Pinerolo Indialogo

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Pinerolo Indialogo

Dicembre 2011

Dialogo tra generazioni

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  Arte&Architettura


Il Centro storico di Pinerolo

Demolizioni tout-court? No, grazie

di Michele F. Barale

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.12 - Dicembre 2011

 Domenica 20 novembre La Stampa dedicava la pagina locale alla decisione dell’Amministrazione Comunale sugli interventi nel centro storico: "Più facile demolire, Pinerolo rifà il look al centro storico". L’Amministrazione, seppur permettendo di intervenire finalmente su edifici fatiscenti troppo degradati per poter sopportare un restauro, frena gli animi degli speculatori per impedire che si ripetano gli errori fatti in passato. Non soltanto sotto il profilo metodologico, ma soprattutto per evitare di cancellare ulteriori pagine della già poca storia superstite.

Nella memoria delle generazioni più adulte c’è ancora posto per il grande Hotel di Cavalleria, la caserma a pianta pentagonale progettata da Vauban e demolita dopo tre secoli di glorioso servizio. Da quelle stesse amministrazioni che avevano permesso, a breve distanza di tempo, la rimozione dei due isolati di spina all’imbocco di Via Principi d’Acaja, forse con l’intento di esaltare il Palazzo del Senato: intervento che provocò solo un clamoroso fraintendimento di scala dell’edificio rispetto al contesto che lo ospitava, come non tardò a far notare l’analisi condotta da Enrico Pellegrini pochi anni dopo. Auspicando una ricostruzione dei due isolati, nel rispetto delle volumetrie: negli ultimi decenni furono avanzate alcune proposte d’intervento, che tuttavia non trovarono mai un favore tale da portarle a realizzazione.

Il timore che possano ripetersi simili azioni, dopo decenni spesi a salvaguardare gli edifici storici (con esiti spesso eccessivamente dispendiosi per l’accademico zelo impiegato), è ciò che ha guidato l’amministrazione nel concedere questo permesso di grande portata: se adeguatamente sottoposti a controllo, i nuovi interventi potrebbero non solo concedere nuovi comfort ai residenti, ma anche permettere di realizzare architettura nuova di pregio all’interno della città storica.

Tra i più eminenti esponenti in questo settore, Roberto Pane aveva ben evidenziato come il restauro in chiave dichiaratamente contemporanea, purché compatibile, possa accrescere di molto il valore estetico e culturale di un centro storico. Si pensi ad esempio agli interventi realizzati nei centri storici tedeschi, come Norimberga, dove nel rispetto delle volumetrie, dei materiali, degli allineamenti dati dalle aperture gli interventi realizzati hanno consentito di evocare la memoria storica e, al contempo, di non impedire anche all’intoccabile centro storico la possibilità di continuare a partecipare del presente.