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Dialogo tra generazioni

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 Arte&Spettacolo 

A teatro nel Pinerolese

A teatro la Tv non sempre funziona

di Maurizio Allasia

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.4 - Aprile 2011

  A teatro, le idee giocano spesso un ruolo più importante del cartellone. In particolare bisogna sempre diffidare quando personaggi delle fortune televisive si ributtano sulla scena teatrale: non è una regola fissa, naturalmente, ma spesso si cercano di sfruttare strascichi di pubblico e personaggi collaudati sul piccolo schermo.

Un pessimo esempio del genere lo si è avuto al Teatro Sociale di Pinerolo in "Un delitto senza importanza: chi ha ucciso Oscar Wilde?", di Alessandro Fullin (provenienza Zelig), con la regia di Roberto Piana. La commedia si regge interamente sul trio Alessandro Fullin, Anna Meacci e Filippo Pagotto, i quali forse vorrebbero rifarsi al ben più celebre Trio di Lopez, Solenghi e Marchesini, ma senza averne né la comicità né, almeno in questo caso, i testi di alto livello. Il soggetto di partenza promette molto bene: Oscar Wilde non morì tristemente di malattia ma assassinato durante un party dove gli invitati erano i più famosi personaggi delle sue commedie.

Tuttavia l’"ipotesi pirandelliana" (ma perché scomodare sempre i grandi a sproposito?) prende forma tra personaggi macchiettistici, stucchevoli ironie gay-friendly (capisco che possa essere una cifra stilistica di Fullin, ma può reggere un impianto teatrale così monocorde?), e musiche ammiccanti al pubblico ma di fatto banalmente prevedibili. Se ci aggiungiamo l’attrice del trio non proprio in serata di grazia, frequentissimi i suoi inciampi, emerge ancora di più una comicità stanca e con un occhio di troppo al peggior varietà.

Verso la fine, quando ci si aspettava la svolta nel testo, una forte scelta drammaturgica, un qualcosa che rendesse onore al "giallo" iniziale, l’unica cosa imprevedibile si è rivelata, sugli applausi, la marchetta di Fullin per vendere il suo ultimo libro. Uno squallore più che televisivo, da televendita Mediaset.

I palcoscenici positivi di marzo li abbiamo invece trovati entrambi in Val Pellice, entrambi prodotti della cultura valdese. Il primo nasce da un autore inedito per il teatro: "Risorgimento a Peyrèt, in alta val Luserna", regia e testi del pastore Giorgio Tourn, è un ensemble di recitazione, rappresentazione popolare, letture di documenti (frutto di una ricerca storica notevole), di canti (a cura della corale), e di immagini proiettate. La storia della borgata più estrema di Rorà, di contadini che poco e nulla avevano a che fare con il Regno e si trovarono a dover morire in suo nome, si fonde con la storia del nostro Paese e con i suoi personaggi e vicende più famosi, nei trent’anni (1845-1875) che fecero l’Italia e cominciarono a fare gli Italiani. Una divulgazione che si fa teatro e che meriterebbe di uscire dalle Valli, come il tricolore con cui Tourn e i bambini rorenghi sfilano tra il pubblico chiudendo lo spettacolo.

Sempre in tema 150 anni, molto interessante il musical "150…l’Italia canta", che ha unito le forze del coretto di Torre Pellice e del gruppo teatrale giovanile I Melodrammatici. Una rappresentazione, fatta di ottime scelte musicali e di intermezzi teatrali efficaci, il cui pregio maggiore è il coinvolgimento che riesce a trasmettere al pubblico, un reale sentimento unificante che descrive un popolo sempre in cammino, sofferente e spensierato, festoso e tragico, ma soprattutto consapevole della propria Storia.