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Dialogo tra generazioni

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 Arte&Spettacolo 

La lotta contro i tagli va in scena

18mila giorni o il pitone

di Maurizio Allasia

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.3 - Marzo 2011

  La lotta trasversale contro i tagli (di un posto di lavoro, di un finanziamento, di un’opportunità di vita) prende la scena anche a teatro. A settembre scrivemmo della chiusura dell’Ente Teatrale Italiano e formulammo l’ovvia previsione che per il mondo teatrale non sarebbe stata una stagione facile. Il grido e le proteste del mondo della cultura sono andate avanti e non si fermano, per resistere all’impoverimento e non rimanere in un silenzio accondiscendente. È notizia di questi giorni che l’Agis (Associazione Generale Italiana Spettacolo) ha deciso di cancellare la neonata (per l’Italia) Giornata Mondiale del Teatro: con il Fus, il Fondo unico per lo spettacolo ridotto a 268 milioni di euro, non c’è niente da festeggiare, il Teatro non ci sta.

"La decisione di non celebrare quest’anno la Giornata Mondiale del Teatro è la più recente e più evidente ammissione della disastrosa condizione in cui il governo ha abbandonato l’intero settore della cultura ed in particolare quello dello spettacolo a cui ha riservato un taglio dei contributi pubblici che non ha precedenti nella storia repubblicana e che sarà foriero di danni enormi e irrecuperabili" - ha scritto Paolo Protti, presidente dell’Agis, nel comunicato letto alla stampa - "gli uomini che fanno, producono, promuovono il Teatro, e tutti con grande passione, si sentono mortificati e assistono increduli a quanto avviene".

Un segnale forte, che ci mostra sofferenti agli occhi del mondo anche nella gestione del nostro patrimonio culturale. Un gesto che però verrà probabilmente ignorato e che avrebbe più rilevanza se si facesse davvero capire alla gente perché è necessario festeggiare il Teatro, dimostrare perché con la cultura non solo si mangia ma soprattutto si vive meglio, perché il Teatro (non solo quello professionista) riguarda e coinvolge più persone di quanto si pensi. E perché ci siamo stufati di ripetere che la cultura non si taglia per fare cassa ma si sostiene per migliorare la Nazione, per continuare a farla crescere anche nei prossimi 150 anni.

Chi meglio di un attore solitario può rendere meglio l’idea della precarietà? Giuseppe Battiston è il protagonista di "18mila giorni o Il pitone", monologo scritto da Andrea Bajani e sostenuto e arricchito dalla musica "parlante" e profonda di Gianmaria Testa, realizzato con il patrocinio delle sigle sindacali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Battiston (che finalmente non è più solo un bravo caratterista ma un attore straordinariamente eclettico) dà il volto e il corpo alla rapida discesa nella disperazione di chi a 50 anni (18000 giorni, appunto) perde in un pomeriggio lavoro, moglie e figlio e soprattutto l’identità all’interno della società che lo conteneva e lo rassicurava. La disgrazia muta in farsa, tra mucchi di vestiti e lampade sulla scena, dove la morte (civile, sociale, fisica) è una presenza inquietante e silenziosa, strisciante, come quel pitone che pensavi si coricasse accanto a te per affetto e stava invece prendendo le misure per divorarti. E per rubarti il posto.