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Pinerolo Indialogo

Maggio 2012

Dialogo tra generazioni

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  Teatro


"The History Boys"

Tra la cultura, il battito del cuore e il mercato 

di Federico Gennaro

Pinerolo Indialogo - Anno 3 - N.5 - Maggio 2012

 Otto anni dopo essere stato premiato con sei Tony Awards e aver riscosso pareri entusiasti nei teatri più importanti d’Europa e degli Stati Uniti, "The History Boys" di Alan Bennett ha varcato le Alpi in una versione firmata da Elio De Capitani e Ferdinando Bruni, in scena pressole Fonderie Teatrali Limone di Moncalieri dal 27 marzo al 1 aprile scorsi.

Al centro della commedia sono le vicende di un gruppo di ragazzi all’ultimo anno di college e alle prese con gli esami di ammissione all’università, divisi tra le aspirazioni di un preside che ambisce per tutti l’ammissione ai prestigiosi college di Oxford e Cambridge, e un corpo docenti il cui unico desiderio è quello di formare un gruppo di ragazzi in grado di leggere criticamente la realtà e non essere succubi di quei grandi"culturifici" universitari. «C’è il tema della responsabilità, della trasmissione del sapere e, più che mai attuale specie oggi in Italia, del ruolo cruciale della scuola - spiega Bruni - Bennett mette a confronto due concezioni opposte: quella della cultura come fattore indispensabile per diventare esseri umani completi, imparando a leggere la realtà, e quella che invece la concepisce come valore d’uso da giocarsi nel grande supermercato dello showbusiness».

Tra momenti di vero divertimento e altri piuttosto difficoltosi se non al limite della noia, si apprezza la prova di Elio De Capitani (il perfetto "Berlusconi" del Caimano di Nanni Moretti), interprete di Hector, professore un po’ cialtrone e un po’ maestro di vita, che rifugge tutti i possibili cliché sull’ onda di Robin Williams in "L’ attimo fuggente" regalando allo spettatore un personaggio a tratti indecifrabili ma di sicuro impatto emotivo. Sull’ altra sponda la nemesi di Hector, Irwin, giovane docente inviato dal preside per "lucidare" i suoi ragazzi in vista degli esami di ammissione per Oxbridge, incurante di lezioni morali ed etiche, ma con l’ unico scopo di formare dei rampanti spregiudicati della cultura, attenti più ad apparire che ad essere. Si realizza così uno scontro tra due modi totalmente divergenti di insegnare ed educare, due universi che corrono su due linee parallele senza mai toccarsi, ma che come spesso accade agli opposti, sono inevitabilmente attratti.

"The History Boys", pur con evidenti limiti di testo, rimane comunque un’ ottima commedia incentrata fondamentalmente sul complesso tema dell’ insegnamento, tema caro al teatro, come ha sottolineato lo stesso John Malkovich in occasione della Giornata Mondiale del Teatro 2012, lo scorso 27 marzo:

«[..] Possa il vostro lavoro aiutarci a pensare, aiutarci a domandare che cosa significhi essere umani, e che questo pensiero possa essere sostenuto col cuore, con la sincerità, con il candore e con la grazia.

Che possiate superare le avversità, la censura, la povertà e il nichilismo, che molti di voi sicuramente saranno costretti ad affrontare. Possiate godere di talento e di rigore, per insegnarci il battito del cuore umano in tutta la sua complessità, con l’umiltà e la curiosità necessarie per rendere tutto questo il lavoro della vostra vita. Possa il meglio di voi – poiché sarà solo il meglio di voi, anche se solo per un attimo – riuscire a formulare la più essenziale delle domande: «come viviamo?». Buona fortuna».