Pinerolo Indialogo

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Pinerolo Indialogo

Settembre 2012


Dialogo tra generazioni

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 Primo piano 



Intervista a Pietro Trossero, direttore de L'Eco del Chisone

Dove vanno Pinerolo e il pinerolese

di Emanuele Sacchetto

Pinerolo Indialogo - Anno 3 - N.9 - Settembre 2012

   Pietro Trossero è direttore de L’Eco del Chisone da 8 anni, ma è all’Eco da 50, come giornalista prima e vicedirettore poi. Un osservatorio privilegiato il suo, legato ai 148 collaboratori che ogni settimana fanno confluire al settimanale le informazioni sul territorio. Lo abbiamo incontrato per uno scambio di idee su Pinerolo e il pinerolese.

Per lei che città è Pinerolo e qual è il suo stato di salute?
Pinerolo è una città un po’ stanca. Ha vissuto per troppi anni all’ombra di una famiglia, quella dell’Avvocato Agnelli, e della loro fonte di occupazione: la FIAT. Ora, che mancano personaggi forti a guidare questo territorio, bisogna comprendere e accettare la necessità di un cambiamento di rotta. Penso ad esempio a come Pinerolo bene si presterebbe a diventare una città dei servizi, anche a servizio della terza età.

Un giudizio sull’Amministrazione Buttiero.
Il sindaco Buttiero ha senz’altro avuto il coraggio di rimettere un po’ (e sottolineo un po’) in moto la macchina comunale. Il più grande problema con cui ha però dovuto fare i conti è la scarsità di mezzi e fondi.

C’è una visione strategica di questa città? Una "Pinerolo come la vorrei" del 2020?
La Pinerolo del 2020 vorrei investisse (fin d’ora!! E non nel 2020!) sul trasporto su ferro. Sarebbe bello vedere finalmente la nostra città collegata a un sistema metropolitano, dotandosi di opportuni parcheggi in zona stazioni (penso alla caserma Bochard, che potrebbe contenere 400-500 posti auto). Auspico inoltre un collegamento autostradale che colleghi finalmente il pinerolese con la Val Susa. E per la linea Torre Pellice-Pinerolo sarebbe molto più conveniente il tram-treno (che tra l’altro a suo tempo avrebbe fatto risparmiare almeno un milione di euro per il rifacimento del ponte Chisone!).

Un giudizio sul centro storico di Pinerolo.
Alla fine degli anni ’60 era un ghetto. Ora è stato recuperato il più possibile. Il problema è stata la poca intraprendenza di pubblico e privato. Su modello di Saluzzo, Pinerolo potrebbe sviluppare moltissimo un centro storico ricco di attività, ad esempio di ristorazione. Perché non pensare ad esempio a un bel ristorante nel palazzo del Senato? Manca lungimiranza, manca una politica e una imprenditoria attive!

L’attuale classe politica pinerolese la convince? Le sembra all’altezza delle sfide che stiamo vivendo o c’è bisogno di un ricambio generazionale?
Il problema dell’età io credo sia relativo. Piuttosto ci vorrebbero persone più rappresentative del territorio. Persone che vivano il e sul territorio.

Un consiglio per gli amministratori di questa città.
E’ necessario prendere in mano il piano regolatore e disegnare una città diversa. Bisogna recuperare gli edifici, uno fra tutti l’ex Turk. Bisogna poi valutare l’opportunità di sviluppare più in altezza gli edifici, riservando così alla città più aree verdi. Buttiero, che come tutti i candidati sindaco, in campagna elettorale aveva convenuto sulla necessità di ridisegnare il piano regolatore, è tempo che si assuma le proprie responsabilità e agisca!

Pinerolo (ancora) città della cavalleria?
La Cavalleria è un bel ricordo per questa città, ma bisogna attualizzarlo. Il pinerolese ha il più grande concentrato di cavalli di qualità d’Italia, ma non è capace di fare squadra e di portare avanti un progetto comune, che vada oltre il sogno dei politici della scuola di cavalleria.

Il Pinerolese: una sfida per ripartire o un inutile fardello di cui si continua a parlare e portare il peso?
Bisogna comprendere che non sarà più possibile avere una fabbrica sotto casa. Un grave errore del passato è stato l’aver voluto per ogni paese una zona industriale. Questo tornerà forse a pagare finita la crisi, ma ora serve coesione, squadra, impresa. E soprattutto servono nuove iniziative.

E ora i giovani, forse l’unica e senza dubbio la più importante fonte per il futuro. C’è una vera politica a Pinerolo per i giovani?
Che ci sia o meno una politica giovanile, sono i giovani a doversi associare, entrare in comunicazione. Anche qui serve più che mai fare gruppo, entrare in organizzazioni, in partiti. I giovani devono fare rumore, parlare, dire e imporre la loro linea! I giovani devono essere forza per poter trainare!

Su quest’ultimo punto, da giovane, mi fermo a interloquire con Trossero.

Un punto di osservazione privilegiato il suo. Sempre un po’ dentro e un po’ fuori dalla politica. Certo il nostro giornale si pone proprio come megafono per la voce dei giovani. E fa molto piacere che un responsabile dell’ambiente come lei sposi la nostra idea e ci creda. Il rammarico lo troviamo invece sempre nella politica, nell’amministrazione. Perché è molto bello dire che i giovani devono "far rumore". Ma quando poi, molto cordialmente e pure poco rumorosamente le numerose associazioni di giovani a Pinerolo si scontrano con la macchina comunale (e non parlo solo di burocrazia, ma di persone, cedevoli dunque anche a "conoscenze personali"!), chiedendo semplici permessi, autorizzazioni trovano iter impraticabili e musi diffidenti! Il "rumore", direttore, noi ci impegniamo tantissimo a farlo, ma forse le orecchie di chi dovrebbe ascoltare, non avvezze alla nostra "musica", credono sia solo "fastidio" il nostro. E chiudono la finestra.                Emanuele Sacchetto