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Pinerolo Indialogo

Giugno  2012

Dialogo tra generazioni


 Giovani&Lavoro 

L'estate e la voglia di partire 

Sono partita per Londra "da zero"

di Giulia Pussetto

Pinerolo Indialogo - Anno 3 - N.6 Giugno 2012

 Con l’arrivo dell’estate aumenta la voglia di partire, di conoscere e visitare nuovi posti, inoltre la crisi incentiva molto il desiderio di allontanarsi da casa alla ricerca di nuove soluzioni lavorative.

Alice, 25 anni, è partita per Londra "da zero"... Ecco la sua storia, così come me l’ha raccontata.

«Era il 5 marzo 2007 quando con un biglietto aereo sono partita per Londra. Ci pensavo già da tempo in quanto avevo amici che ci vivevano e me ne parlavano spesso ed io ogni volta sognavo di poter essere in quella città con loro. Avere il loro appoggio una volta arrivata a Londra è stato fondamentale. Ho potuto mettermi alla ricerca di un lavoro con più tranquillità, inoltre hanno saputo darmi consigli. Non sapevo l’inglese e il primo impatto è stato tragico: mi sentivo persa e pensavo di non potercela fare. Il mio primo colloquio di lavoro non era andato bene, perché non ero ancora in grado di sapermi spiegare in inglese. Poi ho fatto un’esperienza brevissima in un ristorante italiano: sottopagata e trattata malissimo. Dopo cinque giorni ho lasciato ed ho ricominciato la ricerca di un nuovo posto.

Ho trascorso un mese senza lavoro ma ne ho approfittato per conoscere meglio Londra ed imparare a girarla: dalla metro, a quali linee dei bus prendere, alle vie. Inoltre iniziavo a masticare la lingua. Nel frattempo speravo in colloqui di lavoro positivi. Faccio una premessa: per cercare lavoro nei bar e nei ristoranti o nei negozi di Londra non bisogna portare il proprio curriculum direttamente sul posto di lavoro, bisogna portarli agli "head office" che si occupano dell’inserimento lavorativo. Esistono poi agenzie interinali alle quali è necessario versare una somma di denaro e ti danno la possibilità di iniziare a lavorare ad esempio come cameriere in un bar o ristorante.

Dopo vari colloqui arriva la svolta positiva: inizio a lavorare in uno dei bar della catena italiana "Caffè Nero". Il negozio aveva appena aperto ed io avrei fatto parte del primo staff. Mi ricordo che dovevo indossare una maglietta rossa che indicava che ero agli inizi. La maglietta serviva per far capire ai clienti che se sbagliavo a fare un caffè era perché stavo iniziando ad imparare. Bisogna sapere che il momento del caffè al bar i londinesi lo vivono molto diversamente da noi. Innanzitutto loro non bevono l’espresso ma il caffè americano e la lista dei vari tipi di caffè da imparare a fare era davvero lunga: ad esempio, c’era il caffè con sopra uno strato di latte e poi ancora sopra uno strato di schiuma. E quando il cliente non apprezzava il caffè che gli veniva servito non si faceva alcun problema a richiederne immediatamente un altro. Mi ricordo di una signora che lavorava alla City Bank, proprio di fronte al bar. Un giorno le avevo servito un caffè con della schiuma e avevo versato anche un po’ di latte. Lei voleva esclusivamente la schiuma messa a cucchiaini in modo da evitare qualsiasi traccia di latte liquido. Cosi ho dovuto rifarglielo! Poi per i londinesi il momento del caffè non va vissuto di fretta, scappando subito a lavorare. Lo gustano, spendono seduti anche più di un’ora conversando o leggendosi un giornale.

Al Caffè Nero ho lavorato ben due anni, fino al 2009. Quando finivo di lavorare uscivo subito e stavo con i miei amici, mi piaceva vivermi la città e stare sempre in qualche posto diverso. Ogni tre mesi comunque tornavo a Pinerolo, per rivedere la mia famiglia, gli amici e per godermi le comodità di casa che un po’ mi mancavano. La vita a Londra è davvero frenetica. Per loro non esiste il weekend. È un continuo andare avanti da lunedì a domenica, non ci si ferma mai! Quindi facevo ruotare i miei giorni di pausa. Una settimana chiedevo il sabato e la domenica, un’altra settimana chiedevo il lunedì ed il martedì e così via.

A Londra ho cambiato le mie abitudini. Dopo due anni mi sentivo cresciuta ma anche fisicamente stanca. Il divertimento era all’ordine del giorno ma lo stile di vita era incessante. Così nel 2009 ho deciso di tornare a casa. I miei due anni a Londra sono stati indimenticabili. Ho vissuto con tante persone nuove con le quali sono presto diventata amica perché ci trovavamo tutti nella stessa situazione: in una città che non era la nostra, senza famiglia e senza gli amici di sempre. Per questo fra di noi si è creato come una sorta di rapporto fraterno, ci sentivamo una famiglia oltre che amici o colleghi. È qualcosa che secondo me può succedere solo quando ci si trova a vivere un’esperienza del genere, perché a casa si rimane legati al proprio gruppo e si fanno amicizie nuove più difficilmente.

Quando sono tornata a Pinerolo ho dovuto cercare lavoro e l’inglese che ho imparato nei due anni mi è servito come buon biglietto da visita...

Consiglio un sito: www.gumtree.com. Mi è stato utile per cercare casa!»