Pinerolo Indialogo

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Dialogo tra generazioni

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 Lettere al giornale 

A vent'anni da "Mani pulite"

Attendiamo ancora 
cieli nuovi e terre nuove

di Elvio Fassone

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.10 - Ottobre 2011

 A quasi vent’anni di distanza dall’esordio di "Mani pulite" si ha la sensazione che la situazione, in termini di degrado del costume pubblico, sia addirittura peggio di allora. E’ davvero così? che cosa si può fare?

La corruzione, o baratteria, secondo uno schema classico di millenni, è la condotta di chi, essendo investito di una funzione pubblica, la esercita in modo distorto in cambio di un vantaggio proprio. Quando la funzione è religiosa, la vendita si chiama simonia. Quando l’oggetto della vendita sono le prestazioni sessuali, si chiama prostituzione.

La concettualizzazione di questa vendita indebita, ed il vocabolario che la registra con connotazione negativa, ci dicono che il sentire comune ha percepito da sempre che vi sono dei beni e dei valori che si sottraggono al mercato: l’imparzialità di una funzione pubblica, l’orientamento delle anime, la sacralità del corpo destinato all’amore. Non tutto si può comperare, non tutto si può vendere.

La stagione presente ha diluito questa percezione sin quasi ad annullarla. Dai tempi di "Mani pulite" l’area del non vendibile è stata erosa a tal punto da non contenere quasi più nulla. Alla corruzione nucleare o episodica (tu mi dài una somma ed io ti faccio avere un appalto) già allora si era affiancata la corruzione ambientale (per lavorare in un certo ambiente, occorre elargire somme ai singoli od alle forze politiche). Oggi si è di fronte alla corruzione avvolgente, o progressiva, che consiste nel circondare il titolare di un qualche potere con una serie di seduzioni anche non strettamente patrimoniali (le prestazioni sessuali, l’appartamento gratuito, l’entrare a far parte di un giro, le vacanze lussuose pagate, la visibilità televisiva o sui media, i viaggi su aerei privati o di stato), sì che si spezza il rapporto diretto tra l’utilità ricevuta e l’atto contrario ai propri doveri, e ne scaturisce un’aspettativa morbida e generica, una compiacenza di rete e bilaterale: il favore illecito che seguirà a questo avvolgimento scaturirà in modo naturale, come esercizio narcotizzato del potere discrezionale di scegliere, di cui il beneficiato è titolare.

Questo costume aumenta a dismisura la sua capacità corruttiva: lo scambio di favori non è più percepito come un reato, ma come una simmetria di condotte benevole; l’oggetto dello scambio si estende ad aree smisurate, anche neutre oggi, ma foriere di privilegi domani; nel baratto entra con ampiezza ieri sconosciuta la vendita del corpo, e questa vendita non è soltanto il compenso per l’infedeltà al dovere pubblico, ma corruzione essa stessa sull’altro versante, quello della donna (talora anche dell’uomo) che usa il corpo per affermarsi.

Lo sfondo di questa mercificazione universale è la caduta della riprovazione sociale. L’"entrare nel giro" allenta il nesso dello scambio tra l’utilità ricevuta e l’atto illecito. La cessione del corpo non è prostituzione, ma utilizzo della bellezza come strumento di affermazione ("la bellezza è un valore - ha declamato l’avvenente Terry nel suo decalogo per le giovani - se sei bella e ti vuoi vendere devi poterlo fare, se sei racchia e fai schifo devi restare a casa: è così da che mondo è mondo").

Noi (il noi include probabilmente la maggioranza dei cittadini, ma è una maggioranza assuefatta e rassegnata) attendiamo i cieli nuovi e le terre nuove con la malinconia di chi sa che non li vedrà. Sappiamo però che i baccanali sono sempre esistiti, ma non hanno impedito l’evolvere delle coscienze; sappiamo che dove c’è potere ivi c’è la tentazione di abusarne, ma molti uomini e donne tuttavia lo hanno esercitato con probità; sappiamo che il pesce comincia a marcire dalla testa, ma la democrazia ci permette di buttarlo a mare; che molto conta la presentazione di modelli di vita, e dunque è possibile presentarne di diversi. In aria nuova.