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 Giovani e Lavoro 

Storie di italiani trasferiti all'estero

Migranti per lavoro o per studiare

di Beatrice Gouthier

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.1 - Gennaio 2011

   Come consuetudine, all’inizio di ogni anno nuovo si fanno i bilanci su quello appena trascorso. Il 2010 ha visto l’Italia come un Paese di emigranti: 4030000 italiani risultano essere residenti all’estero, 113000 in più del 2009. Sono i dati del quinto rapporto elaborato e trasmesso da Migrantes.

Sarà colpa della crisi, della sfiducia generazionale o semplicemente della voglia e della curiosità di andare a cercare fortuna oltre confine, ma gli italiani si spostano sempre di più e lo fanno maggiormente verso l’estero e meno tra regione e regione. La meta preferita è l’Europa (55,3%), seguita dall’America (39,3%) e, molto più distanziate, Oceania (3,2%), Africa (1,3%) e Asia (0,9%).

I motivi che inducono la difficile scelta di lasciare il proprio Paese sono tanti e spesso diversi, ma ciò che spinge principalmente ad emigrare è la necessità di trovare un’occupazione e la volontà di proseguire o effettuare i propri studi in un Paese straniero. E’ una scelta che richiede coraggio e che dev’essere ponderata, perciò è importante osservare e ascoltare chi prima di noi l’ha fatta: i nostri nonni, chi studia o lavora all’estero, ma anche semplicemente gli immigrati che ogni giorno vivono accanto a noi e che attraverso il loro racconto possono darci un’idea di quello che significa vivere all’estero.

Nel 1968 una famiglia italiana, diciamo pure pinerolese, si è trasferita in Germania, nella città di Fulda, per cercare lavoro, senza sapere il tedesco e senza avere certezze. Entrambi i genitori sono riusciti a trovare lavoro, hanno imparato la lingua e hanno cresciuto i loro bambini. Nonostante i problemi con la lingua e la nostalgia di casa, si sono trovati bene e si sono integrati: non erano stranieri in terra straniera, ma erano veri e propri cittadini tedeschi, con gli stessi diritti e doveri. Questa famiglia ora vive di nuovo in Italia, ma ricorda con piacere quegli anni.

A distanza di 40 anni Valerio, 25 anni, si è trasferito in Lussemburgo, dove sta facendo un dottorato. Prima di accettare questa proposta però ci ha pensato a lungo, la conoscenza della lingua e del posto in cui si sarebbe dovuto trasferire hanno contato molto nella sua scelta.

Queste sono solo due delle numerose storie di italiani che si sono trasferiti all’estero per lavoro o per studiare.

Oggi rispetto a 40 anni fa ci sono molte più occasioni e possibilità di informarsi; attraverso le telecomunicazioni è più facile capire cosa capita anche negli altri Paesi e prima di partire ci si può organizzare tranquillamente da casa. Per questo motivo, accanto a coloro che emigrano forzatamente, troviamo anche quelli che lo fanno per interessi personali e per ampliare i propri studi.

A tutti quelli che stanno valutando di fare una scelta di questo genere, è importante ricordare di non affidarsi al caso e alla convinzione che all’estero sia tutto più facile e meglio dell’Italia; ogni realtà ha i suoi svantaggi e i vantaggi, bisogna conoscerli prima di decidere di abbandonare quella in cui si vive. Inoltre, come dice Valerio, «studiare all’estero è un’occasione unica per imparare meglio una lingua straniera. Sempre di più la conoscenza delle lingue fa la differenza in un curriculum, a volte persino più del voto di laurea».

Soprattutto i giovani è bene che tengano a mente questi consigli, anche perché ci sono i presupposti per ipotizzare che gli spostamenti per lavoro o per motivi di studio diventeranno sempre più consuetudine nel nostro futuro.