Pinerolo Indialogo

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Pinerolo Indialogo

Settembre 2012


Dialogo tra generazioni
 
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 Lettere al giornale 

Dopo il tribunale...


Che cosa possiamo ancora perdere?

 

di Elvio Fassone

 

Pinerolo Indialogo - Anno 3 - N.9 - Settembre 2012

  E così Pinerolo si avvia a perdere il suo tribunale. Non è la prima spoliazione, tutt’altro: nel giro di pochi anni è toccato alla Conservatoria, poi al carcere, alla direzione dell’ASL, all’Azienda per il turismo, ai piccoli ospedali, alla ferrovia della Val Pellice e, nel campo privato, a decine di aziende che hanno chiuso i battenti o si sono trasferite altrove.

E’ come se si fosse diffusa la tacita convinzione che questo sia un territorio senza fisionomia e senza nerbo, buono come appendice ma non come centro propulsore. Una piacevole periferia, insomma, con un gusto un po’ retró di cavalleria e di guerre di religione ormai superate, con la placidezza della provincia che offre l’aria buona e la medicina allo stress, mentre les affaires si consumano altrove.

Sarebbe ingeneroso gettare la croce su qualcuno, ma la realtà ha una sua ruvidezza che si impone. Non si può fare a meno di ricordare gli innumerevoli convegni, seminari, riunioni, "tavoli", comitati, forum e dibattiti vari, nei quali il pregio era ritenuto quello di radunare il maggior numero possibile di soggetti ed enti, e l’unico risultato concreto era (non sempre) quello di stabilire la data dell’incontro successivo.

Visti gli esiti, forse è opportuno cambiare registro. In luogo del vocabolario un po’ consunto del "fare squadra, fare rete", del "valorizzare le risorse", delle sinergie, degli scenari e dell’attesa delle ideone che non vengono semplicemente perché non esistono, in luogo di questo rituale potrebbe giovare un capovolgimento di prospettiva.

Ad esempio, si potrebbe riprendere ciò che è già stato discusso ed elaborato in passato, e poi accantonato per inerzia, poiché sembra piuttosto stolto ripartire sempre da zero, come se solo noi fossimo in grado di progettare. Si potrebbe - dico sempre in punta di piedi - abbandonare l’illusione che più si è intorno al tavolo e più fioriscono le genialità, e sostituirla con la formula che dapprima si sceglie e si costruisce in pochi un progetto ragionevole, e poi lo si sottopone ai molti per un confronto, che non esclude la bocciatura, ma che almeno si muove su una traccia solida. E si potrebbe ancora, ad esempio, familiarizzare con il concetto che oggi un territorio ha tanta più autorevolezza, quanto più è sede di una qualche eccellenza, di un qualcosa che non c’è altrove, e che per ciò stesso è espressione di personalità e di vivacità creativa.

Vogliamo provare a sporcarci le mani con qualche indicazione? Proviamo. Nei primi anni 2000 si è sviluppato il progetto di fare del Museo della Cavalleria (il terzo in Europa, per rilevanza museale) un grande attrattore che combini la dimensione storico-scientifica con una fruizione turistica e ludica a largo raggio: il tutto culminato nella proposta di legge regionale n. 85 del 2005, sorretta da adeguati finanziamenti, poi dispersi: perché non ripartire di lì?

Ancora. Le università nelle sedi decentrate sono destinate a morte progressiva (e la nostra esperienza lo sta scontando): ma non è così per le università di eccellenza, tali che costituiscano un unicum, o quasi, nel panorama nazionale. A Pinerolo è stato messo a punto un dettagliato progetto di una laurea di secondo livello in "Scienza delle Alpi", con dimensione trans-frontaliera coinvolgente Francia e Svizzera, e con assenso a livello universitario: perché non pensare in grande, quando c’è un gran bisogno di una cultura scientifica della montagna?

Ancora. Autorevoli economisti affermano in modo argomentato che il trend delle de-localizzazioni delle imprese è destinato a rallentare ed a capovolgersi entro non molti anni. Perché non fare leva sulla constatazione che i poli industriali della cintura torinese sono vicini alla saturazione, e riprendere il progetto di un "interpello" (curato scientificamente dalla Facoltà di Economia) alle industrie, per sapere a quali esigenze specifiche il territorio dovrebbe dare risposta al fine di un loro possibile insediamento nel Pinerolese? e di riflesso individuare alcune poche richieste, sulle quali costruire un progetto finanziabile, tale da contrastare in modo durevole il dissanguamento che ci affligge. L’idea ebbe slancio e consensi in uno dei tanti "tavoli di crisi", nel 2005, poi si preferirono le grandi adunate.

E altro ancora. Se si vuole procedere secondo il consueto, si può proseguire. Col tempo, lo sappiamo, tutto si aggiusta. Male.