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Dialogo tra generazioni

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 Personaggi 

Intervista ad Anna Baral

L'antropologa 
nel regno del Buganda

di Michele Barbero

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.4 - Aprile 2011

Anna Baral, originaria di S. Pietro Val Lemina, durante il suo percorso di studi in Antropologia ha compiuto numerosi viaggi di ricerca in Uganda, e attualmente si trova a Londra per un dottorato alla prestigiosa SOAS (School of Oriental and African Studies).

Anna, parlaci delle tue "spedizioni" in Uganda.
Ne ho compiute diverse. Uno degli oggetti delle mie ricerche è stata la musica tradizionale di corte nel Regno del Buganda, entità politico-culturale che a lungo ha giocato un ruolo chiave nella regione. I colonizzatori inglesi l’hanno infatti utilizzata per controllare il territorio, causando il risentimento degli altri gruppi etnici. Negli anni ‘60 il Regno è stato non a caso abolito dal primo dittatore dell’Uganda indipendente, Milton Obote, per essere poi restaurato negli anni ‘90 come istituzione culturale (che tende però ad assumere una marcata connotazione politica di opposizione all’attuale presidente, Museveni). Non stupisce quindi che negli ultimi due decenni la musica tradizionale del Regno abbia avuto un grandissimo revival.

Un altro progetto mi ha portato a seguire le elezioni politiche che si sono svolte nel febbraio di quest’anno. Nel periodo pre-elettorale il paese è stato scosso da duri scontri, in particolare tra governo e sostenitori del Regno cui accennavo. Io stessa mi sono trovata in situazioni molto spiacevoli: in un caso la polizia ha sparato in aria per disperdere un corteo, e io sono stata letteralmente travolta e calpestata dalla gente in fuga; un’altra volta sono stata pedinata e poi interrogata piuttosto duramente dagli agenti di sicurezza di Museveni, solo perché stavo prendendo appunti durante un suo comizio. È stato uno dei momenti in cui ho avuto più paura di tutta la mia vita. Senza contare che è finito nei guai anche il mio assistente di ricerca ugandese, che in quel momento si trovava con me: un esempio di come per l’antropologo si ponga continuamente il problema dei danni che egli può causare per effetto della sua ricerca.

Le elezioni come sono andate a finire?
Com’era prevedibile, grazie a brogli di vastissime proporzioni il presidente Museveni è stato riconfermato per l’ennesima volta. Egli ha però avuto l’astuzia di mascherare la spudoratezza delle irregolarità, "concedendo" circa il 20% dei voti al suo principale oppositore e salvando così le apparenze agli occhi degli osservatori internazionali.

Cambiando argomento, come va il tuo dottorato londinese?
È un’esperienza molto emozionante, anche se faticosissima e piuttosto stressante. Ogni settimana bisogna aggiornare il proprio progetto di ricerca e sottoporlo alle valutazioni di docenti e compagni, per non parlare poi della mole di libri e articoli da analizzare di volta in volta. Il sistema anglosassone è diversissimo dal nostro: ciascuno studente sottopone le proprie idee agli altri, e continuamente emergono pareri anche duramente sfavorevoli. Ma tutto ciò avviene senza cattiveria, come sarebbe portato a immaginare un italiano: il fine ultimo del percorso di studi è infatti proprio quello di far sviluppare il senso critico.