Pinerolo Indialogo

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 Eventi 

Sabato22 e domenica 23 Ottobre a Cumiana

Olio, olive e prodotti tipici


di A.D.

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.11 - Novembre 2011

   Era il 2008 quando è nata a Cumiana la prima rassegna di "Olio e olive" per festeggiare la prima frangitura. Iniziativa voluta da un piccolo gruppo di appassionati di coltura biologica della terra (successori o un po’ complementari alla manifestazione "Naturalmente Cumiana" inventata da Mario Migneco nel 1994 e che al suo apice ha raggiunto i 30.000 visitatori), che ha rilanciato la coltivazione di questa pianta, scomparsa da secoli per via della glaciazione. La volontà di mantenere il successo, ma anche il desiderio di rinnovare una manifestazione un po’ ripetitiva, oltre alla necessità di risparmiare nelle spese, ha indotto gli organizzatori (in primis il Comune e la Coldiretti) a cambiare formula ampliando la rassegna a tema per cui il nome della manifestazione è diventato "Pinzimolio e frutti della terra", e alle olive sono stati accompagnati altri prodotti dell’agricoltura e della frutticoltura autunnale. Alla rassegna svoltasi sabato 22 e domenica 23 hanno partecipato 80 espositori, con ospiti i produttori di altre regioni italiane. Quindi non più solo un prodotto a caratterizzare la rassegna cumianese, come in altre manifestazioni locali (la mela a Cavour, il peperone a Carmagnola, ecc.), ma anche patate, mele, carote e tutti i prodotti e i loro piatti tipici del territorio.

La frangitura delle olive tuttavia è la curiosità che ha mobilitato le persone in questi anni e un po’ anche in questa rassegna. Ne parliamo con l’architetto Pierluigi Chialva, proprietario dell’azienda agricola Mimosa sita nella collina di Santa Brigida in Pinerolo e che produce l’olio denominato Besuc. Quanti sono i coltivatori di olive nel Pinerolese? «A Cumiana ce ne sono un’ottantina, mentre in Pinerolo e nel primo circondario sono circa un centinaio. Solo nella collina di Santa Brigida siamo una decina». Un vero e proprio boom di olivicoltori verrebbe da dire: «Effettivamente sì. Le ragioni non sono tanto legate a un possibile facile guadagno che non c’è e non ci sarà mai, ma a un progetto regionale avviato nel 2005 che aveva la finalità di recuperare i terreni incolti. Questa idea si è diffusa fino a contagiare decine di persone, che avendone la possibilità hanno impiantato decine o centinaia di piante». Quindi è più una passione che un’impresa? «Sicuramente. Si risponde all’esigenza concreta di tenere puliti i terreni, ma pure al piacere di farsi un buon olio di qualità in proprio e poi, se si riesce, anche a vendere il surplus in occasione di manifestazioni come quella di Cumiana».

 

                        
                  
L’olivicoltura nel Pinerolese
La presenza dell’olivo in Piemonte ha origini piuttosto remote; sembra che le prime piante siano state portate dai legionari romani. Al Medioevo risalgono le prime testimonianze scritte, riguardanti il Monferrato, il Novarese, il Canavese, il Chierese, nonché la Val Pellice. Qui sono i valdesi che, migrando dalla Bassa Provenza per mettersi ai riparo dalle persecuzioni religiose, portano con sé la coltura dell’olivo.

La massima diffusione va ricondotta alla seconda metà del XIII secolo, per via di un periodo climatico molto mite. All’inizio del XIV secolo, però, con l’irrigidimento del clima in tutta Europa gli oliveti nel nord Italia scompaiono, sebbene pochi esemplari continuino a sopravvivere. Con il passare dei secoli, in piccola quantità, l’olivicoltura ritorna, ma nei primi decenni del Novecento viene totalmente abbandonata. Alle porte del terzo millennio avviene una ripresa di questa coltivazione, anche grazie ai cambiamenti climatici tuttora in atto, e nel 2003 nasce a Vialfré l’Associazione Piemontese Olivicoltori (ASSPO) e a Cumiana l’ASSOAP (Associazione Olivicoltori Alpi Piemontesi - Cumiana). La toponomastica piemontese reca memoria dell’antica tradizione: nel pinerolese abbiamo Monte Oliveto, a Pinerolo, e la frazione Tavernette di Cumiana, che gli anziani ancora chiamano Oliva.


I numeri dell’olivicoltura in Piemonte

A settembre 2006, sono stati censiti in Piemonte 591 olivicoltori che hanno messo a dimora oltre 49.300 piante di olivo su una superficie di oltre 155 ettari. Le aziende agricole sono di dimensione medio piccola; infatti, ci sono solo poche aziende che hanno in coltivazione un numero di piante superiore a 500. La maggior parte ha oliveti composti da un numero esiguo (inferiore a 50).
Distribuzione territoriale. Un terzo circa delle piante è localizzato nella provincia di Torino (33,77%), seguita dalla provincia di Alessandria (31,78%). Molto inferiore è il numero di piante presenti nella provincia di Asti (17,43%), Cuneo (15,33%). Anche nelle altre province esistono oliveti anche se in numero molto inferiore.
Produzione. I dati sulla produzione sono da considerarsi parziali. È molto difficile quantificare la produzione di olio in quanto diverse aziende fanno delle piccolissime produzioni (<10 litri). Solo poche aziende hanno dichiarato di avere produzioni superiori ai 50-100 litri.
Prospettive. Dal censimento è risultato che il numero degli impianti negli ultimi anni è in forte aumento. Dal 2004 sono aumentati in modo esponenziale; le ipotesi di questo ritorno probabilmente sono da ricercare nella minore richiesta di lavoro rispetto alle vigne, nel recupero dei terreni incolti o nella possibilità di guadagno dalla vendita dell’olio. da http://www.asspo.it (sito dell’Associazione Piemontese Olivic
oltori)