Pinerolo Indialogo

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  Arte&Architettura



Le rievocazioni risorgimentali non arrivano fino a Caprilli

Destino ancora incerto per la Cavallerizza

di Michele F. Barale

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.3 - Marzo 2011

Giugno 1981: nel cuore della notte il primo ministro Giovanni Spadolini telefona al giornalista Lucio Lami per avere informazioni su un certo Caprilli e sulla Scuola di Cavalleria di Pinerolo, di cui il presidente degli USA Ronald Reagan gli ha più volte domandato senza ottenere risposte. Celebre fuori dall’Italia, per il suo metodo adottato dalle più importanti cavallerie del mondo, ai nostri occhi Caprilli appare quasi uno sconosciuto, e poco nota è l’importanza della Scuola di Cavalleria a Pinerolo. A tal punto da far sfuggire che, per insegnare il nuovo metodo agli ufficiali di 35 diverse Nazioni qui riuniti, Pinerolo fu dotata del più grande galoppatoio coperto d’Italia e tra i primi in Europa: la Cavallerizza Caprilli. Progettata dal Genio Militare nel 1909, alla sua costruzione concorsero le Officine Ferroviarie di Savigliano, le stesse che realizzarono le coperture delle Stazioni a Milano e a Torino: nove travi reticolari curve in metallo a coprire una luce di 35 metri, per un’estensione di quasi 80, sorreggono l’orditura secondaria a travi su cui appoggiano l’impalcato ligneo e quindi la copertura metallica. Pochi gli interventi subiti: l’aspetto esterno le è stato restituito dal recente restauro, di cui necessiterebbe anche la parte interna. Ma finché non sarà chiaro il suo destino, difficili saranno gli interventi. Troppo poco, infatti, lo spazio all’esterno per le operazioni legate ai Concorsi Ippici, troppo abitato il tessuto urbano circostante per bloccarlo anche solo per alcuni giorni.

Toglierle i cavalli? «Mai», replica ancora una volta il generale Distaso, come aveva già fermamente dichiarato nel 1982, in occasione della mostra su Francesco Baracca da lui allestita nel galoppatoio: «Togliere l’equitazione dalla Cavallerizza equivale a privarla della sua essenza, della sua dignità». Non hanno infatti avuto successo l’ipotesi comunale negli Anni 70 di farne un mercato ortofrutticolo, né la possibilità di farne una patinoire durante le Olimpiadi, e neanche la proposta del docente Grado Merlo di trasformarla in Biblioteca. E quando, legati allo sviluppo dei concorsi ippici, furono presentati due diversi progetti per realizzare palchi dove alloggiare il pubblico, mancarono i fondi necessari per dare il via ai lavori.

In attesa di sapere la risposta, la Cavallerizza continua ad ospitare concorsi ippici minori e si prepara al grande evento, quando il 20 luglio diverrà la base operativa di tutti i giornalisti al seguito del Tour de France. E poi?