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  Arte&Architettura



Anche i comuni hanno imparato a trarne vantaggio

I graffiti, più arte che vandalismo

di Francesca Noardo

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.5 - Maggio 2011

Realtà dibattuta, spesso al confine tra arte e vandalismo, tra chi sostiene, come Dacia Maraini: "I graffiti urbani? Molto meglio i lavavetri che, salvo qualche maleducato, chiedono il permesso prima di pulirti il parabrezza e fanno spesso un buon lavoro" e chi li sdogana e ne conferma la dignità di Arte, come Sgarbi e Veltroni.

Non si confondano i graffiti d’Arte con i vandalismi di stupide, scialbe ed inutili scritte (come gli abusati non molto tempo fa "tre metri sopra il cielo") e con le vernici su edifici pubblici, o di alto valore storico o architettonico. Duplice condanna a chi continua ad imbrattare i muri esterni del Porporato [N.d.a.].

I graffiti come arte nascono negli USA negli anni ’70, per arrivare nelle grandi città, in Italia, solo alla fine degli ’80. Gli obiettivi dei writers originari consistevano prima di tutto nella fama legata al loro nome, oggetto primario delle loro opere, a cui man mano si aggiungono simboli, grafismi e loghi, per perfezionare l’espressione personale che cercavano. Non raramente si includono messaggi di contestazione.

Oggi quest’arte si è evoluta: da una parte invade design e grafica; dall’altra resta sulla strada, diventa "Street Art", arricchendosi di tecniche (stencil, stickers, poster, etc.), col fine di produrre un’opera d’arte contestualizzata, a disposizione di un pubblico che non sceglie di visitarla.

I comuni hanno imparato a trarre vantaggio da queste espressioni artistiche spontanee, che ridanno colore agli angoli grigi delle nostre città di cemento. Per questo mettono sempre più spesso a disposizione dei writers pareti e spazi in cui sfogarsi e creare.

A Torino nasce nel ’99 il progetto "Murarte", per dare opportunità d’espressione ai graffitisti. Si assegna loro uno spazio in cui operare liberamente, sottostando ad un semplice regolamento. E il Comune risolve "la necessità di attivare nuove iniziative a basso costo per combattere il degrado fisico di alcune parti della nostra città, migliorandone la percezione".

Più recente, del 2010, è il Pic-Turin Festival, mirante alla riqualificazione di alcune aree di Torino. Da questo nascono i graffiti – murales sui lati di Palazzo Nuovo, così come tanti altri.

A Pinerolo non mancano esempi in cui i graffiti vanno a rendere meno tristi alcuni angoli di città. Primo fra tutti il sottopassaggio della stazione Olimpica, in cui sono stati realizzati murales (anche se non perfettamente rientranti nella definizione di "Graffiti") che ravvivano il grigiore della ferrovia. Lo stesso vale per i graffiti più spontanei che compaiono per lo più sui muri di stazioni, passaggi o muri di cemento di vario genere.

"Visto che i muri parlano e raccontano le storie di chi abita la città, che non si rassegna al binomio di colori grigio/giallo Piemonte, è giusto dargli lo spazio che merita".