Pinerolo Indialogo

MAGAZINE DI CULTURA E DI INFORMAZIONE LOCALE

 



Home page
Redazione
Contatti
Archivio
Album fotografico
Testate giornalistiche
Links utili
 
   

 


 




Dialogo tra generazioni

Home Page :: Indietro

 Lettere al giornale 

Gli eccessi della violenza

La fatica della democrazia

di Elvio Fassone

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.11 - Novembre 2011

Siamo rimasti sconvolti dalle violenze dei "black block" a Roma, ma anche dall’assassinio di Gheddafi: siamo condannati alla violenza sempre?

  C’è qualcosa che può collegare il sacco di Roma ad opera del "blocco nero" il 15 ottobre con il brutale ammazzamento di Gheddafi pochi giorni dopo? e magari con l’assassinio di Osama Bin Laden, e con le torture ai terroristi per impedire altri attentati?
   Sempre cercando di evitare forzature di comodo, si può rispondere di sì. Il possibile trait d’union è la presenza di una reazione eccessiva ad un’azione condannabile, eccesso che inquina la causa giusta e ne riduce di molto l’efficacia. Detto altrimenti, è lo scavalcamento delle regole dello stato di diritto, motivato dal fatto che lo stato di diritto era già stato gravemente offeso in modo speculare: dallo schiacciamento di un’intera generazione di giovani, dalle torture del dittatore, dalle stragi dei terroristi.
   In questi e simili casi riaffiora la tentazione che fu scolpita neppure troppo tempo addietro nello stato di eccezione, per cui in atrocioribus iura deficiunt : contro i delitti troppo atroci non si può pretendere che siano applicate tutte le garanzie della legge, la democrazia non può spingersi a tutelare anche chi la vuole distruggere, e in fondo la parola "giustiziare", applicata alla pena di morte, sta a significare che anche questa sanzione estrema risponde a criteri di giustizia elementare.
   Che cosa rispondere? Le espressioni di condanna vengono facilmente alla bocca: non è ammissibile in nessun caso bruciare un blindato dei carabinieri, non è giustificabile ammazzare in quel modo un prigioniero, né torturare un detenuto per salvare altre vite. Ma è pur vero che è facile parlare di regole, di misura e di umanità per chi non ha sperimentato le stragi e le torture volute da Gheddafi, per chi ha un lavoro sicuro e retribuito, o, viceversa, per chi non ha visto bruciare la propria auto nei viali di Roma messi a ferro e fuoco.
   Tuttavia è necessario ripeterlo. La democrazia non è soltanto una procedura per designare i propri rappresentanti. E’ anche un corredo imprescindibile di virtù democratiche, tra le quali la fatica del muoversi nella cornice di certi confini, perché questo è l’unico modo di preservare la democrazia stessa. E’ vero che la democrazia combatte contro i suoi nemici con un braccio legato dietro la schiena, e per questo certe volte sembra condannata alla sconfitta. Ma è anche vero che se libera il braccio dai legami, cioè dalle regole che essa stessa ha proclamato, così facendo si allinea ai suoi nemici, diventa simile a loro, perde la sua superiorità rispetto ad essi, e non ha più una dignità superiore che giustifica, cioè rende "giusta" la sua reazione. Su questo bisogna sforzarsi di non transigere.
   Però non ci si può fermare a questo. La fatica democratica esige anche altre cose: che non ci si lasci ipnotizzare dalla brutalità degli eccessi al punto da dimenticare gli antecedenti che li hanno scatenati. La cecità politica del "blocco nero", unita alla criminalità dei loro gesti, ha oscurato non solo la composta protesta degli altri, ma la realtà vera, profonda e diffusa dell’ingiustizia sociale che ha spinto milioni di persone a scendere nelle piazze di tante città italiane (e, sul versante libico, a dimenticare che il tiranno ha prosperato e massacrato impunemente i parenti dei suoi uccisori grazie anche alla sudditanza di gran parte dell’occidente).
   Nessuna solidarietà e nessuna attenuante per gli eversori di Roma; ma nessuna complicità con quanti sfruttano il blindato in fiamme, riprodotto sino alla sazietà, per distogliere o per attenuare l’attenzione dovuta a quanti reclamano un vero stato di diritto, fatto non solo di leggi da osservare ma anche del diritto ad una vita dignitosa.