Pinerolo Indialogo

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Dialogo tra generazioni

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 Arte&Spettacolo 

Al Teatro del Lavoro e al Teatro Incontro

40 contro quattrocento: chi vince?

di Maurizio Allasia

Pinerolo Indialogo - Anno 1 - N.2 - Novembre 2010

   A Pinerolo, ad ottobre, si sono visti due spettacoli molto diversi tra di loro, anche come quantità di pubblico presente in sala.

Il 16 ottobre al Teatro del Lavoro, Claudio Canal, attore, scrittore e affabulatore, ha portato in scena Guerra maschile: Canal, solo sulla scena, recita, legge, canta, suona, discute con il pubblico e mette il proprio corpo al servizio della scena, raccontando di una "sex-war" di cui nessuno sembra parlare, la violenza di genere a senso unico. Uomini che uccidono le donne perché le amano, in un cortocircuito linguistico e mediatico che finisce per essere sterile bollettino di vittime invece di analisi culturale.

Una scrittura mai banale e sempre provocatoria, ironica e feroce allo stesso tempo, uno sguardo sulla donna fatto di un femminismo moderno e per niente anacronistico. Una guerra di idee al maschilismo culturale declinato in machismo biologico, dove tutti (ambosessi) si vantano di avere "due palle così" ma non si accorgono di essere figli naturali di un patriarcato che ha origini storiche lontane e nel suo crepuscolo si fa più violento che mai.

Le 40 persone presenti in sala non hanno di certo reso il giusto tributo al notevole impegno autoriale, in un sabato sera che sarà presto dimenticato.

Non dimenticheranno invece le oltre 400 persone presenti al Teatro Incontro il 22 ottobre per "Dai tetti in giù" di Franz Coriasco, "una pièce teatrale a mezza via tra il musical, la commedia e il reading" sulla vita di Chiara "Luce" Badano, una ragazza ligure appartenente al movimento dei Focolari scomparsa nel 1990 a quasi 19 anni a causa di un osteosarcoma e beatificata nel settembre scorso.

Lo spettacolo vede sulla scena il personaggio autobiografico interpretato dall’autore, "un agnostico arrabbiato (anche con quel Dio per lui inesistente)", due donne impegnate in una sorta di controcanto spirituale e biografico, una ballerina e una musicista al pianoforte e alla chitarra.

«Un copione che sfugge i cliché delle agiografie classiche e come tale concepito anche per un pubblico "laico"», secondo Coriasco: non si vede però come una narrazione fatta di parabole, di un agnosticismo retorico e facilone (i dialoghi con Dio fatti di "santa putrella" politicamente corretti e dell’ennesima citazione prevedibile di Giobbe) possa essere considerato "laico".

La vita di Chiara Badano si mostra come archetipo di perfezione e integrità invece che come approccio critico e realmente dubbioso alla fede e alla sofferenza umana. La vita di una beata non potrebbe essere interpretata diversamente, si obietterà, ma quando anche una bocciatura scolastica diventa sic et simpliciter un’ingiustizia e si ribadisce decine di volte come il dolore debba essere accettato perché avvicina a Dio e ne è la volontà ("Se lo vuoi tu, Gesù, lo voglio anch’io", "Se adesso mi chiedessero se voglio camminare, direi di no, perché così sono più vicina a Gesù"), si cade sì nell’agiografia unidirezionale.

Occorre attenzione e onestà, infine, nel parlare di malattia e soprattutto una scrittura all’altezza: non certo liquidare il complesso tema della bontà di Dio chiedendogli per esempio, in un susseguirsi di contrasti umani, perché fa nascere "uno Einstein e l’altro autistico".