Pinerolo Indialogo

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Dialogo tra generazioni

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 Politica in Pinerolo

Elezioni Comunali 2011

Dibattito

Pinerolo come la vorrei/1

di Carlo Zanzottera

Pinerolo Indialogo - Anno 1 - N.3 - Dicembre 2010

  Nella prospettiva delle elezioni comunali del 2011 abbiamo messo in campo questa rubrica per riportare le aspettative dei cittadini dai futuri amministratori della nostra città. Ascolteremo persone di varia estrazione sociale e professionale. Incomincia Carlo Zanzottera, già Preside dell’Istituto Buniva

Ipotizzare una configurazione di "Pinerolo futura" può essere presuntuoso, ma è anche necessario, per ciascuno di noi, prefigurare un campo di azione, certo con una doverosa carica di realismo ma anche con un’apertura all’immaginazione e all’utopia.

Il Pinerolese è un territorio composito, anche ricco di contraddizioni, ma forte di un grosso patrimonio di esperienze e iniziative, sostenute anche da strutture organizzative di lunga storia. Ma il mondo futuro richiede approcci culturali e progettualità nuovi sul concetto stesso di territorio e sulla sua vivibilità: l’esistente va rimodellandosi giorno dopo giorno per l‘incalzare di una "realtà globale" e di uno sviluppo tecnologico e di "conoscenza" che stentiamo a fare nostri e a declinare nella nostra identità individuale e collettiva.

In questo contesto globale di sfida, il Pinerolese e ancora più Pinerolo come centro capofila, può diventare territorio di raccordo per forme di vita dove la partecipazione culturale può e sa trovare una sua forza propositiva e attuativa, senza farsi assorbire da facili omologazioni o cadere in una egoistica estraneità.

Uno dei centri nevralgici, strategico per sua natura, è certamente la scuola, nelle sue diverse articolazioni, che raccoglie le problematiche dei diritti e dell’educazione alla cittadinanza, nonché della formazione alla vita sociale e lavorativa. La scuola non può più essere autoreferenziale, ma deve essere ascoltata, coinvolta e valorizzata, vissuta cioè come istituzione primaria dove si affrontano e sviluppano i grandissimi problemi dell’accoglienza, della consapevolezza individuale e sociale, dell’orientamento, delle competenze, della prospettiva sociale e lavorativa dei giovani, dell’attenzione alle fasce deboli, della democrazia....

L’Amministrazione pubblica, nel suo insieme, può rafforzare la sua organizzazione per dare rilevanza culturale a questo tema, anche con un ruolo forte di intermediazione con le strutture istituzionali di pro-grammazione regionale e provinciale.

Altro elemento, a impatto immediato, è una azione politica, forte e continua, che, raccogliendo gli sforzi che le Amministrazioni e la cosiddetta "società civile" hanno già fatto, consenta una visione unitaria e responsabile del territorio. Bisogna rafforzare o creare un progetto per una cultura partecipativa di raccordo che rispetti le autonomie e le responsabilità: in questo campo la relazione e la comunicazione istituzionali devono trovare un nuovo codice e nuova organizzazione che sappiano gestire la "rivoluzione antropologica" che stiamo vivendo.

I due nodi convergono verso una sintesi praticabile che mi pare di poter individuare nella "competenza alla cittadinanza": sintesi che richiede uno sforzo di unitarietà fra le varie forze (imprese e amministrazioni, associazioni, enti, mondo del volontariato e tutte le energie umane che operano sul territorio) che puntino alla responsabilizzazione sui temi della relazione fra cittadini, del lavoro, dei diritti civili, della solidarietà alta, della vivibilità ambientale/sociale.

E su questi temi occorre improntare anche gli inter-venti operativi sullo sviluppo, sul lavoro, sull’ambiente e sulla salute, sulla vivibilità, magari provando, a partire dal nostro "particolare", a non pensare solo al P.I.L.

Sicuramente si pone il problema delle risorse, a tutti i livelli, ma perché non approfondirlo facendo intervenire la riflessione sui principi a denominatore comune della sussidiarietà, della solidarietà, del dono a livello comunitario territoriale? I segnali di una "nuova economia" possono essere raccolti, coordi-nati e trasferiti alle persone, alle intelligenze, e alle sensibilità ben presenti nel nostro territorio e su tutte le fasce sociali e "anagrafiche".

Quanto esposto non dimentica che nel vivere quotidiano sono presenti anche esigenze di qualità tecnica e di efficienza organizzativa per la vita del cittadino e che le Amministrazioni sono sommerse spesso da sollecitazioni e emergenze improvvise: istanze, però, che non escludono, anzi spesso rafforzano, i nodi sopra esposti. E’ possibile, così, provare a cercare nell’esperienza di vita di comunità/territorio, una sintesi fra il pensare, il comunicare e il fare.