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Dialogo tra generazioni

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 Personaggi 

Intervista ad Antonio Mileto

Cuore e passione per la musica

di Gabriella Bruzzone

Pinerolo Indialogo - Anno 1 - N.1 - ottobre 2010

Antonio Mileto, classe 1978, diplomato al Liceo "Porporato" e laureato al Dams con indirizzo musicale, ampia esperienza all’estero, è tra gli ultimi arrivati nel campo della strumentazione musicale pinerolese.
La musica, un lavoro, ma soprattutto una grande passione. Da quanto la coltivi?
Dai tempi delle medie, quando mi sono avvicinato allo studio della chitarra e poi del pianoforte, che è diventato il mio primo strumento, quindi al canto.
Com’è nata l’idea del negozio di musica?
È arrivata dopo sei anni di stagioni in giro per il mondo suonando il pianoforte. Dopo tanti viaggi mi ero un po’ stufato. Così quando mi sono fermato mi sono chiesto: "E ora?" Avevo un po’ di soldini da parte, non molti, e ci ho provato. Ho fatto un po’ come mi ha detto mio papà: "Immagina, se non va, di distruggere una bella macchina, come se fossi andato contro un muro e ne fossi uscito illeso". Fortunatamente invece è andata bene.
Com’è per un giovane d’oggi aprire un’attività in proprio?
È sacrificante, ma non tanto dal lato economico, perché si può iniziare con piccole somme che poi, se si lavora bene, diventano delle grandi somme. Il punto di partenza è la voglia di lavorare, poi sicuramente la professionalità. Di certo non si può iniziare guardando sempre l’orologio o pensando di avere le ferie pagate o di mettersi in mutua. Quando ci si mette in proprio l’unico pensiero è il cliente: riuscire a dargli un buon prodotto, porsi sempre con grinta e con un sorriso, cercare di risolvere i suoi problemi, a costo di rinunciare al proprio tempo libero. Nella società dei grandi numeri il cliente ha bisogno di sentirsi coccolato.
Quanto è stato importante il supporto della tua famiglia?
È stato fondamentale. Noi italiani viviamo per la famiglia. Mi hanno sempre sostenuto nell’idea e nella realizzazione del negozio. Diciamo che ce l’avrei fatta anche da solo, ma all’inizio sorgono le paure: le cose potrebbero andare bene ma anche male. Per quanto riguarda lo studio, invece, mi hanno sempre lasciato fare. Non mi hanno mai consigliato di buttarmi nell’ambito artistico, è stata una decisione mia.
Un futuro nel campo musicale: quanto c’è di sogno e quanto di concreto?
Di gente brava ne ho sentita tanta ma penso che oggi il mondo musicale sia più difficile proprio perché si è in tanti e anche perché la discografia ora è vista come una moda. Il tempo in cui viviamo è frettoloso, tutto cambia e tutto passa senza che ce ne accorgiamo. Mi ricordo che una volta, quando mio padre regalava un disco a mia madre, si ascoltava la canzone migliaia di volte. Oggi invece una canzone prende subito il posto di un’altra canzone bella e così via. È tutto ridotto ad un circolo di novità continue. Però non significa che la qualità non venga premiata. Nella mia carriera di musicista ho conosciuto molte persone talentuose ma non tutti alla fine fanno i musicisti. Molti miei amici vivono di musica: sono maestri, compositori, arrangiatori. Essere musicista non significa per forza passare alla radio o in televisione. Significa anche solo coltivare la propria passione.
Qual è il rapporto dei giovani pinerolesi con la musica e con te?
Ottimo! Devo il mio successo sicuramente a loro. Non credevo che ci fosse così tanto desiderio di entrare in questo ambito. Sono felice più che altro per la grande fiducia che mi dimostrano e io cerco di ripagarli venendo loro incontro.