Pinerolo Indialogo

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  Arte&Architettura



Mostra personale di Luca Storero a Palazzo Vittone

Podopedy, Feetosophy e altro...

di Michele F. Barale

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.6 - Giugno 2011

   Palazzo Vittone a Pinerolo ha da poco ospitato un artista locale, Luca Storero, con la sua prima personale dopo molti anni di assenza dalle mostre.

Il titolo, "Podopedy, Feetosophy e altro..." rimanda il visitatore al periodo più rappresentativo di questo particolare designer, ma non a tutta la sua produzione. La mostra infatti raccoglie una fornita dimostrazione del suo percorso artistico, a cominciare dai primi disegni, a mano direttamente su supporto cartaceo, frutto delle sperimentazioni adolescenziali e giovanili. Il tratto è già deciso, non ancora l’ambito e la tecnica prevalente.

Agli anni universitari risalgono invece la maggior parte delle sue opere, realizzate unendo il lavoro con l’arte: tavoletta grafica per poter riportare direttamente sul computer ogni tratto, ogni colore, ogni tecnica di disegno senza utilizzare ogni volta colori, matite, fogli di carta. La novità data dalla frequentazione dell’Istituto di Arti Applicate e Design porta infatti l’informatizzazione sia del supporto sia del prodotto artistico, con la creazione di tavole stampate su tela o su altri supporti (come la carta fotografica) scelti in funzione della resa cromatica che si vuole ottenere.   

 

La "podopedia" nasce da una forma leggera di feticismo con cui l’artista ha voluto e provato a reinterpretare la natura e quanto circonda l’essere umano. Il prodotto è una commistione di significato e colore, come nel quadro intitolato "Peduse in branco", dove leggerissime meduse a forma di piede veleggiano felpate negli abissi del mare, provocando un piacevole senso di rilassamento non solo psicologico, ma anche fisico.

Il periodo dedicato al piede si conclude con quello che Storero ha intitolato "Il volo del pedogrifo", metafora di un periodo che forse si è chiuso per sempre ma non senza lasciare tracce (anche nella produzione successiva, il piede mantiene comunque una posizione di riguardo).

L’interesse si sposta verso il ritratto animale, gli sguardi ripresi nel momento in cui si può riassumere al meglio il carattere (o l’iconologia?) di ogni razza. Interessante notare come, dopo anni di tavoletta grafica, ci sia stato un ritorno alla carta e ai pastelli, che scoprono il soggetto ricavandone le sfumature direttamente dal supporto di colore scuro.

A fianco di questa attività, Storero si occupa anche di disegnare video, dei quali è produttore (scrivendo anche le musiche), alcuni dei quali vengono poi proiettati durante esibizioni di danze o di musica, quasi a voler materializzare le note intrise di arte.