Pinerolo Indialogo

MAGAZINE DI CULTURA E DI INFORMAZIONE LOCALE

 



Home page
Redazione
Contatti
Archivio
Album fotografico
Testate giornalistiche
Links utili
 
   

 


 




Dialogo tra generazioni

Home Page :: Indietro

 Lettere al giornale 

Per Pinerolo vorrei...

Una città con lo
 spirito della polis

di Elvio Fassone

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.5 - Maggio 2011

  D.- … abbiamo ospitato diversi interventi sulle attese dei cittadini dai loro amministratori… puoi dirci anche tu che cosa vorresti ...

I desideri sono cento, si sa, ma le risorse scarse e i litigi della politica faranno sì che se ne realizzino forse due o tre. Per questo vorrei che il periodo che precede le elezioni segnasse non tanto l’obbligo per i candidati di presentare dei libri dei sogni zeppi di dubbie promesse, quanto l’occasione per i cittadini di vivere una propria rinnovazione pensosa, un tempo in cui trovare per noi stessi la cifra che ci lega a una città, la nostra.

Mi piace pensare alle elezioni come ad una pagina bianca, sulla quale fermarsi un attimo, e poi disegnare non solo le giuste esigenze della quotidianità (i parcheggi, l’accoglienza degli anziani, il lavoro che non c’è e la povertà che c’è, il piano regolatore e il verde), ma lo spirito della polis, il verzicare delle energie addormentate, il sapore del progettare senza secondi fini, la vitalità degli entusiasmi che alla fine contagiano gli amministratori e li rendono animosi e inventivi per virtù di immersione in un flusso di volontà.

Vorrei che, per virtù di questa sorta di pasqua politica, un alto numero di persone rinascesse alla necessità di affrontare di petto alcuni stili di vita, e di cambiarli: dicesse che è bella una città nella quale si va più in bici o a piedi che in macchina; è bella una città nella quale si producono meno rifiuti; nella quale si smette di imbrattare i muri; nella quale anche gli immigrati si sentono a casa loro, pur nella nostalgia di quella lasciata; nella quale possiamo essere sicuri che non ci sono favoritismi o incarichi ammiccanti o scelte compiacenti, perché ci piace respirare aria pulita anche moralmente; nella quale non ci sono anziani costretti a scegliere tra il giornale e il latte, né giovani costretti ad andare via con tristezza; nella quale bisogna aiutare il sindaco a non vendere la collina, e se lui ha bisogno di risorse, come in effetti ha bisogno, gliele diamo noi con un supplemento di generosità, perché il bello non ha prezzo ed è la bellezza che può salvare il mondo.

Se noi viviamo l’attesa elettorale con questa tensione, sono persuaso che la trasmettiamo a quelli che saranno i nostri rappresentanti: ed essi premieranno gli esercizi commerciali che ridurranno gli involucri, stanzieranno il necessario per le rette dei non autosufficienti, avranno disagio ad assecondare il partito degli affari, metteranno qualche tassa di scopo e parleranno col cuore ai cittadini per farla accettare, promuoveranno luoghi di incontro permanente con gli immigrati, difenderanno l’ambiente dalle speculazioni, perché sanno, e ancor più sapranno che un Comune ha due sole ricchezze, il territorio ed i cittadini, ed ogni danno arrecato all’uno o agli altri è un danno irrecuperabile.

Poi può darsi che sarà tutta una lunga baruffa e una sequenza stonata di manifesti dalle parole roboanti. Ma per intanto proviamoci.