Pinerolo Indialogo

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Dialogo tra generazioni

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 Nuvole sopra i venti 

Cosa sta cambiando nei giovani

Quant'è bella giovinezza

di Fiammetta Bertotto

Pinerolo Indialogo - Anno 1 - N.3 - Dicembre 2010

  Non è mai facile parlare dei giovani; tentare poi di definirli, inquadrarli in uno scompartimento, troppo spesso corrotto da pregiudizi, credo sia sufficientemente sbagliato. Non va infatti dimenticato che ogni generazione, ogni gruppo, ogni individuo, è a sé stante e che, quindi, gli occhi di chi a questi guardano devono essere liberi dalle famigerate fette di prosciutto che ne potrebbero offuscare la vista.

Fatta questa premessa, è pur vero che è giusto studiare e analizzare i trend del passato e quelli attuali, nel tentativo di capire quali percorsi e posizioni sia più giusto intraprendere in conformità a come - e verso dove - la massa si muove. Partiamo allora dalle sfere più private: la famiglia e il rapporto che con essa i giovani italiani tendono ad instaurare. Secondo le statistiche, i legami si son fatti man mano più stretti: i giovani sono cioè propensi a rimanere "giovani" più a lungo (quanti trentenni vivono ancora nel nido?) e, perciò, sentono per più tempo il bisogno di trovare sostegno e supporto nei genitori e negli affetti più cari, i quali inevitabilmente garantiscono loro le risorse e gli appoggi richiesti. È una realtà di cui si sente parlare spesso, tanto più in Italia dove, diciamolo pure, le politiche pubbliche rivolte alle fasce più o meno giovani della società sono pressoché inesistenti. La prima conseguenza che se ne trae è proprio una progressiva mancanza di fiducia verso le istituzioni di governo da parte delle nuove generazioni, le quali, consapevoli della precarietà nostrana, aspirano con sempre maggior forza a realizzare i propri sogni rivolgendosi altrove, fuori dal Paese. Del resto, i nostri tempi sono fatti di social network (facebook, myspace) e tecnologie attraverso cui le giovani identità hanno trovato un nuovo modo per svilupparsi ed autodefinirsi e lo fanno guardando al globale, ovvero, avendo la possibilità di porsi a confronto con i giovani di tutto il mondo e di conoscere in presa diretta ciò che esso, lontano dal singolo contesto locale, può offrire loro. Tuttavia allo stesso tempo, si ha la percezione che i ragazzi e le ragazze d’oggi siano più accorti e prudenti nei confronti del domani rispetto a quanto lo siano stati i loro genitori, eredi degli sconvolgimenti e degli entusiasmi sessantottini. Detto altrimenti: i ventenni e trentenni del 2010 spesso non guardano all’altrove per genuina esterofilia, pieni del coraggio che una passione di questo tipo abbisogna, ma piuttosto soprattutto perché sentono che non possono fare altrimenti, perchè non vedono un futuro felice nel loro amatissimo e dannato Paese. Non è cero una bella presa di coscienza, eppure non è necessariamente tutta negativa. Forse io, ventenne del 2010, sono troppo ottimista, ma voglio sperare che questo desiderio di realizzazione personale che porterà molti dei miei coetanei a lasciare la terra natia si dimostri, nel lungo periodo, l’utile chiave di svolta e d’interpretazione per aprire nuove porte alle prossime generazioni italiane.

Quant’è bella giovinezza. che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza.
Lorenzo De’ Medici.