Pinerolo Indialogo

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Pinerolo Indialogo

Dicembre 2011

Dialogo tra generazioni

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 Arte&Spettacolo 

Sabina Guzzanti al Teatro Sociale di Pinerolo

Show sul ventennio populistico-mediatico

di Maurizio Allasia

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.12 - Dicembre 2011

 
 Ci sono serate che quasi per caso mettono in comunicazione luoghi apparentemente lontani: sabato 12 novembre 2011, mentre a Roma centinaia di persone si riunivano sotto il Palazzo del Quirinale, nella nostra Pinerolo altre centinaia di uomini e di donne riempivano il Teatro Sociale per ascoltare Sabina Guzzanti nel suo "SìSìSì…oh, Sì!", itinerante per l’Italia dallo scorso luglio.

L’anteprima dello show è affidata alla diretta web dalla capitale: la piazza romana attende nervosa che il Presidente esca di scena, mentre Pinerolo aspetta che Sabina ci entri. L’atmosfera è particolare, la Guzzanti si interromperà anche durante lo spettacolo, facendosi passare dalle quinte un tablet per poter urlare al pubblico: "Silvio Berlusconi si è dimesso!". E ora?

Lo spettacolo della regista di "Draquila", con la regia di Giorgio Gallione (una collaborazione presente anche in altri lavori dell’autrice romana) in realtà è quasi in anticipo sui tempi della politica: in sintonia con l’ampia vittoria civile dei referendum di giugno, che per l’opinione pubblica e per i molti movimenti in fermento nel Paese erano stati il sipario definitivo sulla stagione politica iniziata nel 1994, la Guzzanti guarda al passato del berlusconismo per sfidarne la deriva politica e lavorare su un futuro che parta dalla protesta e dall’indignazione positiva di questi anni.

Si rivedono in scena alcuni personaggi storici di Sabina (D’Alema, la Clarissa Burt "esperta da salotto" e invasata per la guerra in Iraq, Bruno Vespa, Valeria Marini, Lucia Annunziata, la Moana Pozzi degli esordi televisivi), ma i momenti più incisivi sono legati alla riflessione sul ventennio populistico-mediatico iniziato nel momento in cui le tv commerciali di Berlusconi riuscirono nell’impresa "di far parlare in tv quelli che fino ad allora non avevano mai osato parlare e zittire gli altri". La vittoria del qualunquismo catodico, della media mediocrità della base berlusconiana incarnata (in parte) dal personaggio-simbolo di Maria De Filippi, "nostra signora della tv": surreale e inquietante vederla intervistare "il signor Edipo" indagandone i pruriginosi traumi familiari, altissimo pezzo di satira su una televisione trash purtroppo sottovalutata nella sua reale portata socioculturale.

Toccante invece il racconto di Sabina sull’occupazione del cinema teatro San Lorenzo (in un quartiere popolare di Roma), che una società privata vuole trasformare in una sala casinò. Uno schiaffo alla legalità oltre che alla cultura, che ricorda il grande movimento del Teatro Valle: una concezione del bene comune che si diffonde, un’indignazione che non finisce nella protesta ma diventa azione, cambiamento.

La satira, quella vera, riesce a cogliere le implicazioni più profonde del mutamento, riesce a farsi scrittura densa di contenuti. Niente a che vedere, nonostante gli ingenui entusiasmi, con il varietà anacronistico e conservatore di Fiorello e nemmeno con gli innocui sfottò di Luciana Littizzetto. Altri obiettivi, altro pubblico, altra comicità, tutto vero: ma è chiaro chi in questi anni bui è andato davvero contro il sistema di potere, pagandone le conseguenze con l’oblio mediatico.

Risate, entusiasmo, partecipazione, indignazione e informazione che Sabina Guzzanti ha però portato nei teatri. E sugli applausi arriva l’ultima stoccata, leggera e rivoluzionaria: "Se chiudono questo teatro, occupatelo".