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Dialogo tra generazioni

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 Arte&Spettacolo 

Sul palcoscenico Pinerolese

"La signorina Julie" e "Un finale per Sam"

di Maurizio Allasia

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.2 - Febbraio 2011

  Dopo la prima produzione Teatro Sociale di fine 2010, il 2011 del palcoscenico pinerolese è iniziato con l’anteprima nazionale de "La signorina Julie" di August Strindberg, nella versione di Valter Malosti e con l’acclamato ritorno al teatro della torinese Valeria Solarino.

Il testo del drammaturgo svedese, nella messa in scena del regista Premio Ubu, viaggia in una direzione torbida e tesa, in un conflitto di pulsioni etiche e sociali tra il servo Jean e la sua nobile padrona, entrambi contrastati dalla figura didascalica e inquietante della cuoca Kristin, la brava Viola Pornaro. Le scene di Margherita Palli, con la geniale intuizione di creare una parete frontale della casa interamente calpestabile dagli attori in scena e utilizzata come una sorta di sipario orizzontale, e la parte tecnica affidata al sempre ottimo G.U.P. Alcaro conducono lo spettacolo ad un finale crepuscolare, tragicamente classico nel sacrificio ultimo della sua protagonista. Se occorre dare atto che la forza scandalosa che Strindberg intendeva trasmettere con il suo testo si perde fisiologicamente nella realtà di oggi, è pur vero che un’eccessiva aderenza filologica ha penalizzato la regia di Malosti, in particolare nel suo personaggio, lontano dall’ispirazione linguistica ed elettrica dell’Arnolfo de "La scuola delle mogli", ma probabilmente affinato nelle repliche successive. Buona la prova di Valeria Solarino, sebbene a tratti troppo di maniera, in una Julie tremante e intensa nella sua lucida pazzia e volontà di sovversione culturale.

Una ribellione, costretta sulla sedia a rotelle, è quella di Roberto Herlitzka, signore solitario del teatro italiano e memorabile Aldo Moro di Bellocchio: "Elisabetta II", opera dell’austriaco Thomas Bernard inedita in Italia, è la fluviale confessione dell’anziano e incattivito industriale Herrenstein, annoiato dal (solito) salotto borghese tanto affollato quanto inutile, tra ripetizioni ossessive, ironie intellettuali e una caustica caduta finale. Una prova impressionante di Herlitzka, da manuale dell’attore alle voci "interpretazione del testo" e "uso della voce e del corpo", che sopperisce parzialmente alla regia decisamente convenzionale e statica di Teresa Pedroni, quasi più attenta alla forma che a scelte teatrali davvero innovative.

La vera novità teatrale del mese è andata in scena al Mulino di Piossasco, dove l’associazione culturale Crab convince pienamente con la sua seconda produzione, "Un finale per Sam", un aggiornamento postumo e futuro del "Finale di partita" di Beckett: Al e Clay, interpretati dagli autori e registi Pierpaolo Congiu e Antonio Villella, sono la trasposizione diretta di Hamm e Clov del testo originale e il riferimento indiretto e clownesco a Vladimiro ed Estragone di "Aspettando Godot". Una scrittura perfetta, equilibrata, comica e annichilente, un tentativo continuo e fallimentare di suicidio reciproco in uno scenario post-televisivo e mediaticamente ingordo. Uno schermo alle spalle dei due attori trasmette sul video le figure reali dei due teatranti, creando una prospettiva metateatrale mai banale, dove il "fare teatro" emerge e trascina, tra l’ottimismo della creatività e il pessimismo della crisi culturale.

Un finale, non per Sam ma per il pubblico, che non si può dimenticare, dove la rappresentazione vive e riceve gli applausi, mentre gli attori giacciono cadaveri sul grigio suolo di un palcoscenico, trascinati fuori scena come pezzi di scenografia, ennesimi, insensati protagonisti alla ricerca del Teatro.