Pinerolo Indialogo

MAGAZINE DI CULTURA E DI INFORMAZIONE LOCALE

 



Home page
Redazione
Contatti
Archivio
Album fotografico
Testate giornalistiche
Links utili
 
   

 


 




Dialogo tra generazioni

Home Page :: Indietro

 Nuvole sopra i venti 

Le eroine invisibili dell'unità d'Italia

Il coraggio al femminile

di Fiammetta Bertotto

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.3 - Marzo 2011

 Mi chiedo cosa significhi essere donna oggi, qui, nel nostro Paese; ma anche altrove.

Mi chiedo quale sia la direzione presa, quali siano le scelte che bisogna affrontare, cosa ci sia da cambiare, perché e come.

Poi mi chiedo anche cosa significasse essere donna ieri, qui, nel nostro Paese; ma anche altrove. Quali battaglie, quali sacrifici, quali interessi sono venuti meno e quali, invece, sono immutati.

Sono due le cose che mi sono venute in mente, in questo marzo da centocinquantenario nazionale: la prima, è la grande manifestazione a tinte rosa del 13 febbraio scorso; la seconda, l’adesione fattiva che molte donne hanno offerto a quegli anni risorgimentali che ci ritroviamo ora a festeggiare, anni densi di speranze nuove e, sotto molti aspetti, innovatrici.

Non è sicuramente originale – e, purtroppo, non lo è mai stato – parlare di conflitti tra i sessi, di ruolo della donna subordinato a quello dell’uomo, e così via. Eppure, alla luce degli ultimi, come chiamarli, "sconvolgimenti social-culturali" che molto hanno avuto a che fare con il clima politico in cui ci troviamo a vivere, forse non è del tutto inopportuno tentare di riproporre alle nuove generazioni femminili il ricordo di quelle loro antenate che hanno lottato per dei valori ben precisi e che non si sono arrese né ai pregiudizi né allo stato di cose a loro contemporaneo.

Queste donne, che Bruna Bertolo definisce nel suo libro da poco uscito "le eroine invisibili dell’unità d’Italia" (ed. Ananke), non solo ebbero un ruolo rilevante in tale processo, ma furono numerose e di diverse estrazioni sociali: poetesse e contadine si trovarono insieme, dimostrandosi determinate ad ottimizzare il loro quotidiano in una lotta condivisa, per un futuro di cui ben poco potevano immaginare, impegnandosi attivamente nelle cospirazioni, ma anche negli scontri veri e propri (per lo più nelle vesti d’infermiere e/o organizzatrici).

Inoltre, dettaglio fondamentale, il loro impegno non si fermò con l’Unificazione (1861), ma anzi si fece da quel momento in poi sempre più partecipe, attraverso ruoli che guardavano ora al riscatto sociale delle classi disagiate, ora alla promozione e sistemazione dell’educazione, fino ad arrivare, solo nel 1946, alla conquista del voto politico.

Ecco, in un certo senso, la manifestazione del 13 febbraio mi ha ricordato questo tipo di volitività positiva, forte, coraggiosa. Mi sono anche sentita meno sola, osservando donne più anziane e donne più giovani di me a fianco una dell’altra, accomunate dalla mia stessa ansia di rigenerazione.

Se non ora, quando?

Già; e chissà che questo grido di ribellione pacifica, eppure così decisa, non sia lo stesso che anche quelle donne vestite di merletti e gonne lunghe hanno urlato con fiducia e sorrisi nei loro giorni migliori.



Maturande 2007 del Liceo Porporato

"Vogliano le donne felici ed onorate dei tempi avvenire rivolgere tratto tratto il pensiero ai dolori ed alle umiliazioni delle donne che le precedettero nella vita, e ricordare con qualche gratitudine i nomi di quelle che loro apersero e prepararono la via alla non mai prima goduta, forse appena sognata, felicità!" Cristina Trivulzio di Belgiojoso, 1866