Pinerolo Indialogo

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Dialogo tra generazioni

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 Politica in Pinerolo

Elezioni Comunali 2011

Dibattito

Pinerolo come la vorrei/4

di Marco Milone, Presidente CNA Pinerolo
Tra gli artigiani ancora pessimismo

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.3 - Marzo 2011

Nella prospettiva delle elezioni comunali del 2011 abbiamo messo in campo questa rubrica per riportare le aspettative dei cittadini dai futuri amministratori della nostra città.
Questa volta interviene il Presidente degli Artigiani di Pinerolo

   Il quadro economico generale appare ancora critico per tutti i comparti e in modo particolare per l’artigianato, come testimoniato dall’ultima "Indagine congiunturale sull’artigianato, il commercio e la piccola industria" realizzata dall’Ufficio Studi della CNA Torino che denuncia che ben 18 aziende sulle 350 che hanno costituito il campione di indagine nel corso del 2010 hanno cessato l’attività a fine anno. Nessuna per fortuna nella zona del pinerolese, dove il campione è diviso equamente tra aziende che aumentano il proprio fatturato e aziende che registrano ulteriori cali, ma è ormai evidente che i livelli della produzione si stanno assestando stabilmente a una quota inferiore al 30% rispetto alla situazione ante crisi del 2008. La ripresa è ancora lontana. Su di essa pesano come un macigno, la questione dei termini di pagamento, sia nei rapporti tra privati che in quelli con le pubbliche amministrazioni, con un aggravarsi del rapporto di sudditanza delle piccole imprese nei confronti delle grandi. Tutto ciò incide sulla liquidità delle aziende, ne complica la gestione finanziaria e le espone al rischio concreto di fallimento. 

L’Italia è, tra i paesi dell’Unione europea, quello più colpito dai ritardi di pagamento e naturalmente l’attuale crisi non ha fatto che peggiorare questa tendenza. La provincia di Torino, poi, per la presenza delle grandi imprese, da sempre riscontra ritardi superiori ai 90 giorni, cioè alla media nazionale nei pagamenti dei fornitori e dei subfornitori. Per risolvere tale problema la CNA ha avanzato alcuni ipotesi, chiedendo ai parlamentari torinesi di farsene portavoce in Parlamento: l’Iva per Cassa nelle prestazioni di servizio e la revisione del sistema di pagamento tra aziende private. Al fine di evitare di anticipare allo Stato le somme delle imposte derivanti da fatture non incassate, chiediamo di rendere obbligatoria, e non facoltativa, l’applicazione dell’Iva per cassa per le prestazioni di servizio, nel cui ambito rientrano tutte le attività di subfornitura. Per quanto riguarda i pagamenti tra aziende private, la legge sui termini di pagamento italiana dovrebbe prevedere, sulla falsariga della legge francese, un termine massimo di 60 giorni, con accordi in deroga, prima dell’entrata a regime, per un periodo non superiore a due anni. Le Pmi da sole non possono farcela e mancano al momento azioni governative studiate "su misura" per loro. La prossima agenda del Governo ma anche di tutti gli enti di territorio ad iniziare dai comuni deve porre al centro il tema dello sviluppo. Sino ad oggi le risorse straordinarie per affrontare la crisi hanno coperto l’emergenza primaria dell’occupazione, sostenendo i redditi dei lavoratori e delle famiglie, ciò non deve escludere che i prossimi interventi devono essere orientati a sostenere la piccola impresa che produce, esporta e crea occupazione. Solamente la miriade di piccoli imprenditori fortemente legati al proprio territorio può determinare la crescita del Prodotto interno lordo e quindi il riassorbimento di cassaintegrati e disoccupati. Non possiamo dimenticare che dal 2008 ad oggi sono uscite dal mercato per cessazione o fallimento ben 55 mila unità produttive nel solo settore manifatturiero. Altre aziende sono contemporaneamente nate, ma il saldo del manifatturiero resta negativo. Bisogna fermare questa emorragia, accompagnando le aziende rimaste e quelle neonate verso nuovi sentieri di sviluppo. Le Istituzioni del territorio devono intraprendere tutte le iniziative utili a rilanciare l’economia spendendo bene e subito quanto già programmato e stanziato nei bilanci, avviando le opere pubbliche immediatamente cantierabili, le manutenzioni e riparazioni, abbandonando la dannosa logica degli appalti al massimo ribasso, evadendo con sollecitudine i pagamenti inevasi e rimuovendo ritardi inammissibili nelle concessioni di licenze edilizie, commerciali e realizzazioni di piani particolareggiati. L’attuale momento economico è già molto difficile: i cittadini e le imprese non possono pagare anche le conseguenze derivanti da tensioni amministrative, dall’inefficienza della gestione pubblica e da una burocrazia esasperata. Di fronte alla crisi attuale gli artigiani hanno investito e continuano ad investire anche il patrimonio famigliare svolgendo, con grandi sacrifici, la loro parte, ma questa sfida deve essere colta da tutti gli attori economici del territorio.