Pinerolo Indialogo

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Dialogo tra generazioni

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 Politica in Pinerolo

"Cronache" giovanili di politica in città

La caserma dei carabinieri e la società

di Emanuele Sacchetto

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.4 - Aprile 2011

   Forse non tutti sanno dell’ultimo progetto di Pinerolo, che dovrebbe dare un nuovo tetto ai garanti della giustizia, i nostri Carabinieri. A richiederlo non è, come ben si potrebbe pensare così vicini alle urne, una promessa elettorale di una qualsiasi parte politica, bensì una imposizione dall’alto. Roma dice che quella attuale non è a norma.

Un bello smacco insomma per i carabinieri. Loro che la giustizia la sentono nel cuore, "fregati" proprio dalle leggi! Eppure la caserma ci vuole. Noi tutti ne abbiamo bisogno e crediamo che sia ora che venga fatta. Negarla loro sarebbe come mandare un chirurgo a operare in una piazza, sfrattato!

Ci chiediamo allora, perché Pinerolo, città della cavalleria, non si è mossa prima per dare un nuovo alloggio ai CC, come appunto chiede la legge?

Mah... in tutto questo Lei, la Legge, tralascia un piccolo problemino: i fondi! Il progetto c’è, piace e procede. Ma il Comune non ha i soldi!

Non si dica quindi che l’Amministrazione non abbia voluto o non sia riuscita a farla. Quale sindaco sarebbe così stupido da non volere un’opera pubblica così imponente da sventolare anche in campagna elettorale?

Escluso allora ogni possibile conflitto d’interessi, rimane il dubbio. Come hanno speso i soldi che sarebbero in parte potuti servire a coprire tale spesa? Cosa si è "coperto" anziché i Carabinieri?

Ecco... forse, il miglior tetto, invisibile ai più, non è fatto di cemento. Non è rivestito di tegole e pietre. Non è un tetto carico dei voti dell’evidenza... E’ invece un "tetto sociale". Un tetto che copre molte più persone e famiglie di una qualunque caserma.

Già, perché a rimanere senza casa in questi mesi non ci sono stati solo i Carabinieri. Moltissime famiglie, spesso cassaintegrate, hanno subito sfratti. La società nel suo insieme è stata sfrattata. Dunque c’è bisogno di un sostegno.

Abbandonata la balzana idea di una tendopoli in Piazza Vittorio Veneto, via alle politiche sociali.

La società e il tessuto che la compone nasce proprio qua, nella coesione per un problema comune crescente. Perché l’Italia Unita lo è (con qualche piccolo intoppo di percorso) da 150 anni solo per questo: il sentimento di unità che anima le persone nella collaborazione e compassione. La solidarietà è la miglior difesa per una popolazione. Se questa si fa trama stretta e forte, anche le pistole dei carabinieri non servono.

150 anni fa si è lottato per l’unione e la solidarietà di uno Stato unico. 60 anni fa si è resistito per questo Stato. E’ forse giunto il tempo di mollare? Una caserma dei carabinieri aiuta certo. Ma la difesa deve partire da tutti e per tutti. Dunque si tratta di scegliere. Una difesa nuova, alloggiata in un palazzo d’oro o una resistenza senza tempo e senza dimora…?