Pinerolo Indialogo

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Dialogo tra generazioni

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 Lettere al giornale 

La tragedia dello tsunami in Giappone

Il male e le energie dell'uomo 

di Elvio Fassone

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.4 - Aprile 2011

   D.- Ieri Haiti, ieri l’altro le Maldive, oggi il Giappone. Di fronte a tragedie di queste dimensioni che cosa ci possono dire la fede, la ragione e la politica?

  Quando il male proviene dall’uomo, come ad Auschwitz, si è sgomenti, ma è ancora possibile ricondurre le stragi e le sofferenze all’uso perverso di una libertà che è indispensabile alla moralità.
  Non saremmo chiamati all’avventura della scelta morale, se non avessimo nelle mani anche l’opzione della crudeltà.
  Ma quando il male scaturisce dalla natura è diverso: non solo il maremoto, ma la nascita del bimbo deforme, la malattia che offende la dignità, le sofferenze atroci che precedono certe morti, tutto questo richiama le domande di sempre sulla teodicea: Dio vuole queste sventure? o le permette? o semplicemente le subisce? Questi interrogativi, di riflesso, generano il noto triangolo dell’impossibilità: se Dio le vuole, non è buono; se è buono e le permette, non è comprensibile; se è buono e le subisce, non è onnipotente. Dei tre predicati, solo due stanno insieme: la teologia, la filosofia e la moralità, alle quali va ceduta la parola, su questo si arrovellano da sempre.
  La ragione, ammesso che possa pronunciarsi in materia, arrischia spiegazioni solo volando su un campo allargato. Dio non è artefice dei singoli eventi, ma dello spazio-tempo informatizzato nel quale gli eventi si producono. Non è dentro la storia, ma accanto, o addirittura dentro l’uomo che la subisce.
  I terremoti ed i maremoti non sono che uno degli effetti dell’incrocio caso-necessità, secondo il quale si muove la macchina messa in moto. Il ribollire delle viscere della terra, eredità della remota esplosione originaria, provoca lo spostamento delle masse tettoniche. Questo ha frantumato la "pangea", il blocco delle terre emerse, diversificando i rami dell’evoluzione ed impedendo per milioni di anni le successive ibridazioni. Questa pluralità di specie e di razze ha permesso un aumento delle occasioni di crescita e di miglioramento, e ci accingiamo a vederne qualche effetto oggi che la globalizzazione sta mescolando le carte ed offrendo linfa a civiltà declinanti.
  E’ provvidenza, allora, anche lo tsunami? Certamente no, per chi lo patisce. Ma l’angolo visuale cambia per chi lo legge sullo sfondo dei tempi dell’evoluzione.
  E la politica? Ben poco essa può di fronte a queste catastrofi. Ma può canalizzare la solidarietà dopo che esse si sono prodotte, e può allearsi con la scienza e la responsabilità prima che avvengano. Gli edifici rigorosamente antisismici (e non costruiti con la corruttela, come in Abruzzo); la disciplina (e non l’avventurismo anarchico); le scorte prudenti, l’allenamento all’emergenza, il senso di responsabilità e di civismo, tutto questo non è casuale, non nasce senza una lunga educazione civile: non evita il danno, ma lo riduce.
  Sull’educazione civile siamo poco oltre la barbarie: se pensiamo che anche noi siamo terra ad elevato rischio sismico, l’impegnare le energie della politica nel discutere di leggi ad personam ci mortifica profondamente.