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Dialogo tra generazioni

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 Lettere al giornale 

A proposito del referendum del 12 giugno

Ci voleva del coraggio...

di Elvio Fassone

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.6 - Giugno 2011

   Ci voleva del coraggio per disegnare un istituto come il referendum in una Costituzione che pone il Parlamento al vertice delle istituzioni. Bisognava avere una fede davvero profonda nel popolo, per permettergli di abrogare una legge approvata dai suoi rappresentanti, che, in teoria, dovrebbero "saperne di più" del popolo medesimo. Eppure i Costituenti ebbero questa fiducia, e il referendum, di fronte all’arroganza che talvolta accieca la maggioranza parlamentare, rimane una risorsa ed una speranza, spesso efficace.

   Ci voleva del coraggio per "scippare" il referendum sul nucleare ai cittadini, come ha cercato di fare il governo con il decreto "omnibus" dell’aprile scorso: un colpo di penna sulle norme oggetto del quesito, et voilà, come si fa a votare per abrogare una norma che io stesso ho già abrogato? Ci voleva del coraggio per compiere questo furto di democrazia, così smaccato che accanto all’abrogazione (fasulla) delle norme oggetto del quesito, si accompagnava la strizzata d’occhi del "poi ne riparliamo", l’importante è che per adesso non si voti, tra un anno si riparte, voglio vedere se si metteranno di nuovo a raccogliere le firme e percorrere tutta la via crucis della procedura. Eppure questo coraggio l’ha avuto proprio colui che da anni si atteggia a sacerdote della sovranità del popolo, a custode della sua volontà, a demiurgo sciolto da ogni vincolo in nome di questa investitura.

    

   Ci voleva del coraggio a contrastare legalmente questo furto, come ha fatto la Corte di Cassazione il primo di giugno. Eppure ha potuto farlo, perché un altro organismo previsto dalla saggezza dei Costituenti (la Corte costituzionale) aveva già in passato detto chiaramente che certe furberie non erano ammesse dalla nostra Carta fondamentale. Anche allora (si era nel 1978, e si trattava di un referendum inteso a colpire la legge Reale sull’ordine pubblico) il governo aveva sostituito una norma oggetto del referendum con una ancora più pesante, e la Corte aveva scritto che soltanto se la nuova disposizione andava nella direzione voluta dai promotori del referendum, questo non si doveva più tenere; in caso contrario il quesito si spostava sulla nuova normativa. Era stata tassativa, la Corte: "la consultazione deve svolgersi pur sempre, a pena di violare la Costituzione": e questo è stato il punto d’appoggio sul quale ha fatto leva la Corte di cassazione nel restituire la parola ai cittadini.

  Ci vuole del coraggio, ora, per non andare a votare. In passato i referendum a grappoli hanno infastidito e allontanato i cittadini, spesso erano astrusi o banali, comunque troppi. Ma ora non è così, sono in causa princìpi fondamentali: la salute nostra e dei nostri successori (il nucleare), la sottrazione di un bene comune preziosissimo alle mire speculative (l’acqua); l’eguale soggezione di tutti alla legge (il legittimo impedimento).

   Ci vorrebbe un bel coraggio ad andare al mare. Spero che non l’avremo.