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Dialogo tra generazioni

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Intervista a Chiara Percivati

Una giovane pinerolese alla Scala

di Michele Barbero

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.2 - Febbraio 2011

Chiara Percivati, pinerolese, diplomata in clarinetto è allieva da un anno e mezzo all’Accademia della Scala.
Chiara, descrivici il corso che segui all’Accademia.
   Si tratta di un perfezionamento diviso in due ambiti, orchestra e musica da camera. Io sono iscritta al secondo, che prevede un repertorio incentrato principalmente sul XX secolo. Le lezioni sono tenute da membri dell’orchestra della Scala, e c’è la possibilità di tenere diversi concerti al Teatro. L’organizzazione è a volte un po’ lacunosa, ma a parte questo è un’esperienza bellissima e stimolante.
Più in generale, come è strutturata in Italia la formazione nel campo della musica classica?
   Innanzitutto bisogna conseguire il Diploma, per l’ottenimento del quale sono necessari dai sette ai dieci anni, a seconda dello strumento. La riforma approvata qualche anno fa ha però introdotto notevoli cambiamenti. Il Diploma è stato equiparato a una laurea di primo livello, cui seguono due diversi tipi di biennio: uno propedeutico all’insegnamento, un altro a indirizzo esecutivo (volto cioè più esplicitamente a quanti vogliono suonare in orchestra). Il problema però è che in Italia questo percorso tende ad essere un po’ fine a se stesso, poco orientato dal mondo lavorativo. Così, anche se sulla carta la riforma ha aumentato il valore dei titoli conseguiti, in realtà essi rischiano di essere ben poco spendibili. Per entrare in un’orchestra, infatti, ciò che conta è sì disporre di un Diploma (il voto è tutt’altro che fondamentale), ma soprattutto suonare bene al momento dell’audizione. Una volta usciti da un biennio, però, in genere si è ancora del tutto impreparati per affrontare con successo questo tipo di selezione.
All’estero le cose vanno in modo diverso?
   Direi di sì. Non a caso, purtroppo, molti scappano dall’Italia appena possono, diretti soprattutto nel Nord Europa. In Germania, ad esempio, le orchestre riservano alcuni posti per i tirocinanti delle Accademie, una pratica del tutto assente nel nostro Paese. Più in generale, direi che da noi è carente l’alta formazione: vi sono molte scuole, troppe, che forniscono titoli spesso inflazionati. In tutta la Francia, per rendere l’idea di quanto sia differente la situazione all’estero, le scuole di specializzazione post-conservatorio sono soltanto due. Questo non significa, beninteso, che in Italia vada tutto male: anche qui ci sono realtà qualificanti e di qualità, come le Accademie di Santa Cecilia e della Scala, o la Scuola di Fiesole.
Alla luce di quanto dici, sembrerebbe che anche nel tuo campo sia piuttosto difficile, almeno in Italia, l’inserimento nel mondo del lavoro...
   Di certo non è semplice, specialmente a seguito dei tagli che hanno colpito il settore con l’ultima finanziaria. I teatri, inclusa la Scala, sono costretti a ridurre le serate, e molte orchestre stanno chiudendo per mancanza di fondi. Tutto ciò in un contesto già di per sé meno fiorente che altrove: per ritornare alla Germania, lì la musica classica è molto più radicata e diffusa, ogni cittadina ha la sua orchestra professionista, la gente affolla i concerti. Qui le cose sono ben diverse. Tuttavia, bisogna cercare di non lasciarsi prendere dal pessimismo: altrimenti, tanto vale scegliersi un’altra vita!