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Pinerolo Indialogo

Novembre 2011

Dialogo tra generazioni


 Personaggi 

Irena Sendler
Per continuare la catena della memoria

di F.N.

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.11 Novembre 2011

   A 60 anni di distanza dalla fine della Seconda guerra mondiale le atrocità commesse le abbiamo quasi tutte conosciute: sei milioni di ebrei, 20 milioni di russi, 10 milioni di cristiani... sono stati assassinati, massacrati, violentati, bruciati, morti di stenti e umiliati! I gesti di bontà e di eroismo (alla Schindler o Perlasca) però non sono tutti noti. Ogni tanto si scopre qualche eroe o eroina, che è vissuta nel silenzio salvo la scoperta per caso delle sue gesta. Così è stato per Irena Sendler, una giovane polacca, che ha salvato più di 2500 bambini ebrei. La sua storia è stata scoperta nel 1999 da un gruppo di studenti americani e da allora sta girando in rete. Volentieri le dedichiamo questa pagina dei personaggi.

 

   
Poco più di tre anni fa è venuta a mancare una signora di 98 anni di nome Irena Sendler (Varsavia 15 febbraio 1910 - 12 maggio 2008). Nata in una famiglia cattolica polacca e sconosciuta ai più, la storia della sua vita è stata scoperta nel 1999 da alcuni studenti di un college in Kansas, che hanno lanciato un progetto internazionale per la divulgazione di vita e opere.

Durante la seconda guerra mondiale Irena, assistente sociale, ottene il permesso di lavorare nel ghetto di Varsavia, come Idraulica specialista. Aveva un ‘ulteriore motivo’ per questa sua attività: era al corrente dei piani che i nazisti avevano per gli ebrei (essendo tedesca di origine).

Nel 1942 entrò nella resistenza polacca e il suo movimento clandestino, «Zegota», la incaricò delle operazioni di salvataggio dei bambini ebrei.

Irena portò in salvo migliaia di neonati nascondendoli nel fondo della sua cassetta degli attrezzi che portava nel retro del suo camion. I bambini più grandi li nascondeva in un sacco di iuta.

Fino a quando poté, portò via dal ghetto di Varsavia i piccoli ebrei con un’ambulanza, in seguito con il suo camion da lavoro.

In questa sua opera ebbe l’idea di mettere a fianco dell’autista un cane grande, che aveva addestrato ad abbaiare quando i soldati nazisti entravano e uscivano dal ghetto. I soldati, naturalmente, temevano il cane e il suo latrato copriva il pianto dei bambini.

Durante tutto questo tempo, è riuscita a salvare 2500 tra bambini e neonati.

Irena, il cui nome di battaglia era «Jolanta», forniva ai bambini falsi documenti con nomi cristiani disperdendoli nelle campagne, presso famiglie e conventi accondiscendenti. Annotava in un registro i nomi veri accanto a quelli falsi di tutti i ragazzi che clandestinamente aveva portato fuori dai confini e lo teneva in un barattolo di vetro, sepolto sotto un albero nel suo cortile, nella speranza di poter riunire i bambini, un giorno, ai genitori.

Nell’ottobre ‘43 «Jolanta» venne arrestata dalla Gestapo: anche sotto tortura (le vennero spezzate le gambe e le braccia) non rivelò il suo segreto. Condannata a morte, venne salvata dalla rete della resistenza polacca.

Dopo la guerra, cercò di rintracciare tutti i genitori dei bambini sopravvissuti per riunire le famiglie. Ma la maggior parte di loro erano stati gasati. Così Irena ha continuato a prendersi cura di questi ragazzi, mettendoli in case famiglia o trovando loro famiglie affidatarie o adottive.

Il Senato polacco qualche anno fa l’ha proclamata all’unanimità eroina nazionale, raccomandandola anche per il premio Nobel per la pace.

Irena Sendler riguardo al suo operato nella «Zegota» disse a Ma