Pinerolo Indialogo

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Dialogo tra generazioni

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 Nuvole sopra i venti 

La crisi nucleare in Giappone

Nucleare: sì, no, forse...?

di Fiammetta Bertotto

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.4 - Aprile 2011

 La crisi nucleare accaduta in Giappone nel marzo scorso a causa del terremoto e dello tsunami, ha fatalmente portato a riconsiderare i rischi legati all’energia atomica anche in Europa dove, per ora, i reattori in funzione sono 143. Tant’è che l’UE ha deciso di svolgere una serie di stress test per controllare il livello di sicurezza delle centrali europee; scelta prudente che segue a ruota l’iniziativa statunitense e russa. Intanto, l’Italia attende il referendum (12 giugno prossimo), per conoscere le future politiche e scelte in materia.

Personalmente, non posso certo definirmi un’esperta e, di certo, questo è un argomento che esula dai confini locali per andare a toccare spazi e temi molto più ampi. Tuttavia, una volta ammessa la mia ignoranza a riguardo, devo anche dire di aver avuto la sensazione che la questione continui ad essere generalmente posta in termini soprattutto teorici e con interventi connotati da una disinformazione poco giustificata. Basti pensare al famoso spot sul nucleare mandato in onda poco tempo fa: esso ha non a caso ricevuto numerose critiche proprio per il carattere concretamente ambiguo con cui presentava l’argomento.

Così, mi sono venute in mente le analoghe polemiche di, ormai, qualche anno fa a proposito del TAV: polemiche che, queste sì, nelle valli intorno a Pinerolo hanno sempre avuto una certa risonanza.

Non che le due cose siano collegate, ma mi sono parse simili nel modo in cui sono state poste: da una parte una strenua lotta ideologica in difesa dell’ambiente e delle future generazioni; dall’altra, un altrettanto tenace appoggio dato alla tecnologia ed alla voglia di progresso. Insomma, si tratta ancora di quella seria diatriba che, particolarmente negli ultimi decenni, conquista giorno dopo giorno maggior peso.

Ho letto da qualche parte che se tutto il mondo decidesse di ricorrere al nucleare, la durata delle riserve d’uranio estraibile a costi assennati si prolungherebbe approssimativamente tanto quanto quella del petrolio (quindi, all’incirca, un secolo); ho letto anche che, per quanto riguarda gli impatti sanitari ed ambientali dell’uso dell’energia atomica, il problema fondamentale continua ad essere quello delle scorie: essendo esse ineliminabili e radioattive, resterebbero infatti pericolose per decine di migliaia d’anni. E questi sarebbero, alla buona, i contro.

Ho letto anche dei pro: sostanzialmente, se le centrali nucleari non esistessero più non si tornerebbe in ogni caso ad usare le fonti energetiche sospirate dagli ambientalisti (legna, acqua, vento, sole), ma i combustibili fossili; e, da tutti i punti di vista, il carbone sarebbe molto più dannoso dell’energia atomica. Del resto, non esistono soluzioni ideali: tutte le tecnologie energetiche hanno per conseguenza un costo, come ovviamente la loro assenza. L’impatto della spaventosa crisi giapponese sarebbe stato, nonostante tutto e secondo questa ottimistica versione dei fatti, irrisorio se posto su larga scala e sul lungo periodo.

Dall’alto dell’"asineria" sopra confessata, non mi permetto di prendere qui una posizione definita; tuttavia, è sicuro che il tema meriti indagini meno superficiali, più accessibili a tutti e, in particolare, lontane da posizioni aprioristicamente estremiste.