Pinerolo Indialogo

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Dialogo tra generazioni

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 Nuvole sopra i venti 

Consuntivi e propositi di capodanno

Che ciascun giorno 
ci si possa "rinnovare"

di Fiammetta Bertotto

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.1 - Gennaio 2011

 L’inizio di un nuovo anno è da sempre un momento di grandi pensieri, di ritorni al passato e di fantasie sul futuro. Nel crescere, queste riflessioni si fanno man mano più profonde e s’intrecciano a responsabilità e cambiamenti progressivamente maggiori: la differenza tra il giovane e il meno giovane, insomma, si assottiglia e diventa difficile trovare problemi ed interessi non ancora condivisi. Tant’è che, nelle tavolate dei diversi cenoni festivi invernali e nelle varie statistiche di fine anno, si discutono temi e sogni italiani tanto comuni quanto intergenerazionali, come il trovare un buon lavoro, il colpaccio di una grossa vincita alle numerose lotterie, la voglia di successo nel mondo dello spettacolo, del cinema, della politica… E improvvisamente ci si accorge che quell’intontimento che Marx una volta attribuiva alla religione, è oggi diffuso in dosi consistenti dal digitale terrestre, dalla televisione di Stato, da quella privata concorrente e dalle parabole satellitari. Tutti coinvolti entusiasticamente per raggiungere la pace dei sensi, il portafoglio gonfio e la devozione ai grandi comunicatori ed ai tempi moderni, in un tripudio scenografico in cui "apparire" ed "ottenere" sono le vie maestre da seguire.

Immancabilmente, quindi, ogni trentun dicembre e primo gennaio diventano l’oggetto di un ottimismo sfrenato ed i fautori di grandi speranze: in questa beata ricorrenza si fanno propositi, ci si pente degli spropositi passati, s’indossano facce nuove e vestiti con milioni di pailettes. Detto altrimenti, non si considera il capodanno come l’obbligata quanto semplice messa a punto di un numerino da apporre alle date (dopotutto, non dicono forse che la cronologia sia l’ossatura della storia?), ma piuttosto quello stesso numerino finisce per assumere su di sé l’importante ruolo di scadenza fissa per oscuri pessimismi e paure, nonché quello più lusinghiero d’inizio d’una novella storia da crearsi, possibilmente, spesso, un po’ o molto dissimile da quella appena vissuta. E così, trasformando la vita e lo spirito umano in un’azienda col suo giusto bilancio ed il preventivo per la nuova gestione, contemporaneamente la data diviene un ingombro che impedisce di vedere e considerare come la storia continui a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, da sempre.

L’augurio migliore che si possa fare è allora, fatta questa lunga premessa, scordarsi l’ansia da prestazione di questo sconosciuto gennaio e far sì invece che, durante tutto l’anno, ciascun mattino si facciano i conti con se stessi, che ciascun giorno ci si possa rinnovare; che ogni ora sia sorprendente, pur riallacciandosi a quelle trascorse da non dimenticare, e che buoni propositi ed esagerati spropositi siano realizzati in qualsiasi momento possibile, privati dall’affanno dei giorni di baldoria a rime obbligate collettive.

 

Passeggere. Credete che sarà felice quest’anno nuovo? 
Venditore. Oh illustrissimo sì, certo. 
Passeggere. Come quest’anno passato?
Venditore. Più più assai.
Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere,
                                        Giacomo Leopardi