual è invece l’immagine delle banche?
Dico solo che un tempo si diceva che le assicurazioni erano ladre, ora si sono aggiunte anche le banche. Noi non siamo contenti di questa visione ma l’immagine pessima è anche data dal fatto che non si sono mantenute le cose che si erano dette.

Con le grandi fusioni bancarie è venuto meno quel rapporto con il locale, si è assistito al distacco dal territorio e la situazione è destinata a peggiorare.

Un giovane che vuole avviare un’impresa ha possibilità di accedere al credito?
La strada la vedo molto in salita. Al giorno d’oggi, dove è difficile tenere in piedi aziende già esistenti, non vedo per un giovane che parte da zero la possibilità di mettere su un’impresa.

Vista la ristrettezza nella concessione del credito, molti pinerolesi, compreso il sindaco, vedono una soluzione nella creazione di una banca di credito cooperativo, cosa ne pensa?
Le banche di credito cooperativo sono nate soprattutto per lavorare sulla realtà locale del territorio, poi si sono comunque sparpagliate. La crisi attuale esiste dal 2001 con l’11 settembre. Anche le casse rurali stanno pagando proprio per l’aver avuto un occhio di riguardo per le realtà locali.

Infine un’ultima domanda: cosa le piace dei pinerolesi?
Il pinerolese è leale, non ti tradisce… Diciamo che è a metà tra l’alessandrino (falso e cortese) e il cuneese, austero ma chiuso: il carattere sabaudo si sente.

Pinerolo mi ricorda la città di Cuneo che ho vissuto 25 anni fa. Da allora è cambiata tanto, soprattutto negli ultimi 5 anni si è fatto molto per i giovani, un buon segno per un territorio chiuso tra le valli. Chissà che non succeda anche per Pinerolo.