Pinerolo Indialogo

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Dialogo tra generazioni

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 Primo piano 

50 anni di Cineforum Pinerolo

Più di mille le pellicole proiettate

di Maurizio Allasia

Pinerolo Indialogo - Anno 1 - N.3 - Dicembre 2010

   Il 1964 è l’anno in cui Nelson Mandela venne condannato all’ergastolo per azione armata, sabotaggio e cospirazione contro il proprio Paese e Jean-Paul Sartre rifiutò il Premio Nobel per la letteratura perché "nessuno merita di essere consacrato da vivo". È l’anno in cui uscirono tre film che hanno scritto la storia del Cinema, Per un pugno di dollari di Sergio Leone, Il dottor Stranamore di Stanley Kubrick e Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini.

Ma il 1964 è anche l’anno in cui alcune personalità di Pinerolo, riunite in un gruppo di amici, si resero conto che "il raggio di luce proiettato nel buio di una sala ci avrebbe portato a grandi rivelazioni, a un linguaggio, ad una comunicazione emotiva, ad una formazione culturale, come avevano sperimentato i fratelli Lumiere nel 1885, scoprendo la vitalità delle figure, forse la più grande scoperta del secolo": nacque così il Cineforum Pinerolo, circolo FIC (Federazione Italiana Cineforum) tra i più antichi d’Italia, da queste parole di Renato Storero, classe 1925 e presidente storico dell’associazione. Un manifesto programmatico, una concezione dinamica di immagine e di cinema, in grado di cambiare la visione del mondo, di tradurre le idee e le parole in figure vive, di influenzare le opinioni e di segnare la Storia. "L’immaginazione al potere" verrebbe da dire, e in fondo eravamo in pieno pre-’68, epoca d’oro del cinema intellettuale.

Il Cineforum di Pinerolo subì nel corso degli anni molte peregrinazioni tra le sale della città: dagli esordi al Teatro Roma di Via del Pino, locale di proprietà della diocesi, dove il "blasfemo" Viridiana di Bunuel suscitò scandalo e tendenze censorie al Cinema Ritz di oggi, passando per il Cinema Italia, il Cinema Nuovo di Via Buniva, il Cinema Primavera di Via Marro e con una tappa addirittura al Teatro Sociale, nel periodo appena precedente all’incendio che lo ridusse in cenere.

Ma se il luogo delle proiezioni è stato spesso una variabile, costanti sono invece sempre state la risposta e la passione del pubblico: dalle seicento persone al Nuovo alle circa duecento degli ultimi anni, la stagione del Cineforum ha quasi sempre significato avere la sala piena di donne e uomini alla ricerca di altro cinema.

Un’offerta cinematografica diversa per molti aspetti. Innanzitutto, storicamente, i circoli di cineforum sono riusciti a creare e a consolidare dei circuiti cosiddetti d’essai, che continuano ancora oggi a portare sui grandi schermi di provincia film che vengono accantonati dalla distribuzione commerciale perché poco redditizi in termini d’incassi. Passaggi unici in sala, è vero, ma che hanno permesso la divulgazione di opere fondamentali ad un pubblico molto più vasto e non solamente urbano. L’altro aspetto fondamentale è quello di aver coinvolto e accompagnato diverse generazioni di cinefili, portando avanti negli anni "riti" e abitudini culturali differenti da quelle della fruizione cinematografica tradizionale: la tessera che "abbona" e fidelizza lo spettatore, lo rende membro di un club di appassionati; la discussione alla fine della proiezione, quel leggendario "dibattito" contro cui ironicamente si scagliò l’esordiente (e supercinefilo!) Nanni Moretti nel suo Io sono un autarchico, ma che nei primi anni a Pinerolo si concretizzava in fluviali sedute di analisi e riflessione; la possibilità, soprattutto in anni recenti, di entrare in contatto con il mondo del cinema dalla parte degli addetti ai lavori, incontrando registi, attori, critici cinematografici.

In quasi mezzo secolo di attività più di mille pellicole hanno brillato a Pinerolo nel buio delle sale, tra il mormorio di approvazione o di severa critica del pubblico e la coscienza comune di intenti e di partecipazione per "fare cinema" anche noi, nel nostro piccolo. Film da tutto il mondo, cinematografie vicine e lontane, acclamate o poco esplorate, grandi cineasti e talentuosi esordienti, film d’animazione e documentari, cicli e retrospettive. Capolavori e "cagate pazzesche", per citare un’altra celebre scena. Sopravvivendo caparbiamente all’home video e al video noleggio, all’esplosione delle ricche multisale, alla pirateria e all’aumento dei costi di distribuzione, al fisiologico esaurirsi della spinta propulsiva dei modelli associativi e aggreganti, soppiantati dalla solitudine ai tempi della tecnologia di massa.

Proprio nel 1964 Jean-Luc Godard dichiarò in un’intervista: "Ora ho delle idee sulla realtà, mentre quando ho cominciato avevo delle idee sul cinema. Prima vedevo la realtà attraverso il cinema, e oggi vedo il cinema nella realtà."

Cinema e realtà. Per continuare a dare una risposta a chi periodicamente torna alla carica decretando la morte imminente della settima arte perché non più adatta a rappresentare il presente e la sua modernità, i "nomadi del cineforum" sono diventati gli stanziali del cinema che continua a lottare.