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Dialogo tra generazioni

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 Personaggi 

Intervista a Davide Bocca

Tra animazione e rianimazione

di Michele Barbero

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.6 - Giugno 2011

   Davide Bocca, torinese, è un giovane medico un po’ particolare. Lavora all’ospedale Koelliker del capoluogo, ma è anche un attore teatrale e prestigiatore, nome d’arte "Dadò", con un amore viscerale per l’Africa.

Dev’essere un bell’impegno riuscire a dedicarsi sia alla medicina che al teatro.
Sì. Tanto più che, tutt’ora, non saprei dire quale delle due passioni prevalga sull’altra. Certo, ultimamente sto dedicando sempre più energie al mio lavoro di anestesista. Al tempo stesso, però, lavorare in un ospedale privato come il Koelliker mi permette di avere un po’ più di tempo libero da dedicare ad altre attività, in particolare quella teatrale.

Quali sono, di preciso, i generi teatrali a cui si dedica?
Faccio il prestigiatore, inserendo però questo ruolo in ambiti diversi: tanto nel cabaret, rivolto soprattutto agli adulti, quanto in spettacoli per ragazzi con una più solida struttura narrativa. In entrambi i casi, comunque, cerco di intrecciare la magia con la comicità.

Come si è sviluppata questa sua passione?
Ho cominciato intorno ai sedici anni, facendo l’animatore nelle scuole estive e lavorando in seguito alle feste di compleanno. Durante l’università, poi, mi sono iscritto all’Atelier di Teatro Fisico, una scuola torinese di teatro incentrata sull’espressività corporea e sull’improvvisazione. Parallelamente, ho iniziato a esibirmi in tutto il Nord Italia, cercando di fare esperienze sempre nuove. Attualmente sto portando avanti tre spettacoli miei, uno per ragazzi e due per adulti.

So che periodicamente fa anche il volontario in Africa. In che veste? Come medico o come prestigiatore?
Ormai da tre anni passo alcune settimane, come volontario della onlus Anemon, in un centro preventorio per bambini in Madagascar. Lì faccio l’anestesista, ma in realtà si tratta di un modo per coniugare le mie due passioni. La prima volta che sono stato mandato nella struttura, infatti, senza dire niente a nessuno ho portato alcuni giochini di scena, che si sono rivelati molto utili per far divertire un po’ i ragazzini ricoverati nel centro. Essi in molti casi vivono lì, perché le famiglie non possono permettersi di tenerli in casa e mantenerli: così, gli anni successivi li ho reincontrati, e si ricordavano bene di me. Hanno cominciato a chiamarmi "il medico mago"! L’esperienza in Africa mi arricchisce enormemente, e spero che la mia attività professionale evolverà sempre più in tale direzione. Sento che è in questo modo che voglio dare il mio contributo alla medicina.

Insomma, teatro e medicina nel suo caso si arricchiscono a vicenda.
A me piace dire che faccio sia animazione che rianimazione..! Scherzi a parte, sì, credo che l’attività teatrale possa diventare anche una risorsa da impiegare in sala operatoria. Mi è molto utile per stabilire un contatto con il paziente, per sciogliere la tensione. Certo, va detto che il mio aspetto appare a volte poco "consono" ad un ambiente ospedaliero: ho un codino che, specie nelle situazioni di emergenza, esce puntualmente dalla cuffia! Ma in fondo è un tratto distintivo che rimane positivamente impresso nei pazienti. È già capitato che persone ricoverate una seconda volta al Koelliker abbiano chiesto dov’era "il medico con il codino"!

Sito internet: www.dadoanimation.com