Pinerolo Indialogo

MAGAZINE DI CULTURA E DI INFORMAZIONE LOCALE

 



Home page
Redazione
Contatti
Archivio
Album fotografico
Testate giornalistiche
Links utili
 
   

 


 




Dialogo tra generazioni

Home Page :: Indietro

 Personaggi 

Intervista a Mattia Puleo

Dal Porporato a CentoVetrine

di Michele Barbero

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.1 - Gennaio 2011

Mattia Puleo, 23 anni, ex-allievo del liceo Porporato che è riuscito ad inserirsi nel difficile mondo del cinema e della televisione.

Innanzitutto, di che cosa ti occupi?
Le mie attività sono, in questo periodo, essenzialmente due. Il mio lavoro principale è come aiuto-regista nella soap CentoVetrine. Mi occupo cioè di fare da collegamento tra la regia e la produzione, assicurandomi che quest’ultima non faccia mancare l’attrezzatura e gli oggetti di scena previsti. Quando giriamo in studio, e non in esterna, il mio lavoro prevede anche un contatto continuo con gli attori: il regista, che non si trova sul set, bensì in uno studio separato, attraverso un microfono dà a me tutte le sue indicazioni ed io le comunico a chi di dovere.
Nel tempo che mi rimane mi dedico alla regia e all’aiuto-regia in cortometraggi indipendenti e web-series.

Parlaci di questa tua attività come regista indipendente... come trovi i fondi necessari?
Quando si vuole girare un film, la ricerca dei fondi costituisce l’ostacolo maggiore, e richiede moltissimo tempo. Un modo per finanziarsi è il product placement: una sorta di pubblicità occulta, permessa nel cinema ma non nella tv, che consiste nel mostrare un marchio commerciale in una o più scene, ovviamente dietro compenso. Ci sono poi alcune fondazioni che finanziano questo tipo di attività culturale, ma i bandi sono spesso difficili da "scovare". Bisogna avere qualcuno che si occupi solo di quello, oltre che "conoscenze" e agganci... tutte cose di cui di solito non dispongo!
Il problema è che in Italia si investe pochissimo nel cinema. Vi sono poche grandi imprese di produzione, e soprattutto si crea una sorta di "tappo" a livello di distribuzione. L’unica grande casa distributiva, nell’ambito privato, è la Medusa (di Piersilvio Berlusconi), che monopolizza il mercato ed è spesso più interessata ad acquistare produzioni straniere che a incentivare le nostre.

In che modo sei arrivato a lavorare in questo campo? C’è un percorso di studi che consiglieresti?
Ciò che serve per entrare in questo ambiente è innanzitutto fare, nel senso più concreto del termine: cominciare a prendere confidenza con la macchina da presa, confrontandosi coi problemi reali della regia. Più in generale, il mio consiglio è quello di essere intraprendenti, buttarsi nella mischia, e prima o poi l’occasione si presenta. A me è capitato che il macchinista di un set in cui facevo da assistente, che lavorava anche a CentoVetrine, mi ha parlato di uno stage come aiuto-regista alla soap. L’ho fatto, ed ora eccomi qua.
Ciò non significa che le scuole di cinema siano inutili, anzi. Specialmente all’estero (per esempio a Berkeley, a Londra, anche a Praga) ci sono corsi molto seri e stimolanti. Tutto dipende però da come li si affronta. Non bisogna mai frequentare una scuola con l’idea che essa possa proiettarti direttamente nel mondo del lavoro. Spesso non è così, neanche negli USA.

Un aspetto positivo e uno negativo del tuo lavoro?
Quello positivo è la varietà di esperienze che esso permette di vivere, spesso incredibili e uniche: dal girare una scena su una diga al percorrere tutta Torino su un’auto d’epoca addobbata nella maniera più improbabile, per portarla sul set.
Il lato negativo è che si tratta di un ambiente in cui è difficile rimanere a galla: tocca guardarsi le spalle continuamente, perché c’è sempre qualcuno che cerca di scavalcarti. È un mestiere duro, specie nella congiuntura attuale.