Pinerolo Indialogo

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Dialogo tra generazioni

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 Arte&Spettacolo 

Al Sociale un teatro di qualità

I pinerolesi incantati da "Uomini e topi"

di Maurizio Allasia

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.1 - Gennaio 2011

   Buona la prima. Il Teatro Sociale di Pinerolo fa centro con la sua prima produzione in collaborazione con l’Accademia dei Folli e il Politecnico di Torino: "Uomini e topi" è riuscito a rievocare il romanzo di Steinbeck e ad incantare il pubblico pinerolese con un’architettura scenica geniale. La storia di George e Lennie, due spiantati alla ricerca di un lavoro e della terra promessa ai tempi della Grande Depressione, e del loro vagare triste per le campagne californiane risulta di una tragica attualità: "Un’occasione per affrontare temi e paure (il precariato, il disagio sociale, l’emigrazione, la mancanza di prospettive) che, a distanza di quasi cent’anni, si ripropongono alla società", dichiara la Compagnia. Emerge una malinconia che rende i due personaggi incapaci di trovare una dimensione, una coppia che contrappone le proprie infelicità a quelle della società in crisi: George, allo stesso tempo condottiero e protettore dell’amico minorato che non riesce a domare la propria forza fisica, si spinge a dire che "il pezzo di terra è nella nostra testa, Lennie", perché non ci sarà nessuna casetta con i conigli da allevare, nessuna felicità. Fino alla conclusione, l’omicidio di Lennie da parte dell’amico, la fine dell’illusione, il realismo tragico di un amore frustrato e impotente.

L’Accademia dei Folli nasce nel 1997, da un gruppo di giovani attori diplomati allo Stabile di Torino e alcuni musicisti provenienti dal Conservatorio e dal Centro Jazz di Torino: si forma così un teatro in cui la musica non è "un semplice supporto, ma un elemento complementare". In "Uomini e Topi" l’ottima regia di Roncaglia (anche voce del quartetto) si fonde con le suggestioni musicali di Dylan, Cohen, Springsteen, Waits, il meglio del folk-rock americano, creando una colonna sonora viva, interprete del testo e dell’atmosfera crepuscolare della messa in scena. Una "follia" pienamente riuscita, una produzione che arricchisce il Teatro Sociale e la Città e che mostra la strada per far partire da Pinerolo un teatro di qualità, sperimentale e letterario, nuovo ma soprattutto diverso dalle solite abitudini dei palcoscenici nostrani.

Pazzia, ma decisamente negativa, è invece quella di uno Stato che rende clandestino e fuorilegge il teatro libero, lo intimidisce e lo ostacola, fino ad imprigionarlo: stiamo parlando della Bielorussia, ultima dittatura d’Europa, e della storia del Belarus Free Theatre, compagnia teatrale ribelle nata nel 2005 dalla resistenza politica e culturale dei suoi fondatori, il drammaturgo Nikolai Khalezin e l’attivista Natalya Koliada, ora scomparsi nel nulla, non si sa se nuovamente incarcerati o costretti alla fuga. Al momento non ci sono più tracce nemmeno degli altri membri della Compagnia, che in passato ottenne l’appoggio di personalità come il Nobel Harold Pinter, Vaclav Havel e Mick Jagger. Racconta Michael Billigton, critico teatrale del Guardian, che nel corso di un festival europeo, uno spettatore chiese alla compagnia: "Perché i vostri attori recitano sempre come se fosse la loro ultima interpretazione?". La risposta fu: "Perché potrebbe essere così".

Non possiamo, in questo inizio di 2011, accettare che sia pericoloso mettere in scena uno spettacolo, che il teatro sia un reato contro lo Stato, che a un attore o a un regista sia impedito di fare cultura. Non esiste arte senza libertà: fino a quando questo non sarà possibile saremo tutti bielorussi, liberi e teatranti.